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Verifica che esiste

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da 1Q84 di Murakami Haruki, Einaudi 2011, trad. Giorgio Amitrano Fukaeri ci pensò su per un po’. – Perché scrive romanzi, – chiese, senza nessun accento nella voce. Tengo tradusse la frase in una domanda più lunga.

da 1Q84 di Murakami Haruki, Einaudi 2011, trad. Giorgio Amitrano

Fukaeri ci pensò su per un po’.

– Perché scrive romanzi, – chiese, senza nessun accento nella voce.

Tengo tradusse la frase in una domanda più lunga.

– Visto che la matematica per me è così piacevole, perché dovrei sforzarmi di scrivere romanzi? Non farei meglio a occuparmi solo di matematica? E’ questo che vorresti sapere?

Fukaeri annuì.

– Vediamo… La vita vera è diversa dalla matematica. Nella vita le cose non scorrono scegliendo il percorso più breve. La matematica per me è, come dire, troppo naturale. Assomiglia a un bellissimo paesaggio. Qualcosa che semplicemente sta lì. Non c’è bisogno di sostituire nulla. Nel mondo della matematica, ogni tanto ho la sensazione di stare a poco a poco diventando trasparente. E a volte mi fa paura.

Fukaeri continuava a guardare in faccia Tengo, senza mai distogliere lo sguardo. Come se spiasse in un appartamento vuoto con il viso incollato al vetro della finestra.

Tengo disse:

– Quando scrivo, usando le parole sostituisco il paesaggio che mi circonda con qualcosa che per me è molto più naturale. Cioè lo ricompongo. Solo così riesco ad accertare che questa persona chiamata “io” esiste davvero nel mondo. E’ un lavoro molto diverso da quello che faccio quando sono nel mondo della matematica.

– Verifica che esiste, – disse Fukaeri.

– Anche se non posso dire di riuscirci ancora bene, – disse Tengo.

Fukaeri non sembrava persuasa da quella spiegazione, ma non disse altro. Si limitò a portare il bicchiere di vino alle labbra. Quindi ne bevve un piccolo sorso senza rumore, come se succhiasse da una cannuccia.

– Se posso dirlo, anche tu, almeno a giudicare dai risultati, fai la stessa cosa. Traduci in parole i paesaggi che hai visto e li ricomponi. E così accerti la tua esistenza e il tuo posto nel mondo – disse Tengo.

Fukaeri fermò la mano che teneva il bicchiere, e rifletté qualche istante. Ma come era prevedibile non espresse la sua opinione.

– E di questo processo hai lasciato traccia in forma compiuta: la forma di un romanzo, – disse Tengo. – E se quel romanzo susciterà l’approvazione e l’empatia di molte persone, diventerà un’opera letteraria dotata di un valore oggettivo.

Fukaeri scosse la testa con decisione.

– La forma non mi interessa.

– La forma non ti interessa, – ripeté Tengo.

– La forma non ha significato.

– Se è così, perché hai scritto quella storia e l’hai inviata al premio per nuovi scrittori?

Fukaeri posò il calice di vino sul tavolo.

– Non l’ho inviata.

Tengo, per calmarsi, prese il bicchiere e bevve un sorso d’acqua.

– Cioè, vuoi dire che non hai presentato il tuo libro al premio?

Fukaeri annuì.

– Io non l’ho inviato.

– Allora, chi è stato a inviare un testo scritto da te alla casa editrice per candidarlo al premio?

Fukaeri si strinse leggermente nelle spalle. Poi rimase in silenzio per una quindicina di secondi. Quindi disse:

– Nessuno.

– Nessuno, – ripetè Tengo. Poi espirò lentamente l’aria attraverso le labbra socchiuse. “Accidenti, le cose non andranno per niente lisce. Proprio come pensavo”.

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