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Murakami, Piselli Verdi e la fine della Letteratura

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l titolo è 1Q84 dove la Q sta al posto del 9 perché in giapponese Q e 9 hanno lo stesso suono, un po’ come PER e X in italiano. Ma la Q sta anche per Question mark, in inglese punto interrogativo, e quindi si potrebbe scrivere anche 1?84.

l titolo è 1Q84 dove la Q sta al posto del 9 perché in giapponese Q e 9 hanno lo stesso suono, un po’ come PER e X in italiano. Ma la Q sta anche per Question mark, in inglese punto interrogativo, e quindi si potrebbe scrivere anche 1?84. Poi c’è il personaggio di una ragazza che uccide uomini violenti ma di cognome fa Aomame cioè Piselli Verdi; nel testo la cosa si spiega all’inizio poi il cognome resta scritto Aomame nella chiara e bella traduzione di Giorgio Amitrano ed è giusto così. Però è diverso per un lettore leggere che Aomame uccide qualcuno oppure che Piselli Verdi uccide qualcuno, no? È difficile tradurre un autore complesso e ironico quanto serio, che riesce a essere fantastico e realistico nello stesso tempo.

1Q84 è l’ultimo romanzo di Haruki Murakami, che è arrivato in libreria da pochi giorni in Italia, pubblicato da Einaudi. È un romanzo molto lungo diviso in tre parti e anche l’uscita sarà laboriosa: adesso è stato distribuito un volume che contiene le prime due parti, la terza arriverà nel 2012. In Giappone il romanzo è uscito tra il 2009 e il 2010. Tra gli effetti che ha prodotto c’è stato quello di far balzare ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti il romanzo 1984 di George Orwell. Nelle classifiche dei dischi è entrata pure la Sinfonietta di Leóš Janacek che viene ascoltata dai protagonisti della storia. Del resto 1Q84 ha venduto più di due milioni di copie in Giappone e si è fatto spesso il nome di Murakami per il nobel.

Mentre da noi si parla ancora di fine della narrativa. Sintomo anche questo di una società inaridita e incapace di raccontarsi. In grado di riempire libri solo con la cronaca nera dove guardie, ladri, avvocati e giudici diventano eroi da romanzo; oppure con le storie passate di quando povero nonno da fascista si fece comunista e poi scelse una via di mezzo ben retribuita. Tutta roba che in fondo tranquillizza. Tanto poi qualche grande scrittore ci assicura che la letteratura non è più un’arte. E che importa se una società decade quando non sa più narrare, come ci ricorda Robert McKee.

1Q84 mette insieme tra le altre cose Orwell, uccisioni e letteratura. Anzi, alcune pagine sono quasi un trattato di scrittura creativa visto che si parla di un romanzo da riscrivere e appaiono personaggi come l’aspirante scrittore Tengo e l’editor Komatsu, che gestisce una casa editrice con lo snobismo cinico di chi ne ha viste tante e vuole fare una sorta di scherzo al mondo della cultura. Tipi così ne abbiamo conosciuti molti pure noi. Ma nel romanzo Murakami ha la creatività e il coraggio di trasfigurare la realtà in una dimensione fantastica che invece di allontanarsi dalla verità ce la fa percepire a un livello più profondo. Come nella sorprendente immagine dei Little people. L’espressione è lasciata in inglese nel libro, anche nell’originale giapponese, e si potrebbe tradurre come Gente Piccola, Piccolini, Personcine… I little people sono la massa dei Piccolini che ha preso il posto del Big Brother, il Grande Fratello. Oggi tutti riconoscerebbero nel personaggio ideato da Orwell un dittatore e non cadrebbero facilmente nella sua trappola. Quindi la sopraffazione dell’uomo sull’uomo ha preso la forma quasi rassicurante di queste Personcine.

Anche a causa della sua mole, 1Q84 non sarà probabilmente un libro perfetto, ma stando a quanto abbiamo letto finora è divertente e surreale, con molti momenti di lettura felice per gli appassionati di Murakami. Inoltre, insieme a Kafka sulla spiaggia uscito qualche anno fa, è un raro esempio di un romanzo di quel genere che noi di Omero chiamiamo Fantareale.

E in fondo è molto bello che nel libro Come si scrive un romanzo (Omero Editore 2011, a cura di Daniel Alarcón) un autore così profondo come Murakami, a una domanda sulla lettura, abbia risposto semplicemente: “Leggo libri per divertirmi”.

Anche noi, Haruki.

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