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Cari amici vi scrivo… da Bangkok

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Da: Laura Orsolini Data: 14 novembre 2011 14.33.03 GMT+01.00 A: Rivista "O" Oggetto: Cari amici vi scrivo… da Bangkok

Da: Laura Orsolini <laura.orsolini@gmail.com>

Data: 14 novembre 2011 14.33.03 GMT+01.00

A: Rivista “O”

Oggetto: Cari amici vi scrivo… da Bangkok

 

 

Cara redazione omerica,

vi scrivo di nuovo da Bangkok, dove il rischio inondazione è sempre alto.

La nostra casa si trova in quel “business and commercial district” che le autorità tailandesi stanno cercando di proteggere a oltranza; siamo infatti rimasti finora all’asciutto anche a spese dei quartieri piu’ periferici.

Nella ultime settimane, fra la chiusura dell’asilo di mio figlio e i preparativi per fronteggiare un eventuale arrivo dell’acqua (un po’ di provviste di cibo secco e in scatola, scorte d’acqua, una bombola di gas che sostituisca la cucina elettrica), l’inondazione reale è rimasta paradossalmente una specie di fantasma, mediato da televisioni e notiziari.

Gli unici segni concreti della sua presenza con cui siamo entrati in contatto, erano indiretti: assottigliamento delle scorte nei supermercati, sacchetti di sabbia davanti a tutte le entrate, parziale svuotamento della città.

Ieri mattina, ci siamo finalmente decisi; sia le linee dello Skytrain sopraelevato sia la metropolitana sono rimaste in funzione anche nelle zone allagate, così siamo saliti su un treno e abbiamo raggiunto la stazione di Mo Chit, dove si trova l’immenso Chatuchak, il più grande mercato della città, adesso chiuso.

E il fantasma ha preso corpo.

Qui l’acqua non supera i 30 cm di livello, ma gia’ i suoni e gli odori sono cambiati: sparito il rombo assordante del traffico; i pochi mezzi di trasporto, autobus di linea e camion privati, raccolgono le persone ammucchiate su una banchina di sacchi sabbia improvvisata all’uscita della stazione. Procedono lenti, con uno sciabordio da canale.

Assicurano alle persone residenti nelle aree allagate di mandare avanti la vita il più normalmente possibile. I mototaxi si azzardano a trasportare clienti fin dove riescono a guadare la strada, camminando con l’acqua fino a meta’ ruota.

È sparito anche l’odore spesso dello smog misto a frittura delle bancarelle di cibo, sostituito da quello umido dell’acqua stagnante.

Continua il rumore dei treni sopra di noi:  le autorità hanno dichiarato che manterranno lo Skytrain operativo fin quando l’acqua lungo la linea non superera’ il metro e cinquanta di altezza.

Raggiungiamo, con una passerella fatta di sacchi di sabbia, l’entrata della metropolitana e arriviamo fino alla fermata di Lad Phrao; qui l’acqua è ancora più alta e il silenzio più forte.

Ad un incrocio l’inondazione ha raggiunto quello che, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe il massimo livello previsto per il distretto dove abitiamo: 50/60 cm.

Gli spartitraffico di cemento sono diventati banchine improvvisate da cui saltare nei pochi SUV e camion circolanti.

L’acqua è torbida, ne bastano pochi centimetri per nascondere completamente i piedi di chi la attraversa, ma quasi nessuno sembra esitare o ritrarsi al suo contatto.

Le donne con le buste della spesa scendono dagli scalini all’asciutto senza rallentare il ritmo, per immergersi fino al polpaccio.

Molti siedono con le gambe penzoloni, dondolando i piedi in acqua.

I piu’ la guadano con sicurezza, anche se un piccolo avvallamento nell’asfalto basta a farti immergere fino all’inguine invece che fino al ginocchio.

L’acqua è ovunque e la vita le si è riorganizzata attorno. Un uomo in polo bianca e bermuda blu gestisce un servizio di trasporto trascinando a braccia una piccola barca dal fondo piatto. Aspetta i clienti in fondo alle scale di un soprapassaggio e, dopo averli caricati, li traghetta fino alle piccole traverse che tagliano la via principale. È immerso fino al ginocchio.

Tutti i negozi sono chiusi, un sottile dito d’acqua ricopre il pavimento di molti. Dentro le vetrine la merce è stata sollevata su tavoli e sgabelli. Le persone passano veloci sfruttando ogni rialzo del terreno per fare piccoli pezzi all’asciutto. Ognuno ha scelto il suo stile di convivenza con l’inondazione: c’è chi sguazza in bermuda e piedi nudi o infradito in plastica; molte ragazze indossano completini eleganti con shorts e stivaloni da pescatore fino a meta’ coscia. Moltissimi fotografano e si fotografano con i cellulari.

 

Al tramonto un gruppo di ragazze tailandesi guada la strada in fila tenendosi per mano come a farsi coraggio. Arrivate al centro si fermano e si fotografano a coppie salutando, ridendo, ripetendo lo scatto più volte in diverse posizioni.

 

Siamo tornati a casa e, almeno per ora, all’asciutto e ricominciamo ad aspettare.

Le notizie che ricaviamo dai media e dal servizio di sicurezza delle Nazioni Unite non ci permettono di prevedere lo sviluppo dell’inondazione.

 

Un caro saluto

 

Laura

 

PS. Queste sono alcune delle nostre foto:

http://www.flickr.com/photos/pietromotta/sets/72157627991893241/with/6339523789/

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