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Sorrentino senza paura

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Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, This must be the place, c’è una battuta pronunciata dal protagonista Cheyenne, interpretato da Sean Penn, che dice più o meno così...

Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, This must be the place, c’è una battuta pronunciata dal protagonista Cheyenne, interpretato da Sean Penn, che dice più o meno così: “La paura ci salva quasi sempre. Ma prima o poi nella vita devi scegliere un momento in cui non avere più paura”. È una frase che mi ha fatto sussultare. Non si tratta di uno dei momenti più belli (come per esempio quello davvero emozionante in cui un bambino grassoccio canta la canzone che dà il titolo al film), ma quest’idea che bisogna smettere di avere paura mi è rimasta in mente.

Siamo immersi nella paura. La crisi economica, il taglio del potere d’acquisto, la sparizione del sistema pensionistico, le guerre dove i soldati, anche italiani, bombardano, uccidono e muoiono. La fine del welfare, gli attentati, gli sbarchi dei clandestini, allagamenti e frane. Mi chiedo: è possibile smettere di avere paura? Non per diventare incoscienti ma per non essere così timorosi da non sapere più come vivere.

Mi guardo intorno. E vedo gente spaventata. C’è l’amico giornalista che ha paura di perdere il suo trattamento pensionistico speciale. C’è l’amica che lavora al ministero e ha la sensazione che le facciano un favore, a darle lo stipendio. L’imprenditore piccolo piccolo che si chiede se mai qualcuno comprerà la sua merce. Vedo le facce degli operatori di Borsa che assistono spaventati alle contrattazioni dei potentati economici della terra, come se fossero di fronte a uno tsunami.

Pesco da internet una citazione di Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Ecco, ci vorrebbero parole così per scacciare la paura che ci circonda.

Il film di Sorrentino (bello e sottovalutato dalla critica, ma certe volte ti chiedi: che cosa hanno visto i critici che noi umani non capiamo?)  mostra un cinquantenne infantile e pauroso. Uno intrappolato in un costume da rockstar triste. Uno di quelli che spingono i ragazzi al suicidio con le loro canzoni depressive. Uno che ormai non suona più, uno che non vuole sapere niente del nazismo e dei nazisti che hanno internato suo padre, uno che ha paura dell’aereo, uno che scopa mettendo la testa sotto le coperte tra le cosce della moglie. Uno così. Più o meno uno di noi. Ma anche uno che accetta di smettere di avere paura e affrontare un percorso di formazione dove i cattivi possono perdere la divisa e ritrovarsi nudi in mezzo alla neve. Per una delle vendette più giuste che ci possano essere.

Forse è un percorso che dovremmo fare tutti quanti in questo momento. Ribellarsi alle spire del terrore che ci prende pensando al futuro. Riuscire a fare un percorso di formazione che ci riguarda tutti. Qualche anno fa Michael Moore nel suo Bowling a Colombine ha raccontato una storia dell’America vista attraverso le sue paure (e le sue armi).

Qualche anno dopo, Moore ha spiegato l’aumento della repressione incontrollata dopo l’11 settembre del 2001 con l’idea della paura. L’amministrazione Usa ha utilizzato la paura per ridurre i diritti delle persone. Una parte di noi sa bene che I potenti riescono a fare i loro giochi perversi sopra le nostre teste finché riescono a imprigionarci nelle nostre paure. Una parte di noi ormai lo sa per istinto, senza nemmeno bisogno di scomodare filosofi e antropologi che l’hanno scritto tante volte. In fondo il successo che ebbe qualche anno fa un titolo come Io non ho paura di Niccolò Ammaniti dovrebbe farci riflettere. Esiste una parte di noi che vuole smettere di avere paura, cavolo.

Come si dice in Guerre Stellari: “La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza”. Non c’è bisogno di essere un cavaliere Jedi per smettere di avere paura.

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