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Profumo di casa

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Clara era finalmente riuscita ad allontanarsi dal sole e dal basilico. Un ripudio in piena regola di una Sicilia pesante di abitudini e tradizioni, di pomeriggi nel salotto buono e di soffocanti convenzioni sociali, di cassatine e pasta con le sarde.

Clara era finalmente riuscita ad allontanarsi dal sole e dal basilico. Un ripudio in piena regola di una Sicilia pesante di abitudini e tradizioni, di pomeriggi nel salotto buono e di soffocanti convenzioni sociali, di cassatine e pasta con le sarde. Quella mattina però c’era qualcosa che la disturbava. Ma sì, ecco cos’era, era inequivocabilmente un odore di fritto. Alle 7 di mattina e per di più di un caldissimo giorno d’agosto? Annusò ancora, lei lo conosceva bene quell’odore: stavano friggendo le melanzane.
Da qualche parte c’era una cuoca, una vera cuoca con tanto di grembiule e cuffietta bianca in testa, intenta a friggere sottili fettine di melanzane che sfrigolavano in mezzo a quintali di olio. Ma non era finita qui. Con aria decisa la cuoca aveva afferrato un coltello, incorrendo in una palese violazione delle ultime norme ecologiche e salutiste: non un nuovo e sanissimo coltello di ceramica ma un banale, truce e molto meno sano coltello metallico. Aver fritto le melanzane infatti non era stato sufficiente, adesso ci voleva anche il soffritto per la salsa! E poi via, avanti con le violazioni dalle buone pratiche: la mozzarella che non aveva nemmeno la decenza di essere leggera, il parmigiano che certo non era stato stagionato per i 18, 20 o chissà 30 anni necessari per acquistare nobiltà. La parmigiana poi sarebbe stata lasciata a ‘riposare’, per poter meglio fondere i suoi ingredienti in una micidiale mistura. L’ultimo passaggio in forno avrebbe tentato invano di darle una patina di rispettabilità.
All’ora di pranzo, un odore penetrante dominava il buffet e la parmigiana era lì, in posizione dominante, con i suoi intensi e scuri colori mediterranei. Quando arrivò il suo turno in fila, Clara osservò prima distrattamente la grande insalatiera dove languiva una lattuga dall’aria a dir poco dimessa, che invano dei pomodori rossicci cercavano di rallegrare, e poi si avvicinò cautamente al gran piatto dove torreggiava la parmigiana di melanzane, osservandola criticamente. Sei pesante, grassa e sfatta, odori troppo. Io dentro sono leggera, mangio poco e solo alimenti biologici. E poi vado in palestra e brucio tutto, odori, sapori, ricordi. Tu stoneresti a morte nella mia cucina. Posso fare a meno di te e di tutto quello che tu rappresenti.
Non ci fu risposta, solo un leggero intensificarsi dell’odore, penetrante e appetitoso, e sulla sua scia, a tradimento corsero ad accalcarsi i ricordi, quelli che erano stati ricacciati dentro con forza e che ora si affollavano alla superficie eccitati per la libertà ritrovata. Erano tanti e difficili da contenere.
No, non mi freghi disse Clara alla parmigiana, tirandosi indietro di scatto per sfuggire all’odore e magari al rimpianto per quello che era stato e che era stato bello, per quello che avrebbe potuto essere e non era stato e che magari sarebbe stato bello.
Io sono magra e pulita continuò a ripetersi io mangio sano e vado in palestra, io… Clara sentiva che le sue ultime parole stavano già perdendo di senso.
La parmigiana intanto aveva assunto un aspetto vittorioso. In fondo era ben consapevole di rappresentare secoli di storia e tradizioni, di simboleggiare sicurezza e affetto materno, di promettere un pacifico e voluttuoso godimento.
Forte della sua posizione la parmigiana poteva permettersi un aspetto amichevole, offrire persino un compromesso. Ma che bisogno c’è di un taglio così radicale? Sembrava suggerire nel tranquillo abbandono delle sue melanzane, nell’adagiarsi molle dei pezzetti di mozzarella. Take it easy avrebbe aggiunto se avesse conosciuto l’inglese. Ma si sa, i siciliani vecchio stampo difficilmente parlano inglese.
Basta! Si arrese Clara, vacillando sotto l’assalto combinato della mente e dei sensi. Basta!
Non si sfugge alla propria storia pensò trucemente mentre, indicando la parmigiana, porgeva il piatto all’inserviente e si guardava intorno per cercare un tavolo libero. Già lo so, questo pomeriggio mi sentirò troppo pesante per andare in palestra pensò, mentre risolutamente afferrava la forchetta.
Le melanzane nel piatto intanto assentivano amabilmente. In fondo nessuno sfugge al proprio destino e il loro era quello di essere mangiate.

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