Condividi su facebook
Condividi su twitter

Esclusiva! L’intervista all’autore di Swing! che nessuno ha mai pubblicato!

di

Data

Così, senza troppi preamboli – come piace a noi e come piace a lui – incontriamo Michele Fianco e gli chiediamo del suo romanzo.

Così, senza troppi preamboli – come piace a noi e come piace a lui – incontriamo Michele Fianco e gli chiediamo del suo romanzo.

 

Perché Swing!?

E perché no?

 

Certo, perché no… Ma è un romanzo?

Per me sì, per voi non so.

 

Mmhh… E come lo definirebbe? Un romanzo…

Beh, è un romanzo romanzo. Moderno, realista, verista, politico, biografico e auto, surreale, digitale, di fantascienza e formazione, comico e tragico, sportivo e musicale. Fa ridere e fa piangere.

 

Accidenti!

Che fa, l’umorista?

 

No, no, ci mancherebbe. E…

Ah, dimenticavo: è per persone vere, per gente che ragiona con la propria testa e che, soprattutto, non si occupa di minori ed altre quisquiliae. Capisce?

 

Penso di sì… credo. Altro da aggiungere?

No, buonasera.

 

Buonasera.

 

[…]

 

Va bene così?

 

Benissimo, caro! La giusta isteria da autore. Altrimenti sembra che non fai cultura.

Ma non sarà troppo breve?

 

Ecco, notare a questo punto l’inversione dei ruoli, come tutto cambi…

 

Ma no, perché? Importa la faccia, il fermo immagine. Il resto non serve.

Sì, per carità anch’io son contrario alle concettuosità, alle lungaggini, agli alambicchi, ma due parole in più, per spiegare, mi sembra le dobbiamo al lettore. O no?

 

No! Ma se proprio vuoi… La storia, allora, mi parli della storia.

Quale storia, ancora con questa storia della storia? La storia, la trama è consunta ormai. Dopo russi, francesi e qualche altra eccezione… Lasciamo stare la storia, per favore.

 

Sì, i ruoli si erano invertiti nuovamente…

 

Mmhh… Qualcosa sui personaggi?

Ah, quelli! Quelli son andati via con Svevo e Pirandello e chissà dove saranno ora. I personaggi… Non mi faccia ridere!

 

Ferma, ferma un attimo! Inter nos: sì, il ‘gioco’ lo stai interpretando benissimo, ma non può andare avanti così all’infinito. Allora potevano fermarci dove ti dicevo io. A questo punto dì qualcosa, apri il discorso, descrivi un attimo…

Apro… descrivo?

 

Per forza! Così perdiamo solo tempo.

Ok, proviamo, dai… C’è un momento in cui senti la bocca spalancarsi a cercar sempre più aria, proprio quando tutti i venti – siano essi incontri, affetti, errori o stravaganze – cercano te in quel preciso istante, quando tutto intorno vola e si alza in mille mulinelli vorticosi, in mille e più discorsi che li puoi via via sciorinare ma dopo, solo dopo aver trovato, nel mondo, un luogo, anche solo una sedia, dove iniziare a dire. Una sedia, sì, più che orecchie che li possano ascoltare. Perché basta esser semplici, alla fine, per comprendere anche le cose più difficili.

 

Ah…

Sì, è facile rendersi conto che tanta scrittura altro non è che la trascrizione di te che parli, della musica che ascolti, dei ricordi che ricordi. E non basta mai, in effetti. Allora il senso del tutto non può che essere che la parodia di te che scrivi, della musica che suoni, della vita che hai vissuto. In una parola, la tua personalissima realtà digitale hic et nunc, un romanzo in costume, in fondo, la rivoluzione dell’occhio (che altro non è che osservare le cose così come vengono). E’ la grande, divertita, generosa allegoria dello scovare o inventarsi energie nuove o ingiustamente sepolte, vere, concrete e centrali e curiosamente definite alternative. Ecco, questo romanzo è un uomo per quello che è, non per quello che ti dicono che debba essere. Questo romanzo è una persona seria.

 

Bene!

A posto così?

 

A posto così.

Forse potrei aggiungere…

 

No, no, a posto così…

Ah, allora, arrivederci…

 

Arrivederci, sì…

 

[…]

 

Oh, finalmente! Ora che è finita l’intervista, dategli retta, ma non troppo all’autore, lì. Perché io, alla fine, l’ho letto il romanzo. Sì, insomma, il libro. Perché se alcuni passi li accompagni con un’orchestra swing – appunto – in stile anni Trenta, ti sembra semplicemente giusto. Altri, se provi a dirli a voce alta, ti sembra la loro vera natura. Altri ancora, se prendi la rincorsa e ti vien da ridere per le trovate, sappi che hanno una linea in trasparenza che… si può dire ‘un po’ malinconica e d’amore’? Ecco, un po’ malinconica e d’amore. Insomma, questo… ‘coso’ vi consiglierei di assaggiarlo. Poi mi saprete dire cosa avete ascoltato. Son quasi certo, che alla fine, lo abbraccerete assieme ai vostri amici. A questo punto, buona visione!

Vostro, Michele Fianco (l’altro).

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'