Condividi su facebook
Condividi su twitter

La pasta modellante

di

Data

Lo studio era arredato con gusto. Tappeti persiani, arazzi alle pareti e magnifiche statue di marmo bianco, degne di un collezionista d’opere d’arte.

Lo studio era arredato con gusto. Tappeti persiani, arazzi alle pareti e magnifiche statue di marmo bianco, degne di un collezionista d’opere d’arte.

– Non deve far altro che spalmarla sulle parti molli.
– Tutto qui? Senza massaggiare, scaldare o roba simile?
– Tutto qui.

Presi il tubetto di pasta modellante e salutai il professore.

– Badi solo a non usarne troppa.
– Troppa?
– Non vorrà diventare troppo bello!

Dopo anni di regime alimentare ridotto, diete iperproteiche, fasce dimagranti, integratori, saune, centrifughe, bagni turchi, massaggi drenanti, agopuntura e cyclette, avevo trovato finalmente la soluzione per la mia obesità. Era bastata una spalmata sulla pancia per perdere due taglie. Una alle cosce per rimettere quei bei pantaloncini da ciclista che non mi infilavo da tempo e una lungo le braccia per sfoggiare un tono muscolare da culturista. Dopo una settimana di trattamento avevo l’aspetto di un adone dell’olimpo.

Raggiunta la massima bellezza che ritenevo possibile, decisi di vendicarmi con le numerose donne che, giudicandomi solo per l’aspetto, mi avevano scaricato in modo umiliante. Cominciai a corteggiarle tutte. Con alcune fu semplice. Mi bastò uno sguardo per conquistarle. Con altre dovetti usare un po’ di romanticismo, ma in poco tempo, cedettero al mio fascino. Tutte, tranne una. Continuava a dire “non sei abbastanza bello”.

Tornai dal professore e presi ancora un tubetto di pasta modellante. Feci un altro ciclo di trattamento. Applicai la pasta su tutto il corpo. Quella che credevo fosse la perfezione estetica venne miseramente superata dalla meraviglia del mio nuovo aspetto.

Ma per lei la mia bellezza non era abbastanza.

Andai ancora dal professore e presi altri tubetti di pasta. Il mio aspetto stava superando ogni aspettativa. Secondo il professore il mio corpo rispondeva egregiamente al trattamento. Tutti mi guardavano con la stessa ammirazione che si ha per una divinità, senza distinzione di sesso o età. Ero, senza ombra di dubbio, l’essere più bello di questo mondo. Assomigliavo, a dire il vero, a una creatura celeste.

Ma per lei non ero abbastanza.

Man mano che diventai più bello, però, cominciai ad avere dei problemi. Dapprima senti dei piccoli dolori muscolari accompagnati da crampi improvvisi. Presto i crampi peggiorarono in paresi momentanee che divennero, nell’avanzare della cura, sempre più durature. Mi trovai, dopo il sesto ciclo di cura, completamente bloccato dalle ginocchia in giù. Ma la mia bellezza continuava ad aumentare e per lei non ero ancora abbastanza.

Non smisi il trattamento neanche quando mi ritrovai completamente pietrificato dall’ombelico in giù. Non potevo muovermi, ero ormai costretto a vivere in casa, inchiodato com’ero, a un blocco di marmo del mio salone. Ma non aveva alcuna importanza. La mia bellezza era tanto grande da superare anche gli impedimenti fisici. Continuai a spalmare la pasta modellante finché ebbi l’uso delle mani.

Quando il professore entrò in sala, accompagnato proprio da colei che era stata l’oggetto del mio più grande desiderio, io ero ormai una statua di marmo bianco. Non potevo muovermi, ma potevo sentire le sue parole.

–  Guarda mia cara. Questa è l’opera che ti ho promesso. Non è la cosa più bella che tu abbia mai visto?

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'