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Giovanni Vestoso: “Ho spiato per mesi Enrico Valenzi e ho scoperto il segreto del Fantareale”

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Giovanni Vestoso, il tormentato allievo del corso di editoria della scuola Omero, incontra Giovanni Vestoso. In un momento di pura ispirazione artistica l’allievo vive uno sdoppiamento di personalità,

Giovanni Vestoso, il tormentato allievo del corso di editoria della scuola Omero, incontra Giovanni Vestoso.

In un momento di pura ispirazione artistica l’allievo vive uno sdoppiamento di personalità, in una surreale situazione in cui, al suo lato più intellettuale e ragionevole, si affida il compito di interrogare la parte celata e più bambina del suo essere, sul vero significato del fantareale.

 

Allora Giovanni, voci indiscrete dicono che inizialmente, prima della lezione, origliavi dalla porta Enrico Valenzi, perché pensavi fosse il creatore di chissà quale setta segreta, dove i seguaci adoravano il dio Fantareale.

Sembrerà assurdo ma è stato esattamente così. Me ne stavo ore intere a fischiettare per le scale, con dei baffi finti ed un lungo impermeabile grigio (lo stesso che indossava l’ispettore Gadget)  per non farmi riconoscere. Riguardo a quello che accadeva in quella stanza meglio tacere ed essere cauti, eviterei volentieri di stuzzicarlo su tale argomento. Per lui il fantareale è sempre stato una specie di codice morale da rispettare all’interno della scuola… come per Brad Pitt in Fight Club; anzi, se non ricordo male, la prima regola del fantareale è che non bisogna mai parlare del fantareale… con persone prive di fantasia…

 

In un intervista sul Mangialibri, Enrico Valenzi definisce il concetto di fantareale come un “modo di vedere il mondo con occhi diversi”; forse, allora, basterebbe mettere delle lenti a contatto per avere una visione del mondo fantareale? O magari è sufficiente indossare un paio di occhiali 3D? Insomma, che cos’è questo fantareale?

Credo che se il fantareale fosse un uomo non ammetterebbe assolutamente di essere etichettato con una semplice definizione; penso che l’idea stessa di apparire come un concetto potrebbe fargli mancare l’aria. Dunque, preferirei spiegarvelo con un semplice esempio.

Prendiamo una semplicissima mosca e consideriamola in tre diversi casi.

Caso a) la mosca svolazza per la stanza, accostandosi, accompagnata dal suo fastidiosissimo ronzare, nelle vicinanze del tuo povero orecchio, importunando il tuo da farsi..  risultato: il concetto è reale.

Caso b) la mosca si poggia sulla tua scrivania, ingerisce un liquido che la rende dieci volte più grande delle tue dimensioni da essere umano, trasforma la sua mano in un lanciafiamme, lo aziona cancellandoti da questo mondo… risultato: il concetto è fantastico.

Caso c) la mosca è seduta sulla tua scrivania, ti guarda… tu la guardi… continua a fissarti, sorridendoti, mentre tu assisti alla scena turbato… Si mette in piedi su due zampe per poi sedersi sulla panchina di legno che è la tua matita… accavalla le zampe, ti osserva per l’ennesima volta, arrossisce notando che tu fai lo stesso, sfrutta le sue facoltose ali per raggiungere il tuo orecchio e sussurrarti in un dolce ronzio… passo a prenderti alle nove… risultato: il concetto è fantareale”.

 

Alle fiabe il compito di non far piagnucolare i bambini, anche se poi, durante la notte, si svegliano e piangono lo stesso; ai fumetti quello di divertire ed affascinare i ragazzi, con riferimento a divertimenti di solo scopo morale, perché a quel punto la concorrenza del mondo pornografico saprebbe dargli del filo da torcere; e ai racconti fantareali, quale compito possiamo affidare?

Guarda Giovanni, a volte mi sembra di parlare da solo dal momento che, come ti ho già detto, il fantareale non ama questo tipo di classificazioni che tu ti ostini a fare. Essendo obbligato a questa tua strana mania di voler catalogare ogni cosa ti direi però che, dal momento che ogni fascia di età ha i propri libri da leggere, i racconti fantareali, forse, sono proprio quel genere di lettura che mancava per far sì che anche gli adulti avessero un modello di libri da sfogliare. Potrei quindi sbilanciarmi e classificarli come “fiabe per adulti”. Così come i bambini, infatti, hanno bisogno di fiabe per addolcire la realtà e i ragazzi di fumetti per renderla divertente ed affascinante, allo stesso modo gli adulti avvertono la necessità del fantareale; per evadere dalle eccessive preoccupazioni quotidiane e, parafrasando liberamente Pascoli, continuare a stimolare il fanciullino che è dentro ognuno di noi…

 

Beh, forse leggendo racconti come “Lo-li-ta” di Gino Falorni, dove il termine “menarselo” viene utilizzato quasi con la stessa intensità con cui un bambino chiama la sua mamma, più che “fiabe per adulti” sembrerebbe una “narrativa hot”; dove finalmente anche le menti più particolari e perverse possono soddisfare, con un certo stile, i loro bisogni sessuali così come un semplice ragazzino arrapato che si accontenta di un giornaletto pornografico di sole immagini e che cerca la profondità di queste figure esclusivamente attraverso i vari… orifizi

Non credi di stare esagerando? E’ normale che tu parli in questo modo, essendo la mia parte più pudica,

ma forse avresti bisogno di fuoriuscire dal tuo recinto immacolato.

Un racconto fantareale non è solo questo; magari a volte il linguaggio può essere molto diretto, ma questo aiuta il lettore ad avere un forte impatto con il racconto e la profondità di cui parli, non ha nulla a che vedere con i buchi a cui ti riferisci…

Prendi, ad esempio, “Il ragazzino che volava”, dello stesso Gino Falorni, dove a differenza di “Lo-li-ta”, il linguaggio risulta molto più pulito, e nella storia si avverte la poesia e la bellezza di un racconto dal risvolto molto più profondo. Ce ne sono poi tanti altri molto divertenti, come “Oh Robin”, di Alessio Cappelli, pubblicato nella raccolta “Amore e sesso fantareale”, dove un malinconico Batman rimpiange i bei momenti in cui il suo fedele compagno Robin, ora passato con gli Outsiders, si lasciava avvolgere nel suo caldo mantello, alla ricerca della sua virilità.

 

Sfogliando “Amore e sesso fantareale” leggiamo di lanciatori di coltelli quasi ciechi, animali stravaganti con nomi ancora più buffi del loro modo di essere,’ porno crupié’, androidi sessuali…

ma che diavolo di mondo è questo?

Lo so che per un puritano come te, Giovanni, è difficile accettare qualcosa che esca, anche solo minimamente, dai tuoi schemi; ma credo che in questa dimensione la stravaganza sia all’ordine del giorno.

Dunque, riguardo al mondo in cui abitano questi personaggi posso benissimo dirti, con tutto il rispetto che provo per Alice, sperando dunque che non sia così intransigente da querelarmi, che sia una sorta di”Paese delle meraviglie”.

 

Per chi ancora non avesse afferrato pienamente il concetto, come spiegheresti questa stravaganza dei personaggi del mondo fantareale?

Come dire… Mentre nei fumetti Superman è famoso per le sue imprese nella lotta contro la criminalità, in un racconto fantareale risalta maggiormente il fatto che si lasci intervistare, abbandonandosi a confessioni sulle sue debolezze nei confronti dell’altro sesso, sulla sua virilità, e al fatto che, di tanto in tanto, fa comitiva sulla terra con gli altri supereroi per bere un drink e fare quattro risate…

 

Ehi Giovanni, ti sei accorto che anche tu, in questo momento, sei un personaggio fantareale essendo schiavo di me e considerando che io, la tua parte razionale, questa mattina mi son svegliato con l’intenzione di sdoppiarmi da te e torturarti su un argomento del genere?

Evidentemente non conosci il finale di Fight Club, dove il protagonista, schiavo della sua personalità cattiva, in un momento di improvvisa folgorazione capisce che, piazzandosi una pallottola in gola farebbe morire, allo stesso tempo, anche il suo alter ego che è, come lui, dipendente da se stesso; in poche parole, puntandomi una pistola in gola e premendo il grilletto potrei ora salutarti e pregarti, in futuro, di smetterla di lasciarti andare a fantasie del genere…

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