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Il poeta e il coccodrillo

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Stavo per scrivere un coccodrillo su Zanzotto quando mi è venuto in mente Transtromer. Avete presente cos’è un coccodrillo? È quell’articolo che si deve scrivere quando muore una persona abbastanza famosa.

Stavo per scrivere un coccodrillo su Zanzotto quando mi è venuto in mente Transtromer. Avete presente cos’è un coccodrillo? È quell’articolo che si deve scrivere quando muore una persona abbastanza famosa. Si chiama coccodrillo perché, come il pianto di quell’animale, spunta nella digestione ed è ipocrita. Il coccodrillo divora le sue prede poi lacrima nel digerirle e così sembra piangere le sue vittime quando ormai è troppo tardi. La stessa cosa fa la cronaca, digerisce i protagonisti e spesso se ne dimentica poi, quando muoiono, tutti i giornali pubblicano coccodrilli con frasi tipo quanto era buono, quanto era bello, quanto era poetico. All’inizio del “Ruggito del coniglio” di mercoledì 19 ottobre su Radio 2 l’attore Giancarlo Ratti ha letto dei versi del poeta Andrea Zanzotto, morto il giorno prima. Una scelta opportuna però intanto io pensavo a Transtromer.

Adesso qualcuno di voi si starà chiedendo che cosa vuol dire Transtromer. È un personaggio di un film d’azione? Un cartone animato giapponese alla Mazinga? Un veicolo delle truppe d’assalto? Un Suv della Toyota? Appunto. Quasi nessuno conosce Tomas Transtromer. Probabilmente nessuno l’ha mai letto. Quando l’Accademia di Stoccolma quest’anno gli ha assegnato il Nobel per la letteratura, la reazione più benevola è stata: e chi è costui? Va bene, direte, dipende dal fatto che è svedese, per questo non lo conosciamo… No, dipende dal fatto che è un poeta, se fosse stato un giallista tipo Stieg Larsson lo avremmo conosciuto tutti.

La poesia è morta, dice qualcuno. Questa è una frase che abbiamo sentito ripetere molte volte e fa parte della serie di affermazioni: Dio è morto, Marx pure e anch’io mi sento poco bene, per dirla alla Woody Allen. In effetti sui giornali l’attività poetica fa notizia solo quando muore un poeta vecchio. Se muore giovane non ne scrive nessuno. Ci vuole tempo per accettare l’idea che un tizio qualsiasi che scrive versi sia addirittura un poeta. Infatti Andrea Zanzotto è morto a novanta anni e siamo tutti d’accordo nel dire che era un poeta.

La verità è che la poesia anche nel mondo culturale e, soprattutto, editoriale resta un corpo estraneo, un oggetto misterioso, un meteorite alieno capitato per caso tra noi. Per questo non la pubblica quasi nessuno. Per questo in pochi la leggono. Per questo, anche quest’anno come sempre, tra i candidati al Nobel c’era Bob Dylan. Che è senza dubbio il più poetico tra i cantautori, ha preso perfino il cognome dal poeta Dylan Thomas. Ma resta sempre un musicista, un cantante di canzoni, qualcosa di diverso. “Un poeta è un uomo nudo”, ha scritto una volta proprio Dylan. Appunto Bob, un uomo nudo, non un uomo con la chitarra. Con rispetto parlando.

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