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La fiction: Terra Nova. Quando il futuro è ritorno al passato

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Il "Los Angeles Times" lo ha definito «lo show più eccitante della stagione», secondo il "New York Times", al contrario, si tratta della «serie tv più sorpassata...

Il “Los Angeles Times” lo ha definito «lo show più eccitante della stagione», secondo il “New York Times”, al contrario, si tratta della «serie tv più sorpassata e prevedibile dell’anno» e “Tv Guide” ha scritto che «nonostante i tanti cliché, il look è mozzafiato». Le critiche riguardano “Terra Nova”, la serie di fantascienza prodotta da Steven Spielberg che ha debuttato lo scorso 4 ottobre sul canale Fox. Creata da Kelly Marcel e Craig Silverstein, con showrunner Brannon Braga (“Star Trek”) “Terra Nova” è costata oltre dieci milioni di dollari per l’episodio pilota ed una media di 4 milioni di dollari a puntata (in tutto la prima stagione è composta da tredici episodi).

La storia si colloca nel 2149; la terra sta lentamente morendo a causa degli abusi dell’uomo, in cui molte specie animali e vegetali sono ormai estinte, l’aria è talmente inquinata da dover indossare dei respiratori, la frutta non si trova. Un mondo senza futuro e senza vita. L’unico modo per ritardare la fine è di tenere sotto controllo l’aumento della popolazione, tanto che ogni famiglia ha il divieto di avere un numero di figli superiore a due. A ribellarsi a questa prospettiva è la famiglia Shannon, che tiene nascosta la terzogenita. Unica possibilità di sopravvivenza è quella di tornare indietro nel tempo di 85 milioni di anni per ripopolare con una colonia umana chiamata Terra Nova, che è stata scoperta attraverso una sorta di porta temporale durante degli esperimenti nucleari. Unico dettaglio da non sottovalutare: la coesistenza con i dinosauri. Ma le spettacolari creature preistoriche sono solo il più grande dei problemi per Jim Shannon (Jason O’ Mara), la moglie Elizabeth (Shelley Conn) e i loro tre figli interpretati da Landon Liboiron, Naomi Scott e Alana Mansour. I quattro sfortunati, infatti, dovranno affrontare l’ostilità di un gruppo di separatisti e i tanti misteri di quello che almeno in apparenza è un paradiso. E nell’intreccio della lotta quotidiana per la sopravvivenza si insinua nell’ombra un mistero scritto nella pietra.

Al centro della narrazione prevale la tematica ambientalista e anticapitalista. Terra Nova è un mondo incontaminato, dove il sole brilla ancora, le piante garantiscono un’aria pulita. Un luogo (o forse dovremmo dire un tempo) in cui ricominciare, cercando di non ripetere gli errori che ci hanno portati dove siamo ora.

La serie può essere definita un family drama fantascientifico e apocalittico, un’avventura spielbergiana per famiglie, una serie molto vecchio stile. In effetti in ogni lavoro di Spielberg è sempre presente un popolo in cammino, un deserto da attraversare, una terra promessa da raggiungere. Nella serie se l’incipit, ambientato nel futuro, è preferibile alla giungla verdeggiante ricca di pericoli, l’intero plot narrativo è focalizzato sulla famiglia.

È così che la science fiction si mescola ai toni più intimistici del dramma familiare. La famiglia sembra essere l’unica comunità che conta. La famiglia tradizionale è tutto. Perché per ricostruire bisogna ricominciare dalle basi, e dunque dal nucleo più piccolo della società. Soprattutto quando c’è stata la distruzione, si chiami essa Inquinamento, Alieni, Crisi finanziaria.

Nonostante la realizzazione imponente e la scrittura ricca e variegata, la serie appare piuttosto lineare e standardizzata, offrendo soluzioni narrative già molto sfruttate, come il topos del pianeta Terra reso esausto dalla cattiva condotta degli uomini («Wall-e»?), che si accompagna alla ricerca di una terra promessa da cui ripartire da zero. Gli stessi attori si muovono come manichini stereotipati e didascalici.

Si nota l’assenza di una pluralità di stimoli narrativi a cui è oramai abituato lo spettatore odierno. Il risultato è un pilot che si lascia guardare con indifferenza, con effetti speciali sufficienti, una trama che sa troppo di già visto e una sceneggiatura scadente con dialoghi fin troppo elementari.

La prima puntata è stata seguita da 9,2 milioni di telespettatori (3.1 rat. 18-49 anni), numeri non bassi ma in media con i successi della rete. Un risultato non in linea con una serie definita evento e che avrebbe dovuto interessare un pubblico più ampio.

Staremo a vedere se lo spunto interessante quanto semplice, mettere insieme azione, sentimento e un forte messaggio ecologista, non rimanga solo un grande calderone narrativo. Se è vero, come ritiene Spielberg, che per guardare al futuro si deve ritornare necessariamente al passato per poter trovare un nuovo inizio per l’intera umanità, questo dovrebbe valere ancor di più per la serialità televisiva che gli spettatori vorrebbero meno citazionista e più innovativa.

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