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La radio di un dio minore

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Corrado Guerzoni era un dio della radio quando io ero un pupo. Un dio minore ovviamente, ma il suo pubblico l’adorava davvero. Teneva stretto il microfono e dirigeva gli ascoltatori con la forza della voce.

Corrado Guerzoni era un dio della radio quando io ero un pupo. Un dio minore ovviamente, ma il suo pubblico l’adorava davvero. Teneva stretto il microfono e dirigeva gli ascoltatori con la forza della voce. Non cantava e non recitava, non era neanche un autore satirico, non faceva battute comiche, non recensiva libri con interviste agli autori e non appariva nei telegiornali. Era un conduttore radiofonico, non uno speaker o un dj, e basta leggere queste righe per capire quanto sia difficile spiegare oggi che tipo di radio fosse la sua. Una radio che semplicemente non c’è più.

È morto il 2 ottobre e non so se trovate sui giornali la notizia. In effetti anche se leggete la sua biografia su wikipedia non ci trovate quasi niente: la radio si scrive nell’aria e si dissolve appena trasmessa. Chi lo ricorda sono i suoi ascoltatori. Conquistati soprattutto da una trasmissione, Radio due 3131, che ha condotto per nove anni. La sua voce si è intrufolata nell’etere proprio negli anni che andarono dal terrorismo delle Brigate Rosse all’azione dei giudici, oggi si direbbe contro la casta, conosciuta come Mani pulite. Anni difficilissimi. Molto rischioso aprire i microfoni agli ascoltatori, ma Guerzoni lo fece con una sorta di tranquillo coraggio. Del resto aveva conosciuto da vicino le tragedie italiane. Era stato un amico di Aldo Moro e quando il politico democristiano venne rapito e ucciso, Guerzoni era il suo portavoce.

Come direttore di Radio 2 gli piaceva circondarsi di collaboratori diversi da lui. E così c’erano giovani antropologi anarchici, uomini di sinistra e ragazzi che lavoravano al Manifesto, quelli di Comunione e Liberazione, scrittori progressisti e filosofi più o meno heideggeriani, critici televisivi appena nati, autori del futuro, tecnici che cercavano di inventare nuovi macchinari e inviati spettacolari che si buttavano tra la gente con il microfono in mano. Dietro le quinte c’erano personaggi memorabili e soprattutto una dirigente che se n’è andata qualche anno fa, Lidia Motta, che lo punzecchiava e sapeva indirizzarlo nei momenti più duri. Insieme componevano una coppia di regnanti assoluti nel lungo periodo in cui, dal 1977 al 1990, hanno governato la seconda rete radiofonica della Rai. Come tutti i regnanti hanno avuto trionfi, servi sciocchi, vittorie, sconfitte e probabilmente qualche crimine, inevitabile in un lungo dominio.

Ma la trasmissione non era un luogo di potere, non era un corridoio della Rai. Nel 3131 Guerzoni voleva persone che sapessero pensare prima di parlare, invitava intellettuali anche contrari alle sue idee, ma non accettava che ci fosse qualcuno vuoto, scialbo, ignorante, volgare, ideologico senza cervello. Certe volte mi sembra che la televisione e lo spettacolo di questi ultimi anni siano stati costruiti proprio cercando di fare il contrario. E probabilmente quella radio ci aveva abituato troppo bene.

Per chi vuole saperne di più c’è un libro da leggere, La prima volta del telefono di Raffaele Vincenti, che ha raccolto tutto quello che ha potuto di quegli anni.

C’erano errori in quella radio? Come in tutte le cose degli uomini, e in fondo era anche colpa nostra che ci lavoravamo. Ma sempre meno di molte trasmissioni che ho sentito dopo. E anche se in modo ineffabile qualcosa è sopravvissuto. Tanto per dire… quando cominciò il Ruggito del coniglio, Dose e Presta lo presentavano come la versione psicopatica del 3131. Come se ci fossero il dottor Jekyll e il mister Hyde della radio di qualità.

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