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I giardini vaticani

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Chissà che non siano state le immagini dall’ultimo film di Moretti – del papa che fa un vezzoso saluto con le dita alle guardie svizzere esterrefatte da dietro ad una siepe di bosso...

Chissà che non siano state le immagini dall’ultimo film di Moretti – del papa che fa un vezzoso saluto con le dita alle guardie svizzere esterrefatte da dietro ad una siepe di bosso – a suscitarmi l’interesse per una visita (guidata) ai giardini vaticani, appena ne ho visto l’annuncio su un giornale.

Tre immagini dal film di Moretti Habemus Papam (2011)

Le guardie svizzere in esercitazione nei giardini vaticani vengono osservate da lontano dal Papa (Michel Piccoli) il quale, accortosi di essere stato ‘scoperto’, le saluta con la mano, provocando in esse un certo stupore.

 

Nel film di Moretti peraltro, le scene sono state girate a Villa Lante di Bagnaia, già visitata insieme ai lettori di “O”, e definita “una Chiesa in forma di Villa” [V. su “O”: Giardini d’acque
 del 01.12.10].

 

Sono stati dunque recentemente aperti al pubblico – da settembre –  i famosi giardini Vaticani, per visite in “mini openbus a metano a basso impatto ambientale”, che da un punto di raccolta in piazza Pio XII portano i visitatori all’interno dello stato Vaticano, alla visita dei giardini.

Foto Minibus con Piazza S. Pietro sullo sfondo

I giardini vaticani nascono fin dall’inizio – nel 1279 – come luogo di riposo e di meditazione per i pontefici di Santa Romana Chiesa, fin dal tempo di papa Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini), quando la residenza del Papa fu definitivamente trasferita dal Laterano in Vaticano. All’interno della nuova sede il papa fece impiantare un frutteto (pomerium), un prato (pratellum) e un vero e proprio giardino (viridarium).

I giardini vaticani non hanno mai avuto la funzione né la struttura del giardino dei semplici – hortus simplicium (sottinteso: medicamentorum) – degli antichi monasteri, di tradizione medioevale. Era questo uno spazio recintato (hortus conclusus) all’interno del monastero, dedicato alla coltivazione delle piante alimentari e medicinali, per il quale era pressoché sconosciuta una funzione decorativa. Peraltro, sotto il papa Niccolò IV, proprio nei giardini del Vaticano era stato impiantato dal medico del papa (nel lontano 1288) uno dei primi giardini botanici al mondo, con un ‘orto dei semplici’ per la cura del Pontefice e i primi tentativi di classificazione, più sintetica e sistematica, dei nomi delle varie essenze medicinali che vi coltivavano.

Divenuti un punto focale della magnificenza del Vaticano, i giardini hanno il periodo di maggiore sviluppo architettonico tra il ‘500 e il ‘600, quando vi lavorano numerosi artisti e architetti come Donato Bramante (1441-1514) e Pirro Lagorio (1513-1583), il creatore dei giardini di Villa d’Este a Tivoli, per l’edificazione della cosiddetta ‘Casina Pio IV’ (voluta in realtà da Paolo IV e ultimata solo nel 1558 da Pio IV).

Da una primitiva, più semplice disposizione, nel corso dei secoli, i giardini vaticani occupano attualmente circa la metà della superficie del piccolo stato (di complessivi 44 ettari).

L’apertura al pubblico ha riguardato a grandi linee il seguente itinerario:

Mappa Giardini (da Google)
Veduta dei Giardini dalla Cupola di S. Pietro

Si parte così, in ‘openbus ecologico’, con la scorta di una audio-guida consegnata a tutti i partecipanti, per quest’escursione ai giardini che già nelle premesse si preannuncia poco confacente alla nostra idea di giardino: soppressa qualunque autonomia di percorso, non passi perduti tra le piante, seguendo l’estro del momento. E scarso coinvolgimento sensoriale, non profumi né modo di toccare una foglia, un tronco.

Anche la vista dalla distanza è penalizzata. Si notano dei cartellini – verosimilmente molto accurati – alla base delle piante, ma per la distanza e il movimento non è possibile leggerli.

Da lontano si ha un bel colpo d’occhio su uno stemma papale fatto con piante di varie forme e colori. Incuriositi, ci sarà poi il tempo di approfondire (in rete) sulla simbologia delle figure che si sono viste e perfino le piante usate.

Stemma papale nei giardini del Vaticano

Apprendiamo che lo stemma papale è fatto di una parte fissa e da una parte variabile rappresentata dallo scudo, che cambia con ogni nuovo Pontefice. Nella prima il disegno della tiara e le chiavi di San Pietro, simbolo dell’Autorità Apostolica, sono fatte con il bosso nano (Buxus sempervirens). Invece le figure araldiche dello stemma dell’attuale Papa Benedetto XVI: il moro, l’orso e la conchiglia del pellegrino, sono ottenute con piante annuali o perenni, in relazione ai loro colori: l’evonimo (Euonymus japonicus) per tutti i gialli; l’alternantera rossa (Alternanthera amabilis) e la convallaria nera (Ophiopogon japonicus); e infine la cineraria (Senecio cineraria) per il grigio-argento.

 

Ci si muove così in mini-bus su un percorso movimentato, in salita, per il colle Vaticano; in parte naturale, in parte formato dal riporto della grande massa di scavo per l’abside della nuova Basilica di San Pietro nel ‘500, che succedette all’originaria Basilica Costantiniana del IV secolo.

Siamo ‘accompagnati’ nella visita da un’audio-guida, che ci fa conoscere particolari e storia dei giardini e gli apporti dei vari papi che si sono succeduti nel tempo alla loro edificazione e abbellimento. Come pure le abitudini dei papi in relazione alla loro fruizione del giardino; per esprimere il loro senso del bello, meditare, raccogliersi in preghiera, fare lunghe passeggiate…

Certo le piante si vedono di sfuggita; passiamo a fianco di un giardino roccioso in cui ci sembra di riconoscere Echinocactus, Notocactus, Agavi, Aloe e varie altre, ma non c’è tempo per guardare meglio…

Giardino roccioso

Poiché il Vaticano è uno Stato con rapporti diplomatici con tutti i paesi del mondo, molte delle piante, a volte autentiche rarità botaniche, sono state portate in omaggio al Papa.

Le accensioni di interesse e gli stimoli – anche durante una visita che non è proprio al massimo del nostro gradimento – possono arrivare per vie diverse; è il caso della citazione e relativa vista di una metasequoia.

Due immagini di una Metasequoia, con delle Cycas revoluta (Fam. Cycadaceae) alla base

La Metasequoia glyptostroboides Fam. Cupressaceae,  è una specie di conifera, unico rappresentante vivente del suo genere. Ritenuta estinta e conosciuta solo allo stato fossile, ne furono rinvenute vive e vitali, nel 1945, un gruppo di un centinaio di esemplari in una regione remota del Sichuan, in Cina. L’esemplare presente ai giardini vaticani è appunto dono del governo cinese.

In base alle analisi del DNA il genere Metasequoia è considerato molto affine alle sequoie americane. L’albero è anche notevole per essere una delle poche conifere che in autunno perde le foglie.

Metasequoia: tronco e particolare delle foglie; con un pappagallo verde mimetizzato tra i rami

In una delle foto della metasequoia si intravede – al “Blow up” effettuato una volta a casa – un pappagallo. Così si apprende che i giardini del papa ospitano anche molti volatili e altri animali: a parte una rumorosa colonia di parrocchetti monaco (!), ci sono rane, rospi, bisce. Nella zona del bosco persino scoiattoli e qualche volpe. Ci sono ancora dei ricci, e poi i gatti, gli animali certamente più diffusi tra le mura vaticane. Ma in passato – con qualche papa, Leone XIII in particolare – i giardini sono stati popolati con daini gazzelle e caprioli.

 

Altra tappa del minibus è davanti alla grotta della Madonna di Lourdes, copia di quella di Massabielle, donata nel 1902 dai francesi a Papa Leone XIII, che ospita l’altare originale della grotta dono al Pontefice Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963).

La statua della Madonna di Lourdes contornata da un manto verde brillante di vite americana (Parthenocissus tricuspidata – Fam. Vitaceae)

In una delle foto della metasequoia si intravede – al “Blow up” effettuato una volta a casa – un pappagallo. Così si apprende che i giardini del papa ospitano anche molti volatili e altri animali: a parte una rumorosa colonia di parrocchetti monaco (!), ci sono rane, rospi, bisce. Nella zona del bosco persino scoiattoli e qualche volpe. Ci sono ancora dei ricci, e poi i gatti, gli animali certamente più diffusi tra le mura vaticane. Ma in passato – con qualche papa, Leone XIII in particolare – i giardini sono stati popolati con daini gazzelle e caprioli.

 

Altra tappa del minibus è davanti alla grotta della Madonna di Lourdes, copia di quella di Massabielle, donata nel 1902 dai francesi a Papa Leone XIII, che ospita l’altare originale della grotta dono al Pontefice Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963).

Belvedere sul giardino italiano
Fontana dell’Aquilone

Il fabbisogno idrico dei giardini del vaticano è assicurato da un acquedotto derivato dal lago di Bracciano con un percorso di circa 39 chilometri (mentre l’acqua potabile arriva dalle condutture della città di Roma). L’antico acquedotto dell’imperatore Traiano fu restaurato nel 1611 sotto il papato di Paolo V (Camillo Borghese); di qui la denominazione di ‘acqua paola’. Esso alimenta un grosso serbatoio, nei pressi dell’eliporto, della capacità di otto milioni di litri d’acqua.

Per solennizzare l’inaugurazione dell’acquedotto, venne creata la fontana dell’Aquilone su progetto del Vasanzio (Jan van Santen) e di Martino Ferrabosco, con tritoni e draghi che affiorano dall’acqua e un’aquila – simbolo araldico dei Borghese – a troneggiare sulla sommità della fontana. Di qui il nome ‘Aquilone’; ma l’irriverenza dei romani si è espressa nei secoli, nei confronti dell’acqua paola, con numerosi detti, tra cui ben noto il seguente: Mejo puzzà de vino che d’acqua paola” (nel senso di acqua santa).

 

Il viaggio prosegue e si visitano altri luoghi che fanno riferimento a eventi di rilievo della storia della cristianità e alle realizzazioni dei vari papi. Si passa anche nei pressi dell’eliporto – voluto da Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) – protetto dall’immagine bronzea della Madonna Nera di Częstochowa, e davanti alla Pontificia stazione ferroviaria.

Sono presentate e commentate le imponenti le Mura Leonine – fatte erigere nel 847 da Leone IV (847-855) per proteggere la Basilica di San Pietro dall’attacco dei Saraceni, e la omonima torre (Leonina) attuale sede della Radio Vaticana.

 

La nostra attenzione è attratta piuttosto da pochi particolari botanici intercalati tra un grande evento e l’altro; come il tronco nodoso di alcuni grossi olivi dono della regione Puglia al Papa, in occasione del Giubileo del 2000.

Due immagini di olivi (Olea europea – Fam. Oleaceae)
Campana del Giubileo 2000

Su uno slargo troviamo anche la campana-ricordo del grande Giubileo del Duemila, posizionata qui dopo l’Anno Santo, durante il papato di Giovanni Paolo II (1978 – 2005).

Durante tutta la visita ai giardini e alle architetture in essi ospitate è stata quasi sempre incombente la mole del ‘cupolone’, simbolo forte della potenza della Chiesa nei secoli e di un potere tra i più longevi che la storia ricordi.

La cupola di S. Pietro vista da vari punti dei giardini vaticani

Affiora spontaneamente il vago ricordo da un’Amaca – il breve trafiletto giornaliero su Repubblica – di Michele Serra (che certo non è tenero con la Chiesa); una considerazione a margine sul potere temporale che la Chiesa ha esercitato nei secoli. Che comunque ci ha lasciato opere magnifiche nell’arte e nel pensiero; a confronto con altri potentati economici dei tempi moderni – le grandi mafie ad esempio, anch’esse aduse a manipolare enormi quantità di denaro e di potere – connotati dal vuoto di realizzazioni destinate a durare e da un’assoluta pochezza culturale… Pensieri vaganti associati ad una breve escursione poco naturalistica dentro una realtà con molte luci e ombre. Riguardo alla quale non siamo del tutto sereni.

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