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La testa a posto

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Ho fatto una cavolata, come sempre. Non avrei dovuto farla, ma l’ho fatta. Mi sono infilato una Colt M19 in bocca e ho tirato il grilletto. La scatola cranica è scoppiata in mille pezzi,

Ho fatto una cavolata, come sempre. Non avrei dovuto farla, ma l’ho fatta. Mi sono infilato una Colt M19 in bocca e ho tirato il grilletto. La scatola cranica è scoppiata in mille pezzi, il sangue è schizzato sulle pareti e brandelli di cervello sono sparsi sul pavimento o appiccicati alle maioliche del piano cottura. Perché l’ho fatto non saprei dirlo. Ho agito d’istinto, senza pensarci troppo, come sempre.
– Mettici la testa nelle cose – dice sempre mio padre e io la testa ‘sta volta ce l’ho messa davvero. Temo di aver capito male.

Comunque il danno è fatto. Il mio corpo è uno spettacolo penoso. Se ne sta sbracato su una sedia con le braccia appese alle spalle, una pozza di sangue sotto i piedi, la bocca aperta verso l’alto e la calotta cranica completamente mancante.
– Non hai dignità – dice mio padre e a vedermi così non ha tutti i torti.

Non mi resta che fare ciò che ho sempre fatto invano: cercare di rimediare. Ne ho passate tante, supererò anche questa. Rimetterò tutto a posto anche ‘sta volta.

Mi metto subito a lavoro. Prendo una ciotola e la riempio di acqua tiepida. Con una pezza ripulisco le macchie di sangue sul muro. E’ ancora fresco e viene via bene. Strizzando il panno nella bacinella si forma una torbida acqua rossa, perfetta per ospitare la mia materia grigia. Inizio a raccogliere da terra i pezzi sparsi del cervello. Sono viscidi e gelatinosi. Fanno un po’ schifo, come tutte le cose che servono per vivere. Nell’operazione di raccolta mi aiuto con un grosso forchettone da cucina con il quale infilzo i pezzi più gommosi. Metto tutto nella ciotola e do una bella girata. Poi mi avvicino al mio cranio bucato. Do una bella pulitina per togliere tutti gli sfilacci di sangue e colo dentro la poltiglia di acqua calda e cervello.

Guardando il pavimento mi rendo conto che ho perso molto sangue. Non posso lasciare il mio corpo completamente all’asciutto. Apro il mobile dei liquori e stappo il miglior Barolo della cantina. Lo assaggio, ne apprezzo l’odore, quindi lo verso nella testa dove c’è il cervello. Del resto non è la prima volta che un buon vino rosso prende quasi interamente il posto del mio sangue. Non mi resta che raccogliere tutti i pezzettini di scatola cranica sparsi nella stanza e attaccarli insieme con la colla acrilica, come si fa per il coccio o la porcellana. Infine chiudo il tutto con uno scolapasta capovolto e abbondante nastro da pacchi assicurandomi che la testa resti ben sigillata.

Mio padre sarebbe molto fiero di questo bel lavoretto. Ho fatto tutto giusto. Sono stato preciso e attento. Sono stato un bravo artigiano, come mio padre.

Voglio andare da lui, mostrargli orgoglioso il mio lavoro e dirgli: “Guarda papà, ho messo la testa a posto!”

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