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Scambio di capitali

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Mio padre alcune settimane fa ha attaccato su una parete del suo studio qui a casa un’enorme cartina geografica sulla quale ha appuntato centinaia di bandierine; tante quante sono le capitali nel mondo.

Mio padre alcune settimane fa ha attaccato su una parete del suo studio qui a casa un’enorme cartina geografica sulla quale ha appuntato centinaia di bandierine; tante quante sono le capitali nel mondo. Davvero, non ne manca una. Ognuna di queste bandierine riporta stampato sopra il nome di una capitale e ognuna è appuntata, ovviamente, nel suo stato d’appartenenza. Ora non chiedetemi cosa abbia spinto mio padre a fare tutto ciò e tanto meno come e dove si sia procurato tutte quelle bandierine. Non lo so.

Comunque, approffitando di essere solo in casa, e spinto soltanto dalla pura voglia di fare al mio vecchio un piccolo, stupido e gratuito dispetto, entro nello studio, mi avvicino alla cartina e stacco un paio di bandierine. Scelgo quelle di Roma e Madrid. La prima la sposto in territorio spagnolo, la seconda in quello italiano. Poi me ne vado dallo studio, prendo il giubbotto e soddisfatto esco a fare le mie cose.

Appena apro il portone del palazzo rimango immobile sulla soglia e strabuzzo gli occhi. Davanti a me, invece della mio caro pezzo di via Tiburtina, dove abito da più di trent’anni, c’è una strada completamente diversa: con gente diversa, palazzine diverse, auto diverse, sole diverso, cielo diverso e atmosfera diversa. Insomma, è tutto diverso.

– Scusi – chiedo inebetito a un tipo che in quel momento mi passa davanti – ma che succede? Dove siamo? E dove sono andate a finire l’edicola del signor Oreste e la macelleria del signor Claudio?

Il tipo mi guarda perplesso senza rispondere.

– Scusi ha capito che ho detto? – insisto – Dove siamo? In Italia giusto? A Roma, sulla Via Tiburtina, no?

Il tipo finalmente, sempre perplesso, si decide a parlare.

– Italia? Roma? Via Tiburtina? –  ripete con accento spagnolo – No amigo.  Este es Spagna. Este es Madrid. Este Calle Mayor.

A quel punto ciò che prima avevo avvertito solo come un vago presentimento diventa certezza assoluta.

Risalgo a casa e mi precipito di nuovo nello studio, ma proprio mentre sto per staccare le bandierine per rimetterle nei loro paesi di competenza, ecco che mi torna alla mente il ricordo della vacanza ad Amsterdam che ho fatto qualche mese fa con un mio amico. In un attimo mi rivedo chiaro davanti agli occhi il quartiere a luci rosse e tutte quelle stupende ragazze affacciate in vetrina; soprattutto Katiusha, una russa da mozzare il fiato che così gentilmente, e a prezzo ragionevole, mi aveva accolto per un’oretta nel suo piccolo rifugio di piacere.

L’agitazione che avevo diventa subito un ricordo lontano. Lascio la bandierina di Roma in territorio spagnolo, poi stacco dai Paesi Bassi quella di Amsterdam e la metto in Italia al posto di quella di Madrid che a sua volta sistemo nei Paesi Bassi al posto di quella di Amsterdam. Poi esco di nuovo.

– Katiusha, sto arrivando! – grido eccitato mentre scendo le scale come un fulmine, a due a due.

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