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Il profumo del caffè

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La donna accostò al tavolo l’anziana signora rannicchiata nella carrozzella. In silenzio preparò la macchinetta del caffè, lanciò uno sguardo fuori, pioveva ancora. Sospirò forte – Il problema è che tutto questo non può durare.

La donna accostò al tavolo l’anziana signora rannicchiata nella carrozzella. In silenzio preparò la macchinetta del caffè, lanciò uno sguardo fuori, pioveva ancora. Sospirò forte – Il problema è che tutto questo non può durare. – La vecchia spostò lo sguardo e mosse piano l’indice della mano sinistra. Dopo la malattia poteva comunicare solo così.

 

La donna le sfiorò piano i capelli bianchi, quindi si sedette accanto a lei. Continuò – Non doveva andare in questo modo. Quel ragazzo, Oscar, mi piaceva. Prima. Era divertente parlare con lui – Sorrise guardando lontano senza vedere – mi piaceva osservare la sua bocca che si muoveva mentre parlava. L’altra sera ha cominciato a toccarmi. Ha cominciato a stringermi forte. Ho sentito il suo odore. Non mi piaceva il suo odore. Non doveva toccarmi. Doveva smetterla di toccarmi. – La donna poggiò le mani sulle ginocchia ossute dell’anziana, le sistemò il lembo della gonna – Però l’ho lasciato fare, ho lasciato che quell’odore mi si appiccicasse addosso. Faceva schifo quell’odore, ma io so aspettare, ho imparato ad aspettare. Ho aspettato che finisse tutto. Che l’odore si addormentasse. Sono scivolata via dal letto, ho lasciato aperto il gas e sono uscita. Lui ha continuato a dormire. Per sempre. Ha smesso di puzzare, l’idiota – Il dito magro che batteva piano sul tessuto teso della gonna sembrava solo un tamburellare impaziente.

 

– Ti ho detto che ho imparato ad aspettare, sai con papà facevo così. Prima, quando ero piccola, piangevo e dicevo di no, ma non serviva, ho imparato ad aspettare che finisse tutto, che lui lasciasse il mio letto, poi correvo in bagno, lavavo via il suo odore… – guardò la madre negli occhi li vide diventare più piccoli e tremare – Non l’avevi capito mamma? Sai, mi scriveva dei biglietti, ci davamo appuntamenti segreti. Era diventato il nostro gioco. Si avvicinava, mi toccava, e sentivo di nuovo il suo odore. Dopo c’era solo quell’odore, sotto le unghie, tra i miei vestiti, nei miei giocattoli.

 

– Sono stata io mamma, l’ho investito io. Ho sentito il fagotto del suo corpo sotto le ruote della macchina. Non ricordo i suoi occhi mamma, non ricordo le sue mani. Ma sento ancora il suo odore. Tu hai ancora il suo odore mamma. –

 

Gli occhi piccoli dell’anziana signora piangevano. – Stupida. Sei sempre stata stupida mamma. Adesso non serve piangere mamma. – La donna passò le mani sul viso della vecchia portandole via le lacrime e le strofinò sui pantaloni scuri.

 

Si alzò in piedi, con una mano spazzolò i pantaloni, si guardò intorno. Il caffè stava per bollire, respirò profondamente socchiudendo gli occhi. Abbassò lo sguardo verso la madre. – Il problema è quell’odore. Il problema è che io non voglio più continuare a sentirlo. – Si sfilò piano la sciarpa dal collo, la ripiegò per bene tra le mani, la poggiò sul viso dell’anziana. La tenne lì premendo forte, guardando fisso gli occhi scuri che diventavano piccoli e tremavano e poi si fermarono. La donna mise via la sciarpa, abbassò con delicatezza le palpebre della madre, la risistemò su un po’ più dritta, cominciò a versarsi il caffè e prima di berlo ne gustò il profumo che copriva ogni altro odore.

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