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London calling – Terza parte

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London calling – Seconda parte Muri parlanti Angel, Islington Pensiero del giorno: "E’ facile seguire le istruzioni. Ma tu, cosa hai costruito...

London calling – Seconda parte

Muri parlanti

 

Angel, Islington

Pensiero del giorno: “E’ facile seguire le istruzioni. Ma tu, cosa hai costruito davvero?”

Questa è una delle frasi in cui m’imbatto ogni mattina. Sono scritte su una lavagna, all’ingresso della metro di Angel. Oggi sono finalmente riuscita a incontrare uno degli autori. Semplicemente, si tratta di un inserviente della metro; non ce n’è uno fisso, fanno un po’ a turno, prendendo spunto da citazioni o inventando di sana pianta. John, che è quello più appassionato – quarant’anni, quel che rimane di biondo, accento del nord – mi propone di portargliene una io, domani mattina. Penso che sarà questa:

“What are days for?

Days are were we live.

They come, they make us

Time and time over.

They are to be happy in:

Where can we live but days?”

È una poesia di Philip Larkin, si chiama “Days” ed è citata nel libro “One day” (da cui il nome?) di David Nicholls, per cui tutti stanno impazzendo, me compresa, visto che il film con Anne Hathaway diretto da Lone Scherfig uscirà venerdì. Sulla metro è pieno di gente – solitamente donne – con il naso ficcato nella copertina arancio fosforescente. Anche se non tutti sono così presi da dimenticarsi di scendere dal treno alla fermata giusta, come faccio io. L’ho letto in due giorni e non ho smesso un secondo di parlarne alla mia coinquilina, che ha deciso di iniziarlo anche lei. Non ho ancora capito se mi è piaciuto davvero o se è solo morbosa curiosità per il gossip, mischiato a un vago senso d’immedesimazione e a reminescenze sul filo di Amore ai tempi del colera. Sospendo il giudizio, almeno fino a venerdì.

 

Peckham, South London

Dopo i riots, i Londoners non si sono dati per vinti e hanno reagito alla grande. Non solo operativamente, come il gruppo che al grido di Clean the Riots è sceso in strada armato di scopettoni e palette e ha risistemato le strade, ma anche dal punto di vista emotivo.

E così a Peckham, al posto della vetrina distrutta di Poundland (il nostro Tutto un Euro, per intenderci), è stato eretto un Muro della Pace fatto di post-it colorati. L’idea è di quattro membri dello staff del Peckham Shed Youth Theatre, che all’indomani delle aggressioni hanno deciso di raccogliere i pezzettini di vita di coloro che vivono nel quartiere e di attaccarli insieme, per coprire i vetri rotti. Mani di tutti i colori e le grandezze hanno scritto sui post-it il motivo per cui amano questo quartiere:

“La pace vincerà” – “E’ la mia casa” – “Noi siamo più forti di loro” – “Qui ci sono persone che si rispettano a vicenda”.

Piccola postilla: Philip Hensher, sull’Independent di domenica, fa notare che i rioters che hanno spaccato e svaligiato i negozi a Clapham Junction hanno però lasciato intatta la vetrina del Waterstone’s Bookshop. Poi possiamo anche dire che la cultura non serve a nulla.

 

Link utili:

http://www.riotcleanup.co.uk/

http://www.peckhamshed.com/category/homepage/

 

Bansky

Bansky, anonimo artista londinese che dissemina graffiti irriverenti in giro per l’Europa, è ormai diventato un’icona. Letteralmente. Infatti, se prima dovevi chiedere a qualche appassionato di aiutarti a localizzare i suoi lavori in giro per Londra, ora basta scaricarsi l’app, che ti segnala dove sono quelli più vicini a te. E, se non hai voglia di inseguirlo da un muro all’altro, puoi sempre fare il tour virtuale, oppure guardare i video e le altre installazioni. Comodamente seduto davanti a un the.

 

Link utili:

http://www.banksy.co.uk/

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