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Animali d’estate

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Quando eravamo piccole io e mia sorella trascorrevamo ore a fantasticare sul nostro animale inventato. Mai avrei immaginato che a quarant’anni ne avrei incontrato uno.

Quando eravamo piccole io e mia sorella trascorrevamo ore a fantasticare sul nostro animale inventato. Mai avrei immaginato che a quarant’anni ne avrei incontrato uno. Per forza che non l’avevo mai notato. Se mai lo intravidi, fra le fronde di un albero, nel buio della notte, lo scambiai di sicuro per un gufo con le sue zampette da pollo, il corpo paffuto e gli occhioni gialli.

Nell’avvistare l’ampiezza alare delle sue estremità di pipistrello rotearmi sulla testa avrò di certo urlato e, con le mani fra i capelli, sarò corsa il più lontano possibile. Tutt’ora, se mi imbattessi nelle orme delle sue tre unghie, impresse sulla spiaggia di mattina presto, lo crederei senza dubbio un gabbiano.

Invece, io e mi sorella, ce l’eravamo sempre immaginato con zampe da uccello, testa di gatto e con il corpo affusolato avvolto in un gran pannolone, chiuso con il velcro, proprio sotto all’ombelico. Magari le ali ce l’aveva pure dietro la schiena, ma noi l’abbiamo sempre disegnato di fronte.

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