Umberto Eco: “trasformiamo la biblioteca in una grande macchina per il tempo libero”

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C’è una distonia, una mancanza di intesa tra il cittadino e la biblioteca. È un problema di civiltà e noi non intuiamo quanto ancora lo strumento biblioteca sia una cosa ignota ai più.
C’è una distonia, una mancanza di intesa tra il cittadino e la biblioteca. È un problema di civiltà e noi non intuiamo quanto ancora lo strumento biblioteca sia una cosa ignota ai più.

Queste parole, nel 1981, le pronunciava Umberto Eco in occasione del suo intervento per la celebrazione dei 25 anni di attività della Biblioteca Comunale di Milano con sede a Palazzo Sormani. Sulla concezione di biblioteca, trovare “qualcosa” non è stata impresa semplice. Però internet, alla fine, se si ha caparbia, riesce a non deludere. E infatti, anche questa volta, non sono stata delusa: dopo l’ennesima ricerca googloiana, in cui ho sperimentato tutte le combinazioni possibili attinenti al significato di “concezione di biblioteca”, sono incappata proprio nell’intervento di Eco.

Eco, 30 anni fa, ha sollevato una serie di questioni che sembrano non essere state superate e sulle quali, forse, una riflessione è necessaria.
 Eco sognava la trasformazione della biblioteca in un universo a misura d’uomo, cioè in un universo anche gaio, anche con la possibilità del cappuccino, anche con la possibilità per i due studenti in un pomeriggio di sedersi sul divano e, non dico darsi a un indecente amplesso, ma consumare parte del loro flirt nella biblioteca, mentre si prendono o rimettono negli scaffali alcuni libri di interesse scientifico, cioè una biblioteca in cui faccia venire voglia di andarci e si trasformi poi gradatamente in una grande macchina per il tempo libero… Concludendo con un: Riusciremo a trasformare l’utopia in realtà?



Cappuccino? Divano? Flirt? In biblioteca? No no no no no.
L’utopia sembra essere ancora fortemente reale e ben lontana dall’intenzione di avvicinarsi alla realtà.

L’idea di biblioteca in Italia è più vicina a quella di un luogo di reclusione che di un posto piacevole.
La noia deve regnare sovrana.
Qualsiasi forma di piacere è bandita.
Impossibile dunque trascorrere un sabato pomeriggio leggendo un giornale o un libro in un luogo confortevole che abbia le sembianze di una biblioteca.
Impossibile in biblio vedere qualcosa di diverso da studiosi con la testa china su un libro per ore ed ore (quando si avvicinano gli esami le sale assumono una fisionomia simile a manicomi: solo studenti che guardando il soffitto ripetono le lezioni – ovviamente a voce rigorosamente bassissima, impercettibile), e poter invece incontrare genitori con i bambini, ma anche nonni, giovani, meno giovani, studiosi, o chi di studiare ha smesso da un bel po’ o non ha mai iniziato.
E gli orari poi, dire “rigidissimi” potrebbe suonare quasi come un complimento.
 Dopo le 19.30 tutte chiuse.
 Sabato: al massimo aperte fino alle 12.30.
 Domenica: blindate. Agosto e festività: nemmeno a parlarne.
 Insomma, già gli orari dimostrano come ci sia una volontà di base di escludere la biblioteca da una sua ipotetica associazione al tempo libero.

Eco, sempre nel suo discorso di 30 anni fa, citava anche l’Unesco:
So che l’Unesco è d’accordo con me: «La biblioteca… deve essere di facile accesso e le sue porte devono essere spalancate a tutti i membri della comunità che potranno liberamente usarne senza distinzioni di razza, colore, nazionalità, età, sesso, religione, lingua, stato civile e livello culturale». Un’idea rivoluzionaria. E l’accenno al livello culturale postula anche un’azione di educazione e di consulenza e di preparazione.
E poi l’altra cosa: «L’edificio che ospita la biblioteca pubblica dev’essere centrale, facilmente accessibile anche agli invalidi ed aperto ad orari comodi per tutti. L’edificio ed il suo arredamento devono essere di aspetto gradevole, comodi ed accoglienti; ed è essenziale che i lettori possano accedere direttamente agli scaffali».

No no no no.
L’Unesco, in Italia, non viene preso minimamente in considerazione – almeno, per quanto riguarda le biblioteche.
L’unica biblioteca italiana che sembra avvicinarsi a questa idea è la Salaborsa di Bologna: attiva, viva, ricca di attività: un luogo dove qualsiasi tipologia di cittadino (bambini, nonni, studiosi, mamme, studenti liceali, papà, universitari, eruditi, non-eruditi, turisti) ha la possibilità di poter trascorrere un banalissimo pomeriggio infrasettimanale. Questa è Bologna. Mentre in città come Milano e Roma non c’è nulla di simile.

Eco nelle sue considerazioni di tre decenni fa, prendeva come esempio di biblioteche da lui amate la Sterling Library di Yale e la nuova biblioteca dell’Università di Toronto. Seppur diverse, entrambe estere. Entrambe d’Oltreoceano.

Io, invece, oggi, vorrei prendere ad esempio una biblioteca più che contemporanea e appartenente al Vecchio Continente: la Nuova Biblioteca di Amsterdam.

Progettata dall’architetto Jo Coenen, sembra fatta su misura della definizione dell’Unesco:
– si può entrare senza l’imposizione di lasciare in un armadietto (in Italia spesso assente, perché tutti occupati, nonché causa di attesa) anche le proprie mutande
– è possibile consultare liberamente qualsiasi tipo di testo
– si può stare in aule studio totalmente silenziose oppure in altre in cui invece è consentito parlare
– ci sono poltrone in cui potersi concedere una pausa con la lettura di una rivista, un quotidiano, un libro…
– si può ascoltare della musica o vedere dei film
– esiste il prestito di dvd
– i bambini sono ammessi (da noi i bambini hanno delle Biblioteche “apposite”) e hanno una zona ricca di attività su misura per loro
– si può mangiare e bere il famoso cappuccino di Eco! perché all”ultimo piano c’è un caffè-ristorante da cui tra l’altro si gode una vista bellissima della città
– ah e ovviamente, lì è talmente scontato che lo stavo dando per scontato anche io: wi-fi ovunque….

Qualcuno sicuramente potrà obiettare che un tipo di biblioteca come questa comporta dei rischi inaccettabili, come ad esempio il maggior “pericolo” cui i libri sono esposti perché i controlli minori, e anche una maggiore facilità a potersene impossessare impropriamente ed illegittimamente.
A questa obiezione però non rispondo io, ma ancora una volta Umbero Eco: Bisogna scegliere se si vuole proteggere i libri o farli leggere…. Bisogna che uno dei due ideali prevalga, poi si cercherà di fare i conti con la realtà per difendere l’ideale secondario. Se l’ideale è far leggere il libro, bisogna cercare di proteggerlo il più possibile, ma sapendo i rischi che si corrono. Se l’ideale è proteggerlo, si dovrà cercare di lasciarlo leggere, ma sapendo i rischi che si corrono.

Quel che sembra mancare a noi è una sorta di educazione al libro, che poi forse potremmo dire essere una componente mancante di quell’aspetto che nei luoghi comuni identifichiamo come la “mentalità”: già, perché all’estero la mentalità è un’altra.
Ma non è che forse all’estero è l’educazione ad essere un’altra?

Usare la biblioteca è un’arte talora sottile… Bisogna insegnare ai ragazzi come si usa la biblioteca, come si usa un visore per microfiches, come si usa un catalogo, come si combatte con i responsabili della biblioteca se non fanno il loro dovere, come si collabora con i responsabili della biblioteca. Al limite vorrei dire se la biblioteca non dovesse essere potenzialmente aperta a tutti bisognerebbe istituire, come per la patente automobilistica, dei corsi, corsi di educazione al rispetto del libro, e al modo di consultare il libro. Un’arte molto sottile, ma a cui bisognerà richiamare appunto la scuola e chi è preposto all’educazione permanente degli adulti, perché, lo sappiamo la biblioteca è un affare della scuola, del comune, dello stato.

Finché continueremo a nasconderci dietro l’alibi così comodo della “mentalità”, l’idea di biblioteca sognata da Eco, dall’Unesco, da me, da molti altri di noi, affonderà sempre più le proprie radici nell’esistenza dell’utopia; mentre la “biblioteca della realtà” non potrà far altro che far accrescere la propria mancanza di intesa con il cittadino, continuando a tener celata la propria forza ai più.
Chissà, forse dovremmo iniziare ad educarci…

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