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London calling – Seconda Parte

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London Calling – Prima Parte È difficile concentrarsi, mentre fuori dalla finestra le sirene delle volanti passano strillando davanti alle saracinesche abbassate e ai pub insolitamente chiusi.

London Calling – Prima Parte

È difficile concentrarsi, mentre fuori dalla finestra le sirene delle volanti passano strillando davanti alle saracinesche abbassate e ai pub insolitamente chiusi. Gli elicotteri sorvolano il nostro appartamento ad Angel, Islington, un quartiere nella zona est di Londra, per il momento ancora illeso. Il cuore dei riots batte più a Sud: Tottenham, Hackney, Lewisham, Peckham, Croydon e Clapham Junction. I giornalisti in giacca e cravatta della BBC News aggrottano la fronte davanti ai roghi che illuminano le periferie, come era successo qualche anno fa a Parigi. Su BBC Four invece stanno trasmettendo uno speciale sui riots degli anni Ottanta, primo piano sulla chioma di Margaret Thatcher incluso.

È difficile, ma si deve, perché dubito che accettino qualche scusa alla London School of Journalism. I compiti sono compiti, non c’è storia. Certo, avrei potuto farne qualcuno nel weekend, invece di bighellonare in giro per Londra – ma si sa, il richiamo vintage di Brick Lane non è una cosa a cui si può resistere troppo a lungo.

 

Stasera sono alle prese con due features, ovvero con due pezzi di approfondimento su altrettante notizie di cronaca. Si tratta di un allenamento per abituare il nostro cervello, normalmente afflitto da forme di atrofia googleiane, a produrre idee partendo dalle pagine dei giornali, per poi svilupparle attraverso ricerche e interviste. Lungo, ma non angosciante come il primo compito della settimana scorsa, che ha rappresentato per tutta la classe una sfida non da poco. Andrew Knight, il nostro teacher, ci ha chiesto di scrivere una storia interessante che avesse come protagonista una carpa. Niente lucci o pesci siluro. Solo carpe, possibilmente di dimensioni considerevoli. Inutile dire che l’impresa sembrava impossibile: nessuno sapeva nulla delle carpe e soprattutto a nessuno è mai passato per la testa che potessero rendersi capaci di avventure particolarmente folgoranti – ma proprio qui sta il punto. Infatti, dopo un giorno e una notte passate a studiare l’ecosistema fluviale, le abitudini delle carpe, gli aneddoti raccontati nei blog dai carpfishers – , esistono dei blog dedicati alla pesca di carpe e , ci sono delle persone che li frequentano intensamente – qualcuno di noi è anche riuscito a scrivere dei pezzi piacevoli. La mia carpa si chiamava Ernie e pesava 60 kg, se a qualcuno dovesse interessare.

 

Dopo la carp story, quindi, i successivi report giudiziari – grazie ai quali so tutto delle corti di giustizia inglese e dei termini tecnici per parlare dei processi, su cui ho invece dei seri dubbi in italiano – mi sono sembrati acqua fresca. Per farci immergere a fondo nell’atmosfera dell’avvocatura della City, la scuola ha organizzato una visita alla Corte di Horseferry Road, dove abbiamo seguito alcuni processi, in cui ho imparato le seguenti cose:

 

a)    Non si può voltare le spalle ai giudici. I poveri impiegati che lavorano in aula, quindi, sono costretti a retrocedere in stile gambero. Non importa quanta strada debbano percorrere e quanti faldoni abbiano in mano;

 

b)   In alcune aule la temperatura raggiunge livelli inaccettabili, per cui i giudici si fanno portare dei pratici ventilatori con cui si rinfrescano, alla faccia di tutti gli altri. Ovviamente, è molto difficile non scoppiare a ridere mentre il giudice parla tutto impettito, cercando di non fare caso all’aria che gli scompiglia la chioma.

 

c)   È opportuno non fare commenti ad alta voce, visto che tra il pubblico spesso siedono i familiari degli imputati. Niente “ommioddio che faccia da criminale!”, ma neanche “per fortuna che gli hanno dato 6 mesi”.

 

Inutile dire che dopo due ore sono evasa – e visto il luogo è proprio la parola adatta – e sono andata a visitare Westminster, la House of Parliament. Purtroppo, i politici inglesi erano in vacanza, e quindi non ho potuto ficcare il naso nei dibattiti parlamentari, che i miei coinquilini anglofoni mi hanno descritto come particolarmente interessanti. “Mai come quelli italiani”, ho detto io. “Voi mica ce l’avete Scilipoti, a cui urlano ‘Munnizza!’ in aula”. Loro mi hanno guardato un po’ storto, per cui ho dovuto tirare fuori un paio di video da Youtube e tradurre il nostro in alcuni suoi momenti epici. Scilipoti a parte, la House dei Lords e quella dei Commons sono davvero spettacolari. Grazie al mitico Nagel, la più simpatica delle guide che mi sia mai capitata di incontrare, ho scoperto che:

 

a)    Il Parlamento è rettangolare e non ha gli scranni come il nostro, ma delle panchine foderate (rosse per i Lords e verdi per i Commons) su cui i politici stanno scomodamente seduti, uno appiccicato all’altro. Per questo i più importanti si chiamo frontbenchers e quelli che stanno dietro backbenchers;

 

b)   Nessun documento voluminoso è allowed: i politici se vogliono parlare lo devono saper fare, punto e stop. Nagel non sapeva dirmi se si possono portare gli Ipad. Gli ho detto di controllare, prima che succeda che qualche deputato si metta a giocare a “Piante contro zombie”, come fanno da noi;

 

c)    David Cameron e Ed Miliband sono seduti uno davanti all’altro. Nel caso volessero tirarsi una torta in faccia, non possono superare le linee bianche segnate sul pavimento, che distano una dall’altra la misura esatta di una spada e mezzo;

 

d)   Sul tavolone in mezzo alla Camera dei Commons c’è uno scrigno contenente i più importanti libri sacri del mondo, così tutti i parlamentari possono giurare, a seconda della loro fede religiosa – quando si dice multiculturalismo;

 

e)    Per votare, tutti i politici devono uscire dalle Camere e disporsi in meno di 8 minuti (c’è un apposito individuo che strilla loro di affrettarsi) nei corridoi a lato dell’edificio: quello a destra è dei “sì”, quello a sinistra dei “no”. Da lì, rientrano nella Camera passando davanti a due scrupolosi impiegati, che segnano il loro voto. Ho detto a Nagel che esistono ormai dispositivi tecnologici che permettono di votare seduti, ma si vede che a loro piace far correre i deputati da una parte all’altra;

 

f)     La Regina, durante il discorso di apertura, si siede su un meraviglioso trono dorato mentre il Re ha un seggiolino piccolo e inutile alla sua destra. Non aggiungo ulteriori commenti.

 

 

Mentre scrivo, uno dei miei innumerevoli coinquilini sbatte la porta d’ingresso. È appena rientrato dal lavoro, all’una di notte, dopo essere stato bloccato nel traffico dalla polizia: gli hanno chiesto di togliersi la cravatta e di far scivolare la giacca fino a metà manica, in modo da avere le braccia bloccate, nel caso a qualcuno venisse l’idea di fare più casino di quello che già c’è. Dice che è stato terribile vedere il fuoco, e il fumo, a pochi passi dal centro. Gli auguro la buonanotte e mi rimetto al computer, ché la notte è lunga. E le sirene continuano a strillare.

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