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Magna Graecia e la cultura diventa Festival

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"Un itinerario attraverso i reperti della Magna Graecia che affiorano alla superficie insieme ai frammenti dei poeti e dei filosofi che, da queste terre...

“Un itinerario attraverso i reperti della Magna Graecia che affiorano alla superficie insieme ai frammenti dei poeti e dei filosofi che, da queste terre, hanno impresso un segno indelebile allo sviluppo del pensiero occidentale”. L’ottava edizione del Magna Graecia Teatro Festival Calabria si sgrana in tredici siti archeologici, 21 spettacoli, 66 rappresentazioni e un direttore d’eccezione: il Maestro Giorgio Albertazzi. Una Conferenza Stampa di presentazione dell’evento 2011 nella sede della Regione Calabria a Roma, in Piazza dei Campitelli, alla presenza del Presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti,  del Direttore Artistico della rassegna e di alcuni dei protagonisti delle rappresentazioni dell’estate calabrese tra cui Eleonora Brigliadori, Gaia De Laurentis, Rossella Brescia, Mariangela D’Abbraccio, e il gioco è fatto.

E solo così protagonisti, direttore artistico e pubblico si “incontreranno” tra le antiche rovine di luoghi dal sapore “virgiliano” e  dall’aria sobria che incutono timore e rispetto nelle tarde ore del giorno, proprio quando la mente vaga tra i ricordi degli avi e il tempo presente è scandito dal quotidiano.  C’è l’Anfiteatro dei Ruderi di Cirella, il Parco Archeologico  di Capo Colonna e lo Scolacium di Roccelletta, l’Abbazia Benedettina di Lamezia Terme e il Castello Aragonese di Reggio Calabria, e c’è anche  la Villa Romana di Casignana, e il Tempio di Marasà a Locri, il Teatro di Torre Marrana di Ricardi e il Parco delle Rimembranze del Castello Normanno di Vibo Valentia.

Ma una voce sulle altre s’innalza impetuosa sul giorno e nella sala per parlare di Calabria, di spettacoli e di cultura. È la voce del Maestro Albertazzi: “la cultura, tutti ne parlano ma nessuno ne sa. La cultura non è informazione e non è fare delle cose. La cultura è un modo di vivere”.  Si rincorrono persino i festeggiamenti per “i 150 anni dell’Unità d’Italia che sono stati ricordati in tutti i modi pensabili e immaginabili ma nessuna delle persone di cultura del nostro paese ha evocato l’Eneide. L’Italia esisteva prima dei 150 anni. E la Calabria non era semplicemente la Calabria di oggi ma arrivava fino alla Puglia e alla Campania. C’erano gli italici e gli italioti. Qui nasce la Magna Graecia”. E per il Magna Graecia Teatro Festival il Maestro aveva pensato “alla grande”, a “un pezzo dell’Eneide con la barca che viaggia intorno alla Calabria, gira tutto il Peloponneso, gira tutta la Sicilia, Cariddi e poi finalmente arriva al Lazio, dove nasce Roma”, un progetto che per tempo e denaro non è stato possibile “ormeggiare”, anche se “è vero che l’Eneide non è un capolavoro totale come è Omero, l’Odissea, ma comunque, Virgilio è il maestro di Dante. Addirittura è collegabile anche a Dante”.

E in questo lungo viaggio, tra l’antico della storia e dei siti archeologici della Calabria, Giorgio Albertazzi riconosce che alla fine “abbiamo cercato di salvare qualche cosa dell’Eneide e lo spettacolo di apertura dal titolo Kroton, Lokroi e la Barca di Enea nato su un progetto mio” è un percorso semiserio, che intreccia “ironia e logos, mescolando materiali del repertorio classico, concitazioni della farsa fliacica, una sorta di commedia popolare, in gran parte improvvisata, rappresentata da attori girovaghi, diffusa in Magna Graecia dal V al III secolo a.C.. Il tutto accompagnato da sonorità magiche e avvolgenti”.

 

Il discorso prosegue fra i mille interstizi degli spettacoli e degli scenari. Spettacoli in notturna con luci a rischiarare angoli suggestivi di resti pietrificati e di memoria irriverente. Musiche accompagnate dal ticchettio battuto di piedi su “palchi tamburo”.  E voci che parlano, narrano, raccontano di storie lontane.

 

La guerra, la gloria, il mare, le bonacce e le tempeste, le terre ignote e profumate, la stanchezza, il dolore, l’approdo, l’attesa: un meraviglioso gioco che trascrive una fiaba eterna. È danza, è teatro, è spettacolo. È La signora delle vigne da Yannis Ritsos.

 

E poi, ancora, Cassandra il capolavoro di Christa Wolf, un balletto di Luciano Cannito, che traspone in chiave moderna la Guerra di Troia ambientandola nella Sicilia degli anni Cinquanta.

 

Le serate si accavallano, le storie “sciorinano” miti, e gli attori si trasformano, viaggiano in mondi mitici e fantastici, rendono omaggio a tutti i caduti per la Patria, in tutte le guerre finché il gioco da polemico e riflessivo diventa commedia. È Lisistrata, una passeggiata nel colto mondo della poetica di Aristotele.

 

Ed ecco che quasi a rompere quell’incantesimo creatosi tra l’oratore e il pubblico nella sala della Regione, ritorna quella voce, quella del Maestro Albertazzi, a tratti alta e a tratti quasi sussurrata, a percorrere ancora storie di miti di ieri e di oggi fino ad approdare al periodo di crisi che sta attraversando il mondo dello spettacolo e del teatro: “io so di uno spettacolo a Napoli che da solo è costato un milione di euro. Io penso che, non è perché lo spettacolo non lo vale, ma non c’è lo possiamo permettere. Non ci possiamo arricchire con il teatro”.

 

E sul finale restano le parole di Anima latina interpretata da Mariangela  D’Abbraccio: “sono un’attrice, ma è la musica che mette più a nudo la mia anima e la mia femminilità liberamente, senza filtri, e lì sono latina. Potrei dire che la musica mi fa essere diversa, più vera, più profonda. Mi nutro, rubo dalla musica”.

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