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London Calling – Prima Parte

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A Londra, il primo di agosto, sembra di essere ad aprile. E per fortuna, perché avrebbe anche potuto sembrarmi inverno inoltrato, a giudicare dai commenti entusiasti dei miei...

A Londra, il primo di agosto, sembra di essere ad aprile. E per fortuna, perché avrebbe anche potuto sembrarmi inverno inoltrato, a giudicare dai commenti entusiasti dei miei nuovi amici londinesi, che hanno visto ben poco sole quest’estate. È in questo clima decisamente tiepido e accogliente che ha inizio la mia prima giornata nella capitale britannica, dove trascorrerò il prossimo mese per frequentare il corso di giornalismo della London School of Journalism.

Purtroppo, la colazione è ancora all’insegna di mamma Italia: non riesco a resistere davanti a un cornetto alle mandorle formato astronave e a una tazza di cappuccino delle dimensioni (e, ahimè, il sapore) di una scodella di brodo. Prometto che nel giro di una settimana riuscirò anche ad affrontare l’uovo fritto e il bacon alle sette e mezza del mattino. Mentre puccio l’astronave nel brodo, quindi, riesco a farmi la prima passata di rassegna stampa. Le solite notizie: le ultime news sul caso Murdoch, il leader laburista Ed Miliband che fa pace con il fratello, il Primo Ministro inglese David Cameron che viene insultato da una cameriera italiana che non vuole portargli il caffè, il Primo Ministro Italiano che viene preso per i fondelli su scala mondiale. Unico elemento degno di nota: i politici inglesi sono bruttissimi. Sembra proprio che abbiano fatto una retata di tutti i compagni di classe sfigati, anonimi e incapaci di abbinare una cravatta a una camicia, li abbiano dotati di un set di parrucche bionde e unticce e ficcati in Parlamento. Giuro che non mi lamenterò mai più dei politici italiani, che almeno i vestiti li sanno comprare.

Essendomi alzata all’alba, ne approfitto per fare un giro per il quartiere dove vivo, Angel. È un posto supercarino in perfetto stile inglese: case a tre piani con giardinetto, viuzze piene di pub e il Regent’s Canal, che ovviamente è già stato scelto come luogo per la corsetta serale, che scorre tranquillo, tra papere d’ordinanza e alghe verdastre. L’avventura continua poi in una delle metropolitane più pulite ed efficienti del mondo, forse anche grazie alla complicità degli imminenti giochi olimpici, che in una mezz’oretta mi fa attraversare la città e mi porta a destinazione: Maida Vale, 126 Shirland Road. La sede della scuola, di per sé, non sembra promettere niente di speciale. È un palazzetto normale, in mattoni scuri, con un cortiletto e alberi altissimi sul retro. Ma è evidente che oggi è la giornata all’insegna del calore: perché è così che Chaterine, l’efficientissima responsabile organizzativa, e il giornalista Andrew Knight mi accolgono appena arrivata. Il mio gruppo, neanche a dirlo, è pieno zeppo di italiani. “Sarà perché scappate tutti da un sistema complesso e poco meritocratico”, sintetizza il prof. La Little Italy sospira e alza le spalle. La restante parte del gruppo, invece, è composta di studenti provenienti da tutto il mondo, dall’India al Canada, dalla Cina alla Nigeria. Insomma, dalle poche chiacchiere che riusciamo a scambiare durante le pause, si preannuncia davvero un’esperienza interessante.

Il primo giorno di lezione, in realtà, scivola via come tutti i primi giorni di scuola: qualche spiegazione pratica, presentazioni e assegnazione dei compiti. Uno lo dobbiamo fare subito in diretta, davanti agli occhi azzurri e benevoli di Andrew: scrivere due articoli in un’ora, stamparli e consegnarli pronti per la pubblicazione alla mitica Catherine, prima che l’orologio raggiunga le 5 o’clock. La prima prova di efficienza e velocità, insomma, tanto per farci capire che qui non si scherza. La filosofia della scuola, infatti, è quella di metterci alla prova, di pungolarci e di tenerci sotto pressione come in una vera e propria redazione. Perché il giornalista, ci spiega Andrew, non è solo un tipo istrionico e poliedrico come ci fanno vedere nei film; è soprattutto uno “thick-skinned”, con le spalle larghe, i nervi saldi e una gran dose di determinazione. E, soprattutto, con una bella spolverata di pazienza, che è l’unica cosa che ti permette di portare a termine il tuo lavoro, nonostante i mille inconvenienti e le persone sgradevoli che faranno di tutto per impedirtelo. Dopo questa lezione di stampa – e di vita – Andrew ci lascia liberi di scorrazzare per Londra, alla ricerca di un pub e di una birra fredda. Che, neanche a farlo apposta, ci viene servita da due giovani italiani d.o.c. “Anche voi qua?”, “Certo, cosa restiamo a fare in Italia?”.

Quando qualcuno si accorgerà di quello che sta succedendo, ormai, sarà troppo tardi.

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