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Il processo creativo dei film di Natale

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Ogni anno, a Natale, faccio un film per  lo stesso produttore e ogni volta è la stessa storia. Lui mi chiama e dice cose del tipo: – Allora ce l’hai pronto il film di Natale? – Natale? – dico ogni volta io- ma siamo già ad agosto, non ce la farò mai.

Ogni anno, a Natale, faccio un film per  lo stesso produttore e ogni volta è la stessa storia. Lui mi chiama e dice cose del tipo:

– Allora ce l’hai pronto il film di Natale?
– Natale? – dico ogni volta io- ma siamo già ad agosto, non ce la farò mai.
– L’hai detto anche l’hanno scorso – dice lui- vedrai che ce la farai.

Di solito la telefonata si conclude con una sua battuta.

– Mi raccomando il titolo. Che contenga la parola “Natale”.

Sempre la stessa storia, ogni anno devo tirar fuori un film in pochi mesi. Mi rimbocco le maniche e mi adopero per  la preventiva fase di documentazione. Stilo una lista di film e di pellicole che devo mangiare, la faccio avere al produttore. In pochi giorni mi vengono spediti a casa diversi chili di celluloide. Quando ho tutto il materiale, mi chiudo in ufficio e inizio a mangiare. Giorno dopo giorno, per diversi mesi.

In quel periodo non faccio altro. Ventiquattro ore su ventiquattro: divoro film.

Appena finisco di mangiare l’ultima pellicola, che è già inizio dicembre, vado negli uffici di produzione portando con me un contenitore vuoto di pizze cinematografiche. Dalla segretaria mi faccio indicare il bagno e chiedo di avvisare il produttore che tra poche ore sarà pronto il film.

Mi chiudo dentro, prendo una rivista, raccolgo le idee, mi concentro e comincio a fare il film.

Esco dopo qualche ora, visibilmente provato dal duro lavoro. Vado nell’ufficio del produttore e gli poggio sulla scrivania la pizza con dentro il film.

– Ecco il tuo film – gli dico – è ancora caldo.

Dalla pellicola viene ricavato il trailer. Viene avviata la macchina della pubblicità e nel giro di pochi giorni migliaia di persone andranno al cinema a vedere la mia nuova opera.

Mi dispiace solo di non aver mai assaggiato un mio film: un po’ per paura, un po’ per etica professionale e un po’ perché sono certo che non riuscirei a gustarlo, conoscendo nel dettaglio il processo creativo che l’ha generato.

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