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Richiesta di amicizia

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Ho appreso quello che c’era da sapere. Ora voglio di più. Ma ho bisogno del tuo consenso. Ho visto la tua foto: hai un bel corpo, il tuo profilo è aperto ma non sono ancora tuo amico.

Ho appreso quello che c’era da sapere. Ora voglio di più. Ma ho bisogno del tuo consenso. Ho visto la tua foto: hai un bel corpo, il tuo profilo è aperto ma non sono ancora tuo amico. L’approccio via messaggi è meno invasivo: entro nelle tue grazie, ti fidi di me ed è fatta. Diventare amici è una condizione necessaria.

– Ciao.
– Chi sei?
– Blue Light.
– Un bel nome, ma non è il tuo vero nome, giusto?
– E’ un nome che mi somiglia.
– Quanti anni hai?
– Non ne ho.
– Dai, non scherzare, quando sei nato?
– Un minuto fa.
– Dunque sei del Leone.

Parli di segni zodiacali, sei una che crede all’astrologia, una come te fa al caso mio, non dovrò combattere molto per convincerti.

– Tu sei dei Pesci?
– Sì, affinità cinque stelle.

Riempi di faccine sorridenti la risposta. Ma sì, ridi. Il riso è un antidepressivo naturale e io ho voglia di divertirmi. Aiuta a superare i brutti momenti. Ma non è ancora un brutto momento.

“Vorrei essere un sogno che senza anelli naviga.” La descrizione del tuo stato mi è piaciuta ma è stata la tua foto a intrigarmi. Quella con gli occhi truccati di nero. Sto per scriverti cosa mi piace di te – perché me lo hai appena chiesto – ma un calo di tensione risucchia i dati, resetta la connessione, cancella la tua pagina.  Ma ti ritrovo, sì che ti ritrovo, ho memorizzato l’indirizzo. Accedo: sei ancora lì e hai voglia di sapere.

– Allora, cosa ti piace di più?
– Tutto. Sei perfetta.
– Ti piacerei di più se fossi bionda?

Sei ingenua piccola, ti fai mille problemi sull’essere carina: hai due braccia, due mani, due gambe, due piedi, un corpo per tenerli insieme, una testa per comandarli. Non è il colore dei tuoi capelli che mi interessa, né il tuo vestito troppo corto, ma tutto quello c’è sotto.

– Ti piace il cinema?

Continui con le domande da primo appuntamento e in fondo è come uscire insieme per la prima volta. Conosco bene la mia natura controversa, così distante dalla realtà che le ragazzine della tua età sognano. Non sono io quello che cerchi, ma te lo lascio credere. Inizi a fidarti di me. Non ti mostro il mio volto, ti spiego che “per il momento preferisco così” e non ti offendi anzi mi inviti a guardare le altre tue foto e mi chiedi di commentarle.

– Non posso, – ti spiego – non sono abilitato ai commenti, non sono ancora tuo amico.

Se accetti la mia amicizia il gioco è fatto. Ma sei una dura, più di quanto credessi.

– Inviami un messaggio.

E allora navigo di nuovo fra le tue foto. Le ho già viste, ma mi piace, mi piace che ti piace fare le smorfie, mangiare la pizza con le amiche, correre in riva al mare. Non hai un ragazzo o forse sì, è coperto da una toppa in quella foto in cui stringi un orsetto fra le mani.

– Relazione complicata?
– E tu? Sei impegnato?
– In questo momento… sì, con te.

Non mi rispondi, non subito.

– Ti piacerebbe diventare mio amico?
– Non aspetto altro
– Mostrami la tua foto allora.

Non ti rispondo, non subito. Ma il mio desiderio sta crescendo. La voglia di entrare nella tua vita mi sta coinvolgendo a tal punto che potrei mostrarti il mio vero volto ma è matematico, non saresti più così interessata a me. E allora ci provo, gioco sporco, la faccio finita.

– Se accetti la mia richiesta di amicizia saprai tutto di me.
– Ok.

La tua risposta è concisa, il passo è breve. La nostra conoscenza non avrà limiti, potremo navigare l’uno nella vita dell’altro. Senza divieti. Saremo liberi di fare quello che vogliamo. Sono libero di fare quello che voglio. Le tue dita sulla tastiera stanno cercando di dirmi qualcosa e il momento è propizio.

Ti scivolo dentro, da sotto le unghie. Risalendo le falangi raggiungo la spalla, costeggio il collo e affondo nella schiena, diramandomi nei tessuti attraverso il midollo. Inseguo i tuoi nervi e tiro dritto sul cuore. Un fremito ci avvolge: il tuo grido è lancinante ma si spezza a mezz’aria diventando il mio respiro. Un ritmo sostenuto sorprende le mie orecchie, annuso la vita gonfiando il petto e la pancia mentre la bocca inumidisce la lingua. Alzo le braccia per vedere le mani, mordo le dita per sentirle mie.

Il mio sguardo si accende di un azzurro elettrico, me lo dice lo specchio al di là del monitor. La stanza è un insieme di forme e di colori li vedo per quello che sono, non una fila di uno e di zero. Tutto è tangibile, tutto è da esplorare basta alzarsi e intraprendere il viaggio.

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