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Adotta uno scrittore. In viaggio con Rita (seconda parte)

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Negombo!? Certo che l’ho sentito nominare! Lo conosco bene, anzi! È una località – piccola città, spiaggia e laguna – dello Sri-Lanka!

Negombo!?

Certo che l’ho sentito nominare! Lo conosco bene, anzi! È una località – piccola città, spiaggia e laguna – dello Sri-Lanka! Ogni volta che vado con amici ci passo, per farlo vedere loro: è un posto particolare! Ma perché questo nome, qui a Ischia, a ottomila chilometri di distanza?

Mareggiata a Negombo, circa 37 km a nord di Colombo, Sri-Lanka. In evidenza una tipica imbarcazione di pescatori, a vela quadra, tinta con l’estratto di un albero locale
La laguna di Negombo (Sri Lanka) ospita al suo interno un piccolo ma affollato porticciolo. La parola Negombo venne usata per la prima volta dai conquistatori portoghesi che trasformarono la parola singalese Mīgamuva, che dava il nome alla laguna
Laguna di Negombo: tipica imbarcazione dei pescatori singalesi – prima in legno, ora in legno e vetro-resina – dotata di bilanciere
La spiaggia di Negombo ospita grandi stuoie di cocco sulle quali il pesce è messo ad essiccare

In effetti c’entra poco o niente, il nome esotico, con la baia di S. Montano, a Ischia, dove nel dopoguerra il conte Luigi Silvestro Camerini identificò il luogo dei suoi sogni e con pazienza e molto denaro riuscì a comprare – coadiuvato da un assistente-sodale-amico, Michele Castagna – tutte le piccole proprietà tra i due speroni di roccia e vegetazione (il promontorio di Zaro e il monte Vico) che racchiudevano la baia.

La baia di San Montano a Ischia, racchiusa tra il promontorio di Zaro (a sin. guardando il mare) e il monte Vico

Attualmente questo luogo è uno stabilimento idro-termale – il “Negombo”, appunto – aperto al pubblico; ma il modo in cui si è arrivati a tanto è stato alquanto complesso…

La particolarità del luogo erano (e sono) le sorgenti termali, ad una temperatura tra i 30° e i 45 gradi, da cui sono state ricavate numerose piscine e un bagno turco (Hammam).

Un’altra veduta della baia di San Montano, con le retrostanti piante e le piscine del Negombo

Ma le informazioni di Rita non si fermano a queste notizie che si possono trovare in qualunque opuscolo illustrativo.

– Ué guagliu’… e mica simme venute accà per farci un pediluvio!

Ma certo che sì..!

Pediluvi, semicupi e bagni interi ne facciamo …e tanti, entrando e uscendo dalle varie vasche e piscine alle più diverse temperature, fino all’esperienza quasi mistica del bagno turco …Come si chiacchiera bene col corpo immerso in un liquido amniotico, da cui solo la testa emerge …in poche altre situazioni!

Il tutto circondati da una vegetazione lussureggiante, a disposizione molto movimentata, su terrazze e saliscendi, con improvvisi slarghi che aprono la vista sul mare e sulla baia.

E tante piante… Piante comuni, essenze autoctone e piante tropicali, che nel periodo di primavera avanzata sono all’apice delle loro fioriture.

 

Quindi da una vasca all’altra – se ne contano ben 14, delle più varie tipologie e temperature – riprendiamo il filo di un discorso sempre interrotto ma mai lasciato cadere.

Siamo sulle tracce di legami con l’isola madre della prima immigrazione a Ponza di coloni ischitani (1734), su disposizione del governo borbonico; una seconda ondata migratoria mosse da Torre del Greco una quarantina d’anni dopo, e interessò l’altro estremo dell’isola.

L’avventuroso viaggio dei coloni ischitani verso Ponza e l’avventura della colonizzazione sono stati riproposti in diversi libri e altre opere: qui un filmato-documentario del 2009

Nel dialetto e nelle tradizioni dei ponzesi, ben evidente è l’imprinting della matrice di provenienza e molteplici sono stati nel corso dei secoli successivi gli scambi reciproci. Non ultimi, il recente libro della nostra amica (vedi nella prima parte) e questo viaggio – di curiosità e di scoperta – da indegni nipotini di quei rudi coloni.

 

In giro per l’isola ritroviamo tutte le essenze botaniche cui siamo abituati, da frequentatori di questo mare; ma anche mille altri richiami: dai modi di dire, alle tecniche costruttive dei solai a cupola per il recupero delle acque piovane; dalla cucina alle piccole cose del vivere quotidiano.

Agli aspetti comuni, in luoghi anche distanti dello stesso mare Mediterraneo, siamo adusi a fare un’attenzione precipua [V. su “O”: Piante mediterranee. L’isola misteriosa del 27.05.07; Campi e giardini nell’isola di lava. Mediterraneo grande madre del 20.09.09], ma qui a Ischia, più che altrove, con le isole dell’arcipelago delle Ponziane, si può parlare di identità.

 

Giungiamo quindi al Negombo, un giardino idro-termale tra i più grandi e rinomati dell’isola, di cui già ci aveva incuriosito il nome. La sorpresa cui Rita aveva misteriosamente accennato è che il duca Luigi Silvestro Camerini fondatore e ‘primo sognatore’ di questo luogo incantato ha avuto a che fare con Ponza: vi è stato confinato politico negli anni della guerra, tra il 1942-3. Fatto alquanto inusuale in tempi in cui la maggior parte dei ricchi nobili  – pur con gradi variabili di entusiasmo – aveva aderito al regime fascista.

Così del ‘duca’ abbiamo provato ad approfondire gli aspetti che l’hanno legato all’isola del confino (vedi più avanti); ma intanto ci si è imposto per questa realizzazione: l’acquisizione della baia di S. Montano – il futuro ‘Negombo’ – negli anni del dopoguerra.

Ad un approfondimento successivo (le lettere del duca Camerini alla cugina, dal confino di Ponza, gentilmente messe a disposizione dai figli) un nesso si ritrova: il Duca aveva il vezzo di attribuire nomi di fantasia a cose diverse, come si rileva da alcune frasi sotto riportate:

Certo bisognava avere una forte tempra e una bella fantasia, per riuscire a sognare cose belle, oltre la sopravvivenza immediata, nei tempi bui della guerra e subito dopo.

L’approdo delle prime piante, giunte via mare con i gozzi dei pescatori locali, nel 1947 (Foto Archivio Negombo)

Ci viene in mente Bruce Chatwin, altro grande viaggiatore e il suo libro sull’Australia: ‘Le vie dei Canti’ (The Songlines, 1987). Di come i vecchi del tempo antico ‘cantassero’ i luoghi, prima che quelli esistessero, e creassero tra loro connessioni non visibili, fondate sul canto…

Certo sarà stato anche un privilegiato il vecchio Duca, ricco in tempo di scarse possibilità economiche; ma ha lasciato buoni ricordi dovunque è passato.

Con Rita ne abbiamo seguito le tracce tra i vecchi di Ponza che ancora lo ricordano, camminatore indefesso, salutista ante litteram e… sognatore

 

Tra i sogni rielaborati dalla sua fantasia ci saranno certo stati i luoghi incantati visitati nei suoi viaggi esotici – abbiamo potuto vedere una sua foto giovanile sulla nave da crociera Conte Verde, durante una viaggio in Oriente, tra le due guerre -; posti di cui gli era rimasto l’eco di un nome: “Negombo” …E’ vero: il luogo è diverso, ma il nome ci sta bene…

 

A partire dalla intuizione iniziale di Rita, la curiosità ci porta a passare un’intera giornata al Negombo, e ad incontrare i curatori del Parco – ‘Giardino delle Acque’ “Negombo”: il figlio del duca Camerini, Paolo Fulceri e Marco Castagna, il figlio del suo assistente.

Sono loro a raccontarci per sommi capi la storia del Negombo.

Che ha cominciato ad essere bonificato a partire dal 1947, e arricchito di piante esotiche acquisite attraverso un vivaista-importatore di Napoli. Piante dall’Oriente, dall’Africa, dall’Australia… Pare che quella di viaggiare ‘in proprio’ e/o per desiderio dell’uomo sia una caratteristica precipua del mondo vegetale [V. su “O”: Piante e uomini in viaggio (terza parte)
 del 28.10.07 e precedenti].

Le piante sono state scaricate sulla spiaggia (Foto Archivio Negombo)

Tra i corsi e ricorsi di una grande realizzazione c’è anche il periodo del disamore e dell’abbandono, quando intorno agli anni ’60 il duca, forse turbato dal boom turistico dell’isola, forse perché preso da altri suoi interessi al Nord, si distacca dall’isola e dal progetto. Intanto al Negombo entravano tutti; e per di più gli scavi archeologici, che lui stesso aveva autorizzato, lo stanno distruggendo. Le piante spontanee e i rovi riprendono il sopravvento e il luogo impiega poco ad inselvatichirsi.

 

Rimette mano all’impresa, all’inizio degli anni ’70 la moglie del duca, la duchessa Adria Scaglia Camerini, che prende la decisione di trasformare il giardino privato in un luogo aperto al pubblico. È coadiuvata nell’impresa dal figlio Paolo Fulceri; fa parte del team anche il figlio del primo assistente del duca. Insieme ristabiliscono il sodalizio che già aveva legato i loro genitori.

Nelle vicinanze dell’uscita del Parco si innalza un maestoso Ficus (Ficus elastica), tra le prime piante messe a dimora dal Duca: altrove è una modesta pianta d’appartamento
L’elegante aspetto di Dasylirion, una pianta che somiglia a una palmetta o a una Cycas (per il tronco), ma appartiene invece alla famiglia delle Agavaceae

È del 1988 l’intervento dell’architetto-paesaggista Ermanno Casasco che  conferisce al luogo l’aspetto che ha ancora oggi; ripristina e ingrandisce i vecchi sentieri sul monte Vico e dispone sulle sue pendici un sistema di terrazzamenti ‘Le Balze’, con piscine  e fontane collegate tra loro da camminamenti tra una vegetazione rigogliosa.

Anche nell’intervento dell’architetto c’è una componente di casualità e ‘memoria’ inconsapevole. Ricorda infatti Casasco di aver visitato la baia durante un viaggio ad Ischia da giovane militare e di averlo poi dimenticato. Solo a distanza di anni, al cospetto del lavoro da intraprendere, recupera quel lontano ricordo e una vecchia foto della escursione con gli amici; vi ritrova i terrazzamenti che tanto lo avevano colpito e decide di ripristinarli in forma rivisitata.

La natura dell’intervento è infatti quello di riproporre gradinate e percorsi lungo le balze; continuare con l’integrazione delle specie locali con piante esotiche ben acclimatate e disporre “cannocchiali”, o vedute privilegiate e piscine lungo la salita: quasi un percorso iniziatico.

Afferma Casasco, in un suo scritto sul Negombo: “…In ogni caso ho fatto in modo che la presenza di piante esotiche non sia dominante rispetto alle essenze locali… Il risultato finale, se ci si pensa, sarà la ‘mediterraneità’ di questo giardino”.

 

La decisione di mantenere la commistione tra essenze autoctone e piante esotiche non è di poco conto. A parte che rispetta l’impostazione e il desiderio del Duca fondatore, risponde a criteri estetici e tiene conto della capacità delle piante di acclimatarsi – e vegetare rigogliose – in luoghi anche lontani dalla loro zona di origine. Viene sempre ricordato come esempio negativo la ‘crociata’ portata avanti da sedicenti puristi della flora isolana nella Capri del boom del turismo, quando ronde armate di zappe e falcetti fecero giustizia sommaria di piante considerate ‘estranee’ alla flora isolana. Furono bersaglio di quello sciagurato progrom numerose piante, la più nota delle quali è Echium fastuosum (o ‘Viperina di Madeira’ – Fam. Boraginacee), affermatosi trionfalmente sull’isola e tornata rigogliosa e diffusa, una volta passati i furori integralisti.

Fioritura di Echium fastuosum all’inizio della primavera (la foto è precedente al periodo del presente reportage)
Molte piante comuni, commiste a quelle esotiche: qui nasturzi – Tropaeolum nasturtium – Fam. Tropaeolaceae – e rosmarino ricadente
Callistemon fioriti (Callistemon viminalis – Fam. Myrtaceae) per le scale che congiungono i diversi livelli tra le Balze. Poggiato al muro Trachelospermum jasminoides – Fam. Apocynaceae)
Particolare del fiore del Callistemon, dai petali quasi inapparenti ma dai lunghi stami rossi che danno all’insieme un aspetto ‘a scovolino’
Un’altra Mirtacea questa volta originaria delle isole Hawai: Metrosideros polymorpha, dai bei fiori rosso vivo e le foglie verde-grigio, leggermente tomentose

Negli anni successivi il parco-giardino si apre agli apporti e alle opere di scultori. L’Arco in cielo” è una scultura di Arnaldo Pomodoro (1998), ideata espressamente per il Negombo con una struttura in ferro e cemento rivestita di ceramica (V. foto sotto).

L’Arco in cielo, di Arnaldo Pomodoro. Le 31 piastrelle di terracotta sono trattate con ramina, che conferisce loro aspetto e colore ramato, e al contempo le protegge dalle intemperie e dalle tempeste di sabbia
Altre piante ‘esotiche’: Bahuinia variegata – Fam. Leguminosae
Erithrina cristagalli (albero corallo) – Fam. Fabaceae . Sotto: particolare del fiore

Non solo esotiche e grandi piante, al Negombo, ma anche piantine più umili, se ‘ipomea del Negombo’ è comunemente denominata una ‘campanella’ (convolvulacea) delle sabbie, data per estinta dopo una prima descrizione da parte di Ferrante Imperato – naturalista napoletano da cui Ipomea imperati – nel 1599; poi inopinatamente ritrovata nella Baia di San Montano nel 1854 nei pressi di una fumarola. Ora riprodotta e rigogliosa al Negombo (fiorisce nella prima metà di luglio)

Ipomea imperati, una Convolvulacea dele sabbie litoranee, È una pianta erbacea, perenne prostrata, stolonifera. Il fiore è bianco con la gola gialla; le foglie sono cuoriforme e allungate. Fu trovata per la prima volta da Ferrante Imperato nel 1599 sul litorale napoletano e presso la Baia di S. Montano nel 1854

Il Negombo oggi è un luogo affascinante, che si può ben vivere senza sapere tutte queste storie, anche se conoscerle aggiunge profondità all’esperienza. Credo!

 

Si chiacchiera, sui bordi delle vasche o a mollo nell’acqua, delle casualità che fanno del luogo un posto unico, in cui i sogni e le energie di diverse persone sono confluite. Torniamo al discorso delle presenze ‘ponzesi’ al Negombo e ricordiamo una varietà di ginestra molto diffusa a Ponza – Genista ephedroides (u’ uastaccètt’), che il vecchio duca, memore degli anni del suo confino fece venire di là e trapiantare. Ne troviamo alcuni esemplari ad uno degli estremi della spiaggia (sul lato di destra, guardando il mare); sfioriti nel periodo della visita (fioriscono in febbraio-marzo) e sostituite nella fioritura gialla dalle più comuni ‘ginestre’ Spartium junceum.

Ginestre al Negombo
Particolare delle ginestre (Spartium junceum), in fiore da aprile a metà giugno

Fioritura di Genista ephedroides. Rispetto a Spartium junceum: fiori più piccoli e fitti, diversa epoca di fioritura (febbraio-marzo), branche fiorali sottili
Genista ephedroides a sin. e Spartium junceum, entrambi sfioriti (a luglio). È evidente la diversa complessione delle due piante, con le più fitte ed esili ramificazioni fiorali della G. ephedroides (a sin. nella foto) rispetto a Spartium junceum (con i baccelli dei semi)

Genista ephedroides: fotografata a Palmarola nel marzo us. [Vedi su “O” Ogni uomo è un’isola / Nessun uomo è un’isola (seconda parte) 
del 13.04.11]
E poiché ‘da cosa nasce cosa’…, ‘si va per cercare una cosa e se ne trova un’altra…, ‘ogni lasciata è persa’…, da un luogo comune all’altro, sulla via del ritorno con Rita ci è venuta voglia di partecipare anche ad altri questa curiosità e queste sorprese;

Abbiamo fatto così di questa occasionale ricerca un incontro di gruppo, tra amici e persone interessate, riuniti in una sera d’estate a parlare del passato e del presente: una bolla di umanità nell’imperversare della ‘pazza estate’ intorno.

Adotta uno scrittore. In viaggio con Rita (seconda parte) – Fine

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