Condividi su facebook
Condividi su twitter

La fiction: I Borgia, sesso e immoralità nella Roma del Rinascimento

di

Data

Ancora una volta la Storia trova spazio nella serialità televisiva. E solamente in fiction poteva finire la leggenda nera della famiglia più potente e immorale del Rinascimento...

Ancora una volta la Storia trova spazio nella serialità televisiva. E solamente in fiction poteva finire la leggenda nera della famiglia più potente e immorale del Rinascimento, raccontata come nessuno aveva osato fino ad oggi: I Borgia.

La serie tv è andata in onda, con le prime due puntate,  domenica scorsa su Sky Cinema 1, in anteprima mondiale, mentre le altre 12 puntate saranno trasmesse in autunno. Una spirale di intrighi, violenza, lussuria, politica, fede, sesso e tradimenti, per la gran parte all’ombra del Vaticano. Così si presenta la serie, frutto di una coproduzione europea tra Canal+, Atlantique e EOS e costata 30 milioni di dollari, realizzata da Tom Fontana,  già noto per le serie “A cuore aperto”, “Homicide” e “Oz”. “È la storia dei Borgia come nessuno ha mai osato raccontarla”, ha affermato Tom Fontana che rincara la dose a proposito della famiglia romana protagonista del Rinascimento: “I Borgia sono l’equivalente delle famiglie mafiose. Le dinamiche e le motivazioni che li animano sono le stesse. Io nel narrare le loro vite ho cercato di infondere ai personaggi le caratteristiche della nostra contemporaneità, affinché siano facilmente riconoscibili dalla vastissima platea televisiva”.

La vicenda muove dal marzo 1492: la voce fuori campo ricorda che l’Italia è divisa in 10 stati, in lotta fra loro ed è per di più stretta tra due imperi che ne vogliono fare terra di conquista. Il principale è lo Stato Pontificio, una Chiesa falcidiata dall’avidità delle famiglie capitoline, dai costumi disinibiti e dai figli illegittimi dei suoi patriarchi porporati, sesso e sangue ovunque. Al centro di tutti gli intrighi troviamo Rodrigo Borgia. Uomo senza scrupoli e, al tempo stesso di fede, eppure sfacciatamente in preda ai piaceri della carne, che ha portato l’illegalità e la depravazione nelle stanze del Vaticano. Rodrigo arriva con tutti i mezzi, leciti, ma soprattutto illeciti, a diventare papa con il nome di Alessandro VI e si serve dei suoi tre figli – Giovanni, Cesare e Lucrezia – per raggiungere i suoi scopi.

La stella polare della serie è Rodrigo Borgia, interpretato da un veterano della tv come John Doman, che muove i figli come burattini- anche i geniali e squilibrati Cesare (Mark Ryder) e Lucrezia (Isolda Dychauk), i suoi preferiti, mentre Giovanni (Stanley Weber) è il suo furbo alter ego – da servirsene per conquistare il potere assoluto.

La forza di questa serie è certamente rappresentata dal suo approccio diretto con la famiglia dei Borgia e con le stanze del Vaticano dell’epoca, raffigurate nella loro cruda realtà, senza alcun tipo di ammorbidimento o mediazione. Corruzione, delitti, sesso, intrighi politici, spettacoli e ipocrisia, tutto viene mostrato senza censura.

Una serie che rinuncia alla fedeltà storica per impressionare e scandalizzare; i dati storici sono spostati un po’ in qua e in là e tutto si gioca su scenografie, costumi, ambientazioni. La serie fa discutere più per gli eccessi e la crudezza di cui è trapuntata che per la qualità narrativa o per la capacità di soddisfare un certo interesse storico. Dopo poche scene, i sofisticati machiavellismi cedono la ribalta alle tumefazioni e agli incesti. E la ricostruzione storica allo scandalismo in costume. Fontana preferisce così condurre lo spettatore in quei salotti e in quelle camere da letto che fanno impallidire persino i Tudors – molte le somiglianze tra le due serie – e che trasudano violenza e immoralità.

Addirittura i personaggi come Lucrezia e i suoi fratelli sembrano usciti da una delle innumerevoli puntate di Beautiful, piuttosto che da un’epoca tormentata.

E se alcuni storici hanno sempre considerato validi alcuni elementi sensazionalistici, perché non farlo anche nella fiction? Anche se non ci sono, ad esempio, prove concrete delle relazioni incestuose di Lucrezia Borgia con il padre ed il fratello, perché non crederci? Perché, paradossalmente, non inserirlo nella storia finzionale? È il vero che deve adeguarsi al falso, o viceversa?

E, allora, in questo i Borgia non fanno altro che riflettere perfettamente la nostra moderna politica, fatta anche di gossip e campagne denigratorie. Rubygate a parte, tanto nell’Italia del Rinascimento quanto in quella di oggi, liberare la politica dal pettegolezzo è una missione per nulla facile.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'