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La botola

di

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– Ho fame! Quella voce mi svegliava tutte le mattine. Era infantile, melliflua. Aveva un timbro strano, come un rimbombo ovattato, riflesso fra sogno e risveglio, che non sai se l’hai sentito davvero o stai solo ascoltando a occhi aperti gli echi delle tue elucubrazioni oniriche.

– Ho fame!

Quella voce mi svegliava tutte le mattine. Era infantile, melliflua. Aveva un timbro strano, come un rimbombo ovattato, riflesso fra sogno e risveglio, che non sai se l’hai sentito davvero o stai solo ascoltando a occhi aperti gli echi delle tue elucubrazioni oniriche.

Era da due anni che abitavamo in quella casa. Una grande soffitta e un giardino meraviglioso facevano di quel posto la realizzazione dei nostri desideri. Il sole entrava ovunque e i locali, ampi e ariosi, ti davano la sensazione di vivere in altri tempi.

Ma quella voce…

– Ho fame!

Chiesi a Norma se la sentisse anche lei e cosa ne pensasse. Lei mi guardò attraverso l’angolo della credenza, sul cui ripiano in marmo di Carrara stava spalmando marmellata di pesche su delle fette di pan carré.

– I vicini… – sussurrò, con un’alzata di spalle.

– Ma abitano a cinquanta metri!

– Qualche sistema di tubature, o le fogne.

Norma era fatta così. E forse aveva ragione. Pensai potesse trattarsi di uno di quei fenomeni dei quali non sospetti l’esistenza finché non ne senti parlare alla tv o su internet.

Quella domenica mi svegliò verso le cinque.

– Ho fame!

Fissai il soffitto immerso ancora nella semioscurità: ombre danzavano davanti ai miei occhi.

Andai in solaio a mettere un po’ d’ordine e fu dopo circa un’ora che vidi la botola. Non ci avevo mai fatto caso prima. Né io, né Norma. Si trovava fra la parete di fondo del solaio e la soffitta: probabilmente era un altro sgabuzzino e nessuno s’era accorto della sua esistenza. Forse perché per molto tempo quell’ambiente era stato riempito di cianfrusaglie e non lo frequentavamo spesso.

Salii su un cassone e tentai di aprire la botola, ma non cedeva. Sconsolato, stetti a fissarne le ante di legno grezzo.

Decisi che vi avrei dato una scorsa nel pomeriggio. E me ne dimenticai.

La notte dopo mi svegliò alle tre.

– Ho fame!

Mi buttai giù dal letto. Più che spaventato, ora ero arrabbiato e dovevo chiarire una volta per tutte quella storia.

Mi diressi subito verso la cantina: se la voce proveniva dal basso, avrei studiato un sistema per insonorizzare il tutto. Quando entrai nell’interrato, accesi l’unica lampadina che pendeva dal centro del soffitto ed ebbi un sobbalzo: un grosso cassone era caduto dal ripiano di cemento su cui era appoggiato, sfasciandosi. Imprecai. Una prima volta, per il danno in sé e per il lavoro che mi aspettava, ma subito dopo per un’altra ragione: se quel cassone era caduto durante la notte o la sera prima, doveva aver prodotto un botto simile a un’esplosione e io e Norma non avevamo sentito niente del genere. La cantina aveva mura spesse ed era quasi isolata dal resto del fabbricato. Quindi, la misteriosa vocina non poteva provenire né dalle fogne, né dai tubi di drenaggio.

Ormai non avevo più sonno e decisi di andare in soffitta e provare ad aprire quella botola.

Fu proprio quando le fui di fronte che mi accorsi che era socchiusa. Mi parve di avvertire una leggera brezza e un tanfo sottile provenienti da lì dentro. Mi allungai e d’istinto spalancai le ante.

Lo scricchiolio mi fece sobbalzare: un pugno di polvere mi invase gli occhi. Era buio pesto all’interno.

– Ho fame! – disse la voce.

Proveniva dal fondo buio della botola.

Con estrema attenzione mi arrampicai e penetrai in quel vuoto. Dall’oscurità una vaga evanescenza mi venne incontro. Repentina. Velocissima.

Mi sentii avvolgere da qualcosa che cominciò a stringermi con forza. Non sentii dolore, era come se fossi nella morsa di un vuoto d’aria o di una creatura invisibile.

Adesso sono ancora qui, nel buio. Ho perso qualsiasi percezione temporale.

Non riesco a muovermi, non so che luogo sia. Solo un’oscurità senza fondo e, lontano, come una galassia informe, come un quasar vagamente luminescente…

…una botola.

E sapete una cosa?

– Ho fame!

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