Il più grande spettacolo dopo il Big Bang? È un concerto di Jovanotti!

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Roma, 9/7/2011, Stadio Olimpico, h 18.30: Sono in codaaaaa! Aspetto che aprano i cancelli dell’ingresso per il prato, e non sto nella pelle!

Roma, 9/7/2011, Stadio Olimpico, h 18.30: Sono in codaaaaa! Aspetto che aprano i cancelli dell’ingresso per il prato, e non sto nella pelle!

Nonostante sia fan di Lorenzo Cherubini da quando avevo pochi anni (ne avevo 8 quando saltavo sul letto di mia nonna insieme a mia zia diciottenne al ritmo di La mia moto e Ciao mamma), è il suo primo concerto a cui assisto. A causa di varie ed eventuali, ogni volta che qualche tappa di un suo tour mi sfiorava, avevo sempre un intoppo e non potevo andarci…

Stavolta ho programmato tutto con un “leggero” anticipo: per il concerto evento dell’ORA in TOUR di Lorenzo all’Olimpico, ho comprato i biglietti a febbraio!

h 18.45: Si aprono i cancelli… All’arrembaggio! Quarta fila, sei mia! E solo perché non mi va di scavalcare fisicamente i ragazzi del Forum Soleluna, il fan club ufficiale di Lore, che stanno nelle primissime file.

Dopo un paio d’ore passate a immaginarci cosa ci aspettava, ecco che sale sul palco e apre il concerto un gruppo che presenta Lorenzo stesso da dietro le quinte, Le luci della centrale elettrica, capitanati dal ferrarese Vasco Brondi.

In effetti, ad un primo ascolto ti chiedi: “Ma perché? Che c’entrano con Jovanotti?”.

Poi ti rendi conto che, nonostante Brondi abbia l’indole da urlatore, quello che urla è lo stesso sfondo sociale che sta alla base di molti pezzi di Lorenzo. Un po’ più depresso magari, ma tant’è.

Mezz’oretta di Luci e di nuovo il palco vuoto… Adesso, però, siamo tutti accalcati lì sotto e l’estenuanza dell’attesa si fa palpabile.

Alle 21.30, puntuale come un orologio svizzero, parte dal gigante led sul palco un video di Piero Angela che spiega le origini di un viaggio particolare nell’evoluzione. E quest’ultimo disco di Lorenzo è davvero una roba evolutiva, pieno di suoni elettronici com’è.

E poi, buio. Arrivano le prime note di Megamix, pezzo del nuovo album Ora. “È questa la vita che sognavo da bambino…”, inizia a cantare. Ti credo… Ed eccolo sul palco! Urla, lacrime, braccia in cielo. Il pubblico impazzisce, mentre lui sorride. Ma ha un’espressione strana. Io che non ero mai stata ad un suo live, non l’avevo notata guardando i video dei tour. Ha un sorriso ansioso. Ma è un’ansia benigna. E il bello è che Jovanotti ha quest’espressione per tutte le due ore e mezza del concerto. È una sorta di “Ma va!”, come se non riesca ad abituarsi al fatto che in quindicimila siamo lì per ascoltare lui. Come se provasse quest’emozione, per la prima volta, ogni volta che sale sul palco.

È un’enorme festa: lui è elegante, forse vuol sembrare un quarantacinquenne (che in teoria è) ma l’energia che sprigiona sul palco è la solita, nonostante i completi bianco, rosso, nero o tricolore.

Passa da La porta è aperta, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Amami, L’elemento umano, Tutto l’amore che ho, La notte dei desideri, tratti dal nuovo album, al medley romantico Come musica, A te, Le tasche piene di sassi.

I video proiettati sono il complemento perfetto alla sua voce, alla musica dei suoi maestri e al coro del pubblico. È tutto un bellissimo pandemonio.

Mentre canta Quando sarò vecchio scorrono le immagini di lui da bambino; durante pezzi più ritmati come il medley Io danzo, Penso positivo, Tanto, è tutto un flash di luce colorata e di effetti speciali tipo Jovanotti sdoppiato o accalappiato da una ragnatela virtuale.

E rivisita il repertorio dei successi dei vecchi album: da Falla girare a L’ombelico del mondo, da Mi fido di te a Fango, Bella, Punto, Ragazzo fortunato. Un po’ di pezzi li suonano in versione “da spiaggia”: ad un certo punto Jovanotti & band (Saturnino Celani al basso, Riccardo Onori alla chitarra, Franco Santarnecchi e Christian Rigano alle tastiere, Gil Oliveira e Gareth Brown alla batteria) si mettono in cerchio alla fine della lingua di palco che arriva a metà parterre e creano una situazione quasi casalinga.

Il finale con La bella vita è un tripudio di energia, colore e vitalità. Peccato non esserci stata al concerto dell’8, in cui hanno cantato insieme a Jova Mariam e Amadou, due artisti del Mali che hanno inciso il pezzo insieme a lui. Credo che questo sia stato l’evento, da cui “concerto evento”. Ma mi “accontento” di stare a due passi dalla band che saltella sul palco suonando insieme a Lorenzo.

È finito… Io mi ricordo la calca per uscire dai concerti. Qui invece restiamo tutti fermi sul posto per qualche minuto a guardare le facce amiche e poi ce ne andiamo mestamente. Non è proprio tristezza, è un romantico languore che fa a botte con l’esplosione che hai avuto dentro per tutto il tempo. Perché finito un concerto di Jovanotti hai il sorriso dentro. Le parole delle sue canzoni ti si stampano addosso. Esci da lì che ami e senti quanto sia incredibile la bellezza della vita.

Lorenzo Cherubini è così felice da diventare un antidepressivo per gli altri. E ne ho avuto soltanto la conferma!

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