Condividi su facebook
Condividi su twitter

Nessun testimone vivente

di

Data

– Mario, Sono morto! Se vedo da una parte il mio cadavere e dall’altra te… vuol dire che sono morto! E non capisco come! – Rilassati, Davide. Io sono morto da quindici anni e alla fine c’ho fatto l’abitudine. Ti troverai bene nei panni del fantasma. – Mario… mi prendi per il culo? Scusa, non è per te…

– Mario, Sono morto! Se vedo da una parte il mio cadavere e dall’altra te… vuol dire che sono morto! E non capisco come!

– Rilassati, Davide. Io sono morto da quindici anni e alla fine c’ho fatto l’abitudine. Ti troverai bene nei panni del fantasma.

– Mario… mi prendi per il culo? Scusa, non è per te… ma non mi andava di rincontrarti in questo modo, non così, non lasciando il mio cadavere sull’asfalto faccia a terra in una pozza di sangue!

– Mi ricorda qualcosa…

– E’ inutile che fai quel risolino risentito, Mario. Me lo ricordo bene l’incidente. E’ stata una tragica fatalità.

– Eh, certo.. tu guidavi una merda, io sono morto e tu ti sei salvato! E ora da quindici anni sono costretto a starti attaccato al culo.

– Sei il mio angelo custode, Mario? Bel lavoro di merda! Grazie! Hai lasciato che mi ammazzassero come un cane!

-Sì, sono il tuo angelo custode… ma non per mia scelta.

– E chi ti ha costretto? Ma guarda, il mio cadavere si raffredda e nessuno passa per questa strada…

– Chi mi ha costretto a farti da custode? Tu!

– Io?

– Esattamente. Imbecille! Beato te che ti hanno dato una mazzata alla nuca in una strada deserta. Io sono morto con te a fianco che mi dicevi “non mi lasciare, non mi lasciare”…

– Una mazzata alla nuca? Ma tu hai visto chi è stato?

– “Non mi lasciare… non mi lasciare”, non mi lasciare un corno! Nella Guida del Fresco Decedutoparlano chiaro:  “Se si muore con un amico accanto, l’anima del novello deceduto si impegna a restare al fianco del vivente fino alla fine dei suoi giorni.”

– Ma mi ascolti Mario? Dimmi chi è stato a colpirmi!

– No, non voglio ascoltarti.

– Tu potevi salvarmi Mario…  e invece hai lasciato che morissi.

– Non sei morto.

– Hai lasciato che mi colpissero per vendicarti. Potevi pure mettertela la cintura in macchina quindici anni fa, mica è stata solo colpa mia!

– Ma mi senti? Non sei morto! Anche se vorrei tanto potertelo dare io il colpo di grazia.

– Non sono morto? Ho proprio l’aria di uno morto stecchito… guarda quanto sangue!

– Prova a muoverti, Davide.

– Come muovermi? Eh… no, non riesco a muovermi in effetti… che significa? Tu ti stai muovendo. Perché io non posso? Sono fatto di aria come te.

– Nella Guida del Quasi Deceduto lo spiegano bene: “Ci sono casi in cui la persona a rischio di decesso può ritrovarsi in uno stato intermedio tra la vita e la morte. La sua anima si separa parzialmente dal corpo e poi o si ricongiunge a questo o diventa uno Spirito effettivo”.

– Quindi non sono morto! Allora c’è bisogno di un’ambulanza! Qualcuno mi aiuti!

– Smettila di gridare, idiota! Non può sentirti nessuno.

– Mario, una macchina! Magari vede il mio corpo e si ferma!

– Sì, o magari fa finta di niente.

– No guarda. È una ragazza… si è fermata… ha il cellulare. Ora chiama polizia e ambulanza! Dai che mi salvo!

– Figuriamoci. La tua solita fortuna! Se fossi stato io a darti quella mazzata, con la forza della botta t’avrei anche sotterrato!

– Ora me lo dici chi è stato a colpirmi, Mario? E’ importante. Se mi rianimano, gli agenti verranno a interrogarmi in ospedale. Potrò dare una mano alle indagini, se tu mi aiuti.  Fai in fretta.

-Non ti aiuto, nessuna regola della Guida del Civile Deceduto mi obbliga a farlo!

– Non ci posso credere, Mario! Sei un mio amico, sei il mio angelo, devi aiutarmi!

– Ripercorri quello che hai fatto oggi e arrivaci da solo. Io non ti aiuto.

– Oddio, sono riuscito a muovere un po’ la gamba fantasma… sto morendo, Mario? Non voglio morire. E va bene, ripercorro la giornata, ma tu aiutami dammi degli indizi. Allora: sono uscito di casa ho incontrato la portiera nell’atrio, buongiorno buongiorno, mi ha chiesto del gatto, sono uscito, mi sono fermato al bar …oddio ho mosso anche il braccio adesso… ho preso il caffè, ho salutato la nuova ragazza che lavora alla cassa, sono uscito e mi sono acceso la sigaretta, ho urtato una vecchietta col carrellino della spesa… Avanti, aiutami Mario. La vecchietta! Mi ha guardato malissimo! E’ stata lei a colpirmi? In effetti non ricordo di essermi scusato… ecco è stata lei!

– Ma se a malapena si reggeva in piedi, idiota… continua.

– Ok, continuo… ma tu aiutami! Allora, ho urtato la vecchietta, ho girato l’angolo di via Malli ho preso il giornale all’edicola. Mentre sistemavo i giornali nella valigetta mi sono scottato con la sigaretta e…  e credo di aver bestemmiato… ecco è stato Dio a punirmi, vero Mario? Chiedo perdono non bestemmierò mai più, che Dio mi perdoni. Andrò a confessarmi appena uscirò dall’ospedale… Mario, che dici mi salvo?

– Allora Davide, questa sigaretta… ti ricorda niente?

– La sigaretta? Vuoi darmi un indizio Mario? Avanti, sii più chiaro, Sbrigati! porco D… oh Padre Santo perdonami!

– E’ strano, come qualcuno che non ricordi nemmeno d’aver incrociato possa quasi ammazzarti…

– Ma di chi parli Mario?

– Quante sigarette fumi al giorno? Quanto spendi per comprarle? E quante ne sprechi buttandole via dopo solo due tiri?

– Che vuoi dire Mario? Mi stai solo facendo perdere tempo! Dimmi chi è stato e facciamola finita.

– Davide, quando ti sei scottato con la sigaretta qualcuno ha riso, te lo ricordi?

– Sì… sì è vero, ora ricordo. Quel deficiente di tossico che tutte le mattine mi chiede se ho una sigaretta.

– E tu non gliene dai mai.

– Ma stamattina non me l’ha chiesta, però… Oh, Mario, ecco l’ambulanza! Mi salveranno!

– No, infatti stamattina non te l’ha chiesta, ti ha solo seguito con una spranga di ferro fino a un posto isolato.

– Come? È stato quello a colpirmi? Ma… ma nemmeno mi conosce che vuole da me?

– Certo che ti conosce, Davide. Ti vede tutte le mattine fare la strada fino all’ufficio, con la tua bella sigaretta in mano, te ne chiede sempre una e tu non gliene dai mai. Sei arrivato a dirgli “ho smesso” mentre fumavi! Oppure “è l’ultima” e poi due tiri e la buttavi spiaccicandola sull’asfalto con la scarpa in modo che non lui non potesse nemmeno recuperarla. Sai che ti dico? Sei un pezzo di merda! Ha fatto bene ad ammazzarti.

– Eh no, Mario, Non sono morto! Sento le mani di quel medico sul corpo, mi stanno rianimando, torno alla vita!

Mario… la tua immagine comincia a svanire. Sto tornando nel mio corpo. Quel tossico la pagherà!

– Sì, certo, come no… Chissà se ti sveglierai dal coma. Nessun testimone vivente… sarà un caso difficile amico mio.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'