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Dopo che si erano rivestiti il ragazzo la accompagnò alla porta di casa, la salutò dolcemente e tornò in camera per girarsi una bella sigaretta. Si sedette sul letto e iniziò a fumare. Tirava e soffiava con gesti lenti. Gustava il sapore del tabacco bruciato: un sapore amaro, ma godurioso.

Dopo che si erano rivestiti il ragazzo la accompagnò alla porta di casa, la salutò dolcemente e tornò in camera per girarsi una bella sigaretta. Si sedette sul letto e iniziò a fumare. Tirava e soffiava con gesti lenti. Gustava il sapore del tabacco bruciato: un sapore amaro, ma godurioso.

– Te le fai da solo?
Si sentì una voce provenire dal basso, dal pavimento.
– Le sigarette, dico, le giri o le compri?
Sul pavimento c’erano in ordine casuale calzini, fazzoletti di carta, la bustina di tabacco, una scatola di cartine vuota, una ciabatta infradito, un paio di jeans, un orecchino, un profilattico usato e lo spartito di Horyzons dei Genesis.
– Allora, le giri o le compri?
Sulla punta del profilattico, srotolato e spiaccicato a terra, reso opaco dal suo contenuto, era comparsa una faccetta sorridente e s’era messa a parlare.
– Le giro.
Rispose, mentre rivolgeva lo sguardo alla sigaretta per verificarne la fattura.
– Le fai a mano o usi il Roller?
– Le faccio a mano.

Rispose il ragazzo, poi fece due sbuffetti dal naso, aprì la bocca e il fumo gli annebbiò la faccia.

– Me ne faresti una? Lo farei da solo, ma non ho le mani.
Disse il profilattico. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di cartine, poi raccolse la scatola vuota dal pavimento e la rivolse al profilattico giustificandosi.
– Mi spiace ho finito le cartine.
– Fammi fare un tiro.
Il ragazzo si piegò e raccolse il profilattico prendendolo dalla base e tenendolo appeso a testa in giù. Lo poggiò sul tavolo e si pulì la mano sul pantalone.
– Ti fa schifo?
– Un po’.
– Non dovrebbe, è roba tua.
Il ragazzo non rispose e fece un’altra bella tirata.
– Allora, questo tiro?
– Arriva.

Avvicinò la cicca alla bocca del profilattico, così piccola che riuscì appena a far entrare il filtro. La serpentina di fumo che usciva dalla punta della cicca scomparve per un momento, la cenere divenne incandescente e appena si spense una nuvola di fumo offuscò la vista del preservativo.

– Puoi tenerla.
Disse il ragazzo, visibilmente disgustato dall’idea di dover rimettere quella cicca in bocca.
La notte cedeva il passo alla mattina, le parole dei due erano intervallate da lunghi silenzi e qualche soffio di fumo. Le ore ticchettavano senza fretta e la brezza di giugno si infilava dalla finestra. I due si guardavano senza necessità di parlare per far scorrere il tempo, come fanno i vecchi amici.
Il profilattico fece ancora alcuni tiri prima di interrompere il silenzio.
– Non c’è niente di meglio di una sigaretta dopo il sesso.
Disse.
– Già.
Il ragazzo aveva preso un nuovo mucchietto di tabacco e lo sbriciolava nel palmo della mano, mentre tra due dita teneva un filtrino di cotone.
– Hai speso molto?
– Per cosa, il tabacco?
– No. Non per il tabacco. La tipa che ti sei portato a casa, dico, ti sarà costata un sacco. Quella è roba di classe.
– Ma cosa ti salta in mente?
– Oh, tranquillo non preoccuparti, io non ho problemi. Voglio solo sapere quanto.
Il ragazzo non rispose e sospirò infastidito.
– Ben spesi, comunque, ben spesi. Non ricordo il colore degli occhi, ma che seno e che culo! E il resto, capisci che intendo no? Il resto! Ragazzo mio, ti sarà costata un capitale!
Il ragazzo schizzò dritto in piedi.
– Si dà il caso che quella sia la mia ragazza, quindi modera i termini.
Il profilattico scoppiò in una risata.
– Tu? Con quella lì?

Rideva forzatamente, in un modo quasi innaturale.

– E cosa c’è da ridere?
– Tu? Con quella?

Continuava a ridere.

– Perché, che c’è di strano?
– Ma ti sei visto? Guarda che braccetto che hai. Quella è roba da uomini, non per femminucce come te.
Il ragazzo si guardò il braccio, magro e poco tonico.
– Non sono affari tuoi.

Disse, piegandosi a raccogliere gli spartiti dal pavimento.

– O poverino, ti sei offeso?
– Ora basta.
– O poverino, non metterti a piangere.

Il ragazzo allungò un dito verso il profilattico.

– Io e la mia ragazza ci amiamo, punto.
Il profilattico esplose in una risata ancora più fragorosa.
– Si amano, sentilo. Come si può amare uno come te?
– Lei mi ama ti dico.

Poggiò lo spartito dei Genesis sulla scrivania.

– Lei ama me e la mia musica.
Rise ancora più forte.
– La tua musica? Credi che a lei interessi la tua musica?
– Sì.
– Lei non ti ama e non ti amerà mai.
Il ragazzo si sedette di nuovo.
– Come fai ad esserne così sicuro?
Smise di ridere e lo guardò con sfida.
Il profilattico srotolò la base di alcuni centimetri. I due tenevano il volto alla stessa altezza. Si guardarono negli occhi per far scorrere veloce il tempo e non andare alle mani.
– Lei merita un uomo. Lei vuole un uomo. Tu credi di essere un uomo? Lei merita un uomo accanto che possa proteggerla, che la renda felice, che sappia soddisfarla. Un uomo che la faccia sentire donna.
Il ragazzo replicò, poco convinto.
– Non mi sembra che sia andata via scontenta.

Il profilattico sorrise, con lo sguardo di chi ha trovato qualcosa che cercava da tempo.

– Certo che no. E di chi credi sia stato il merito?
– Che vorresti dire?
Fece un passo verso il tavolo dove era spaparanzato il lattice in tutta la sua lunghezza.
– Voglio dire che ero io a far godere la tua bella biondina. E come le piaceva!
– Che dici?
Il ragazzo prese il profilattico e lo strinse nel pugno.
– Dico che ero io dentro di lei. Mi muovevo tutto e lei mi stringeva a sé e si contorceva in spasmi di piacere.
– Ora basta!
Iniziò a girarlo e stiracchiarlo: cercava di distruggerlo.
– Oh sì, e come urlava quando la leccavo.
– Basta!
– E come ansimava quando la mordevo.
– Basta!
– E tu la guardavi e ti sentivi potente. La guardavi godere e ti credevi un grande uomo, mentre “Io” la scopavo per bene e la rendevo felice.
Il ragazzo non rispondeva più. Cercava di strapparlo, ma la sua poca forza fisica non riusciva a rompere l’elasticità del lattice. Non si controllava. Tirava con tutta la sua forza, ma non riusciva a romperlo.
– Non ce la fai? Non ce l’hai mai fatta e non ce la farai mai. Lei non sarà mai tua!

Il ragazzo strinse il profilattico nel pugno coprendogli la voce, aprì la bocca e lo buttò tutto dentro. Iniziò a masticarlo infliggendogli morsi mortali. Rese a brandelli il lattice che gli lasciò in bocca una mistura densa di lattice e sperma. Ingoiò e finalmente sentì il silenzio.

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