Cult Book: i libri sono navi su cui viaggiare e spalancare gli occhi sul mondo

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Una trasmissione "allergica" a qualcosa e in "fuga" da qualcos’altro. Un programma che prova piacere al cospetto delle grandi narrazioni di ogni tempo e che ha come filo conduttore l’emozione.

Una trasmissione “allergica” a qualcosa e in “fuga” da qualcos’altro. Un programma che prova piacere al cospetto delle grandi narrazioni di ogni tempo e che ha come filo conduttore l’emozione.  Trenta puntate di mezz’ora, ognuna dedicata a un tema, in onda il venerdì alle 00:40 su Rai3 e su RaiStoria il lunedì alle 20:00. Il tutto condito con una sapiente miscela di immagini tratte dal cinema e dal grande repertorio delle Teche Rai, e da una colonna sonora che spazia dal rock alla musica etnica al jazz e alla musica classica.

 

Insomma, un “culto” nel suo genere. E’ Cult Book di Rai Educational. La trasmissione che allergica al marketing editoriale,  in fuga dalle classifiche letterarie e con un cuore che “pulsa” per i libri racconta la letteratura al ritmo delle emozioni.

 

Televisione e libri: un binomio che per prassi consolidata si compone  solo quando il primo gioca il ruolo di promotore del secondo. E le classifiche si impennano. Ed è proprio Stas’ Gawronski, conduttore di Cult Book, ha sottolineare, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova serie televisiva agli organi di stampa, come “i libri in televisione sono stati sempre trattati per fare promozione o come spunto per un talk show, ciò che viene dimenticato è l’emozione che è il primo motore della lettura. E noi abbiamo voluto insistere su questo fattore. Allora, cosa facciamo con i libri? Li interpretiamo attraverso il marchio televisivo e ogni volta questa interpretazione nasce da un punto di vista. E’ tutto frutto di un lavoro di redazione perché se siamo noi i primi a non emozionarci allora significa che le cose vanno riviste”. Quindi, non libri inerti e impolverati su scaffali appesantiti da titoli da classifiche ma libri-navi su cui viaggiare e spalancare gli occhi sul mondo. Un mondo fatto appunto di emozioni. E dove il miglior complimento per un programma che ha veramente fatto “il suo dovere” è stato per Stas’ Gawronski, la confessione di un idraulico: “Ho visto la trasmissione, non ci ho capito niente ma ho comprato il libro”. Può sembrare, forse,  un paradosso, questa confessione, a chi è abituato a pensare ai libri come a una merce, con il suo mercato, le sue leggi, e la sua industria, ma probabilmente  il miglior modo di parlare di un libro, la stessa scommessa su cui ha puntato Cult Book,  non è semplicemente parlarne, ma provare a mostrarlo.

 

Cult Book vende storie e non libri e lo fa nel modo più semplice lasciando libertà di azione alle emozioni. “In una alternanza di classici e novità, romanzi, saggi, racconti e poesie. Ogni puntata della trasmissione sviluppa un tema. Il racconto di Cult Book procede, attraverso le letture e attraverso la narrazione e le riflessioni di Stas’ Gawronski, tra le citazioni cinematografiche e le interviste di repertorio ma anche il presente, attraverso le grandi domande sull’uomo e il grande destino colto dai grandi autori contemporanei. E infine le grandi storie, autentici capolavori di una letteratura da riscoprire e da gustare. Cult Book è una trasmissione per lettori e non lettori. L’emozione del racconto è un libro incandescente in grado di colpire chiunque”. E così che all’interno di Cult Book, di puntata in puntata, non si  trova solo un libro ma tanti approfondimenti, rubriche, spazi che lo rendono un magazine assolutamente unico nel panorama italiano. Ma in tutto questo c’è anche spazio per alcune puntate dedicate alla poesia come quella dedicata a Claudio Damiani.

 

Una trasmissione rivolta, quindi, a un pubblico vasto: motivo che ha spinto Eraldo Affinati ad accettare l’offerta di diventare parte integrante del progetto. Lui, che di mestiere fa l’insegnante e lo scrittore, ha detto, durante la conferenza stampa, di notare “uno scarto tra i linguaggi della tradizione e quelli della modernità. Sento la necessità di trovare una forma che possa intercettare nuove sensibilità”, definendo Cult Book  “contenuto antico e forma nuova”

 

Una trasmissione strutturata a temi e che affronta, come ha spiegato Stas’ Gawronski, nel suo primo appuntamento l’argomento “Carcere, delitto e castigo, esplorato attraverso grandi opere letterarie come Resurrezione di Lev Tolstoj, Il libro del buio di Tahar Ben Jelloun e Il carcere di Cesare Pavese, e nella sua rubrica sui classici della letteratura si consiglierà la lettura dei Racconti della Kolyma di Varlam Salamov”, tanto per calare lo spettatore “nella dimensione drammaticamente attuale del carcere e delle ragioni personali dell’espiazione della colpa”.

 

Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il Libro e la Lettura del Mibac, presente alla conferenza stampa, ha spiegato come “Venti, trenta anni fa i libri erano stati dati per morti, defunti. Erano considerati una forma di espressione della creatività umana obsoleta, passata, finita. Negli ultimi dieci anni è realmente cambiato il vento. I libri per un sommovimento misterioso dell’inconscio collettivo sono tornati di moda. Il numero dei lettori italiani non è aumentato ma è cambiato l’atteggiamento e l’attitudine. C’è stata una rinascita di interesse, i libri sono più simpatici”.

 

Ed anche il vicedirettore di Rai1, Maria Pia Ammirati, presente in veste di scrittrice, che ha alle spalle molte sperimentazioni con Rai Educational su come tradurre un libro in tv, ha sottolineato come “la televisione spesso è inadeguata. Non può tradurre un libro se non come prodotto. C’é un dissidio fra il libro come prodotto e la necessità di costruzione di un nuovo linguaggio. Ma non bisogna più guardarsi come nemici”.

 

Certo il passaggio in televisione del libro è sempre una sfida: spogliarlo dal suo involucro esterno che lo rende merce nelle librerie, nelle classifiche, nei talk show è una operazione ardua ma non impossibile. E Cult Book ne è un esempio.

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