Condividi su facebook
Condividi su twitter

Davanti a me

di

Data

La luce soffusa del mattino filtrava dalle tende leggere della grande finestra in fondo alla mia cameretta. Rimasi qualche minuto a occhi chiusi a godermi il tepore delle coperte, poi aprii gli occhi, feci scorrere lo sguardo sui mobili familiari.

La luce soffusa del mattino filtrava dalle tende leggere della grande finestra in fondo alla mia cameretta. Rimasi qualche minuto a occhi chiusi a godermi il tepore delle coperte, poi aprii gli occhi, feci scorrere lo sguardo sui mobili familiari. La scrivania ingombra di libri, i vestiti del giorno prima ancora abbandonati su una sedia, e poi vidi qualcosa di diverso appoggiato alla parete di fronte al mio letto. Non capii cos’era, i miei occhi non si erano ancora abituati alla luce. Poi lentamente la comprensione si fece strada nella mia mente intorpidita dal sonno. Il mio cervello rifiutava di credere a quello che vedevo, eppure era là, davanti a me, una tigre, sdraiata su un fianco. La mia reazione istintiva fu quella di fuggire, il mio cervello urlava “pericolo”.

Fissai la fiera terrorizzata e realizzai che anche lei mi guardava, riconobbi lo stesso mio terrore nei suoi occhi felini. I suoi occhi mi spaventavano e mi affascinavano. La fiera mi restituì uno sguardo interessato, pareva studiarmi. rimasi immobile, un po’ per il terrore e un po’ perché ero stranamente combattuta, sentivo l’assurdo e irrazionale desiderio di avvicinarmi a quel magnifico animale, ma l’adrenalina che mi scorreva nelle vene mi suggeriva di trovare una via di scampo. La curiosità mi vinse e mi azzardai a mettermi seduta. Mi bloccai subito. Anche la tigre si era mossa e si teneva appoggiata alle grosse zampe anteriori. Mi ripresi dopo un minuto buono e scesi dal letto e mi arrischiai a fare un passo verso l’animale.

Mi fermai, atterrita, incapace di muovere un passo, i miei piedi sembravano essersi radicati nel terreno: anche la tigre si era avvicinata. Costrinsi i miei piedi a obbedirmi e mi avvicinai ancora e la tigre cautamente fece lo stesso. Mi accostai al punto che allungando il braccio avrei potuto toccare la folta pelliccia. Non so per quanto tempo rimasi ferma a fissare l’animale, consapevole che ogni secondo che passava poteva essere l’ultimo per me, eppure provavo l’irresistibile desiderio di toccare la tigre. Alzai un braccio e la tigre mosse una zampa; mi bloccai ma poi avvicinai il mio braccio alla grossa zampa. Guardai nel punto in cui la mia mano avrebbe dovuto incontrarsi con la zampa dell’animale.

Al posto della mia mano c’era una grossa zampa pelosa identica a quella della tigre. Sconvolta fissai l’animale e riconobbi i suoi occhi: erano i miei. Alzai lo sguardo e vidi la grande cornice dorata della specchio di fronte a me.

© Claudia Salutari (questo racconto è stato scritto durante il workshop di scrittura creativa realizzato da Scuola Omero presso la Scuola Media Statale Settembrini di Roma)

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'