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La fiction: Cosa resterà degli anni Ottanta? La Notte prima degli esami

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Dal successo cinematografico alla miniserie televisiva. Notte prima degli esami è arrivata su Raiuno lunedì e martedì scorso in una nuova versione.

Dal successo cinematografico alla miniserie televisiva. Notte prima degli esami è arrivata su Raiuno lunedì e martedì scorso in una nuova versione. Ma i produttori sono gli stessi, Fulvio e Paola Lucisano, stavolta in collaborazione con Rai Fiction. E la colonna sonora è nuovamente affidata ad Antonello Venditti. I primi due film diretti da Fausto Brizzi erano ambientati nel 1989 e nel 2006. La serie televisiva, al contrario, si sposta indietro nel tempo e arriva all’estate dell’82, scandita dai trionfi dell’Italia ai Mondiali di calcio in Spagna, dal successo dei dischi in vinile e dalla Vespa 50. Lo scopo narrativo rimane sempre quello di descrivere le ansie, le paure, gli amori, i sogni di un gruppo di studenti alle prese con l’esame di maturità.

Luca (Francesco Mistichelli), Alice (Giulia Lippi), Massi (Matteo Ripaldi) e Riccardo (Alan Cappelli) stanno preparandosi per gli esami di maturità, e progettano un Inter-Rail per l’Europa. Luca, per apparire più sicuro e interessante agli occhi di Claudia, si finge il fratello Lorenzo e so fa coinvolgere in un piano per mettere nei guai il temibile professor Martinelli. Così i due svelano alla moglie di Martinelli che l’uomo ha una storia con un’ex alunna: Luca però fallisce. Martinelli si fa inserire apposta come membro interno agli esami con l’obiettivo di vendicarsi dell’affronto.

Alice intanto scopre di essere innamorata di Luca, mentre il padre separato torna per recuperare il rapporto con lei; Massi scopre che la fidanzata Cecilia è incinta; Riccardo vuol diventare dj e non avvocato della Sacra Rota come imposto dai genitori. Giungono gli esami e i quattro amici devono escogitare uno stratagemma per tenere testa a Martinelli. Invece di studiare, però, riescono a collezionare un’incredibile serie di buffe e, in certi casi, imbarazzanti disavventure, tra intrighi, sotterfugi, bugie e clamorose rivelazioni.

Rispetto al film, nella serie tv ci sarà spazio anche per le vicende degli adulti, sia insegnanti che genitori: Enzo Decaro sarà il perfido prof. Martinelli mentre Ricky Memphis sarà il padre di uno degli alunni. Il cast è composto anche da Marina Massironi, Monica Scattini, Paolo Ferrari e Gabriele Cirilli.

Ma perché riproporre la stessa storia sul piccolo schermo? Risponde la produttrice Paola Lucisano: «Oggi c’è un grande revival degli anni Ottanta, soprattutto nella moda e in certi atteggiamenti giovanili. Ci è sembrato uno spunto per offrire una riflessione al vasto pubblico televisivo».

Proprio il protagonista incarna la medesima gioventù del riflusso. La generazione di studenti che negli anni ’80 rinnegò l’impegno politico di quella dei ’70 e se proprio doveva impegnarsi in qualcosa, lo facevano nel rimorchiare e sedurre le donne. Ragazzi che esprimevano una superficialità naturale, disimpegnata, spensierata.

E, in effetti, la serie sembra aprire il dibattito su “chi eravamo e chi siamo diventati”. Anche se, come accade alla gran parte delle serie italiane, mostra il tentativo di osare ma poi rimane inesorabilmente in mezzo al guado.

Partiamo dalla memoria. La miniserie poteva costruirsi come straordinario giacimento narrativo per raccontare alle attuali generazioni gli stili di vita, la socializzazione e le dinamiche relazionali che hanno attraversato gli anni ottanta. E invece, a parte alcune immagini televisive legate esclusivamente alle partite giocate dalla Nazionale Italiana per i Campionati del Mondo, lascia profondamente in superficie i ricordi collettivi e le credenze sociali.

Raccontare di quell’Italia senza telefonini, videogiochi, I-Phone; di quell’Italia nella quale ci si ritrovava con gli amici per discutere e affrontare discorsi seri e profondi; di quell’Italia quando il social network era tra i banchi di scuola e non nella rete.

La miniserie ha perso così l’occasione di mostrare il come eravamo utilizzando in maniera efficace il dispositivo della scrittura e, al tempo stesso, delle immagini. Proprio lo schermo televisivo poteva prendere le forme di un orologio in grado di scandire il tempo che scorre narrando la vita quotidiana degli adolescenti intrecciata ai grandi accadimenti di quell’anno.

La scrittura della serie, poi, è profondamente schizofrenica e si presenta ai limiti del nulla e del vacuo. Una buona serie televisiva è composta da una pluralità di storie che muovono dalla stessa premessa. Tanto più spinge il motore, quanto più funzioneranno le storie che esso muoverà. In questa miniserie il motore va a scoppio, si inceppa, non procede, non segue un ritmo coerente ma vive di balzi e sobbalzi.

Davvero un’occasione persa per una miniserie che poteva porsi come elemento intermediario e centrale nei processi di costruzione dell’immaginario sociale e della memoria collettiva.

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