XXIV Salone Internazionale del Libro di Torino, Luis Sepùlveda: “In estate il mio prossimo libro, Ultime notizie dal Sud”

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Ascoltare i racconti di Luis Sepùlveda è come leggere i suoi romanzi: è un autore che ha il dono della visualità(come ha detto anche Ilide Carmagnani) e lo mette sia nei libri che in quello che dice. Chi lo ascolta e chi lo legge vede letteralmente ciò che questo scrittore vuole trasmettere.

Ascoltare i racconti di Luis Sepùlveda è come leggere i suoi romanzi: è un autore che ha il dono della visualità(come ha detto anche Ilide Carmagnani) e lo mette sia nei libri che in quello che dice. Chi lo ascolta e chi lo legge vede letteralmente ciò che questo scrittore vuole trasmettere.

 

Sepùlveda, classe 1949, è nato e cresciuto in Cile. Attivista politico e scrittore già dai quindici anni, ha iniziato con racconti e poesie per il giornalino d’istituto fino ad arrivare a scrivere romanzi come Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Patagonia express. Appunti dal sud del mondo, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

 

Ilide Carmignani, nata e cresciuta in Toscana, si è laureata all’Università di Pisa e specializzata in letteratura spagnola e ispanoamericana e nella traduzione letteraria alla Brown University. Oltre a tutti i romanzi di Sepùlveda, ha tradotto in italiano J. L. Borges, G. Garcìa Màrquez, P. Neruda, R. Bolaño e C. Fuentes.

 

La novità è che dopo l’estate Sepulveda pubblicherà il suo nuovo romanzo, Ultime notizie dal Sud. Scritto a più riprese e dopo più viaggi in Patagonia con il fotografo Daniel Mordzinski, in partenza avrebbe dovuto essere un libro di viaggio. Invece è nato un romanzo su quella parte di mondo che Sepùlveda ama infinitamente ma che oggi rischia di scomparire definitivamente a causa della globalizzazione.

Ma dall’incontro Luis Sepùlveda. Letteratura e traduzione, che si è tenuto venerdì 13 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino non è venuto fuori solo questo. C’è stata una bella “chiacchierata” tra l’autore e la sua traduttrice.

La Carmignani lo introduce citando una frase di Ernest Hemingway, che Sepùlveda ricorda spesso a sé stesso: “Si possono scrivere ottime storie con parole da venti dollari, ma la cosa davvero lodevole è raccontare quelle stesse con parole da venti centesimi”. E prosegue dicendo che la semplicità delle parole che usa Sepùlveda nei suoi romanzi è la caratteristica che rende le sue storie vere.

E’ palpabile la confidenza, l’amicizia che li lega. Sepùlveda stesso parla dei bei rapporti che ha instaurato con i traduttori delle lingue che conosce. Della Carmignani esalta la garanzia di un’ottima traduzione, perché si pone e gli pone molte domande sul senso.

Poi inizia a raccontare di sé, della sua infanzia, del suo rapporto con l’oralità, nato quando i suoi nonni gli raccontavano storie. Della sua passione per i romanzi, che ha iniziato a leggere proprio da traduzioni (di Salgari, Conrad, Melville) fatte appositamente per lui. Di quando alla scuola secondaria arrivò ad insegnare nella sua classe la professoressa più bella dell’istituto, ed un suo compagno gli chiese di scrivere una storia “piccante” su di lei: lui lo fece e piacque così tanto che ne scrisse altre. Finché una di queste finì in mano al direttore che la definì pornografia. Il giovane Sepùlveda rispose a tono: “No, è letteratura erotica”.

Tornando alla traduzione, si è posto l’accento sul lessico ricchissimo della lingua spagnola (“il suo segreto” rivela lo scrittore), fondamentale per rendere le varie sfumature che l’autore vuole trasmettere, ma nel contempo molto difficili da far “rivivere” in italiano e nelle altre lingue.

Luis Sepùlveda sottolinea che quando scrive il suo primo dovere è la chiarezza. E porta come esempio una lettera che ha spedito al presidente cileno Sebastian Pinera, un uomo che secondo lo scrittore non brilla per acume, in cui doveva esprimere il suo dissenso nei confronti di un sistema di dighe che avrebbe dovuto fornire energia ad imprese straniere ma dalle attività produttive inquinanti e la cui costruzione avrebbe distrutto migliaia di ettari di foresta patagonica. In un primo tempo scrisse una lettera piena di dati ma poi cambiò idea, preferendo fare un esempio ed invitare il presidente ad immaginare due campi da calcio uniti, poi 200, 300.000, per avere un’idea della foresta che sarebbe stata sacrificata. “Ma – ha chiosato Sepùlveda – non sono sicuro sia riuscito ad immaginarne anche solo due”.

Fa tenerezza sentir parlare del dolore che prova finendo di scrivere un romanzo. Sepùlveda racconta che sul finire di una storia tenta di rallentare tutto e rimandare quel momento, il punto finale, perché è doloroso. Quella determinata avventura non tornerà mai più, è finita. E, arrivato all’addio finale, lo scrittore va nel suo bar preferito per “passare un po’ di tempo col Sig. Jack Daniel’s“, come chiede al barista, per dimenticare quel punto finale.

Alla domanda dal pubblico “Che rapporto c’è tra viaggio e letteratura?”, Sepùlveda risponde: E’ impossibile fare un viaggio con l’idea della scrittura perché questo è rovinare il viaggio. Col tempo, naturalmente, le esperienze, la percezione delle persone, possono ispirare… Ma viaggio per il piacere della mobilità, di questa forma di andare e restare in movimento.

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