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Budapest

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La storia che sto per raccontarvi si svolge a Budapest. Io a Budapest non sono mai stato, per me è solo una sensazione, solo un’immagine presa dagli atlanti.

La storia che sto per raccontarvi si svolge a Budapest. Io a Budapest non sono mai stato, per me è solo una sensazione, solo un’immagine presa dagli atlanti. La singolarità delle due città che la formano, Buda e Pest, separate dalla striscia azzurra del grande fiume Danubio, riunite in un’unica entità da una manciata di ponti. E proprio un ponte, uno di questi ponti sul Danubio, è il luogo più importante di questa breve storia. Non chiedetemi il suo nome però, perché il nome non l’ho mai saputo. A Budapest non ci sono mai stato, ve l’ho detto.

Era mattina presto, al principio dell’inverno, e pochi fiocchi di neve venivano portati a spasso da un vento sottile. Il dottor Biro attraversava un grande ponte in ferro. Che il ponte fosse in ferro è l’unico riferimento che posso dare per chi di voi conosca la città. Ovviamente non so se andasse da Buda a Pest o da Pest a Buda. Quello che so per certo, invece, è che il dottor Biro aveva una gran fretta e che sotto un braccio teneva una voluminosissima cartella in pelle, chiusa a malapena con lacci di stoffa e piena zeppa di disegni, che agitava quasi militarmente avanti e indietro, avanti e indietro, al ritmo dei propri passi.

La fretta e il vento lo spingevano verso l’Ufficio Brevetti, il dottor Biro faceva il glorioso lavoro di inventore e aveva finalmente messo a punto un’invenzione secondo lui geniale: non avrebbe certo salvato l’umanità, diceva, ma era certo che il suo lavoro sarebbe stato molto apprezzato in tutti e cinque i continenti. Le sue gambette corte e tozze sfioravano appena la neve sul selciato, erano loro a guidare la sua testa, già immersa nei trionfi futuri della sua straordinaria invenzione.

Dall’altra parte del fiume, quasi contemporaneamente, un’altra persona aveva imboccato lo stesso ponte. Non staremo certo a discutere se andasse da Pest a Buda o da Buda a Pest: quello che ora ci interessa sapere è che era sullo stesso ponte e sullo stesso lato della strada del nostro Biro. E in direzione opposta. Sax, questo il nome dell’altra persona, era un omone grande e grosso, un professore belga che si trovava a Budapest da poche settimane, e che ancora non aveva imparato a conoscere la città.

Il professor Sax, in maniera del tutto accidentale, era un inventore anche lui e, è difficile crederci ma è così, anche lui stava andando all’Ufficio Brevetti con una nuova e rivoluzionaria invenzione. Veramente cercava di andarci: trovandosi in un quartiere completamente ignoto aveva sbagliato strada e, al contrario di Biro, budapestino purosangue, o come si chiamino gli abitanti di Budapest non lo so, si stava dirigendo nella direzione sbagliata. Con gli occhi alla ricerca di un impossibile punto di riferimento, impacciato dall’enorme cappotto sufficiente per un inverno siberiano e la mani rattrappite su dei precari contenitori che solo lui chiamava cartelle, si accorse del piccolo e distratto dottor Biro solo quando lo investì in pieno.

Su quel ponte del Danubio smise per un attimo di nevicare: a cadere ora erano manciate di fogli fittamente disegnati. I due, piuttosto seccati ma molto civili, non se la presero più di tanto: “Pardon”, esclamò dispiaciuto il professor Sax, cominciando a raccogliere i suoi disegni, mentre il dottor Biro borbottava qualcosa di incomprensibile per Sax (credo “mi scusi lei” in ungherese) e si dava da fare per raccogliere i propri. In pochi attimi riuscirono a recuperare tutto, si salutarono civilmente e ognuno riprese la propria strada.

L’incontro fra questi due grandi uomini, e la nostra storia, finiscono qui, dove sono cominciati, in una nevosa mattina ungherese, su un ponte sconosciuto. Loro non si sarebbero mai più incontrati, neanche all’Ufficio Brevetti di Budapest, dove il dottor Biro arrivò subito dopo il piccolo incidente col professor Sax, e dove invece quest’ultimo arrivò scortato da una guardia municipale, quando il primo era già da un pezzo davanti a una generosa porzione di gulash.

Nessuno dei due avrebbe mai saputo niente dell’altro, insomma, e leggendo ognuno il nome dell’altro sui giornali mai lo avrebbe ricollegato a quel trascurabile episodio a cavallo del Danubio. La singolarità di questa storia, o almeno quello che a me colpisce di questa storia, è proprio questo invece. Che per un tempo brevissimo in un luogo ben determinato, sono entrati in contatto, casualmente, senza conoscersi e senza riconoscersi, due uomini, due inventori, due geni tutto sommato, che, se non le nostre vite, sono riusciti a cambiare molte nostre abitudini. Riuscireste infatti a immaginare una moderna orchestra senza il rivoluzionario birofono, la cosiddetta tromba a sfera? O riuscireste a pensare alla moderna scrittura, senza la ormai insostituibile penna sax, con la sua estremità ricurva e i comodi tasti per dosare gli inchiostri?

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