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L’accappatoio

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Dodicesima puntata – fine prima serie – il Libanese, uno dei capi della banda, viene fatto secco, sparato in mezzo alla strada in una notte di pioggia. Il Freddo e gli altri decidono di vendicarlo.

Dodicesima puntata – fine prima serie – il Libanese, uno dei capi della banda, viene fatto secco, sparato in mezzo alla strada in una notte di pioggia. Il Freddo e gli altri decidono di vendicarlo.

Sara non riesce a dormire, si rigira nel letto, sudata, in un mezzo dormiveglia. Non le è mai capitato che una serie televisiva l’abbia catturata, ma questa l’ha incollata alla sedia, ha risvegliato in lei sentimenti repressi da tempo  e una curiosità morbosa per quelle vite oltraggiate e buttate via. Si è sentita strana per l’eccitazione e il godimento che ha provato  per uno spettacolo così violento.

Abita di fronte al parco di Villa Balestra, ai Parioli, una strada senza uscita, silenziosissima, un vero lusso per Roma; si sente solo qualche cane snob, ogni tanto; casa lasciata dal nonno ricco che dopo anni lei ha potuto ristrutturare, appena promossa capo.

I lavori li ha seguiti Francesca, sua amica di sempre, architetta; ha fatto errori fatali, però, che adesso costeranno molto e da brava amica di sempre è sparita.

La rabbia l’ha dovuta ingoiare, Sara, dopo che l’avvocato le ha spiegato che la legge non l’avrebbe aiutata e che ormai è stata fregata.

 

Ora Sara si è vestita, preda dell’insonnia. Jeans neri e giubbotto di pelle; sta uscendo, spinge T nell’ascensore e si guarda allo specchio.

L’aria della notte le fa istintivamente tirare su la lampo della giacca e stringere la braccia al petto. Cammina decisa nell’oscurità.

 

Il Freddo l’aspetta davanti al cancello del parco, moto accesa.

Lei si siede dietro, senza parlare; basta uno sguardo, lui sa dove andare.

È tosto, il Freddo, ma ha cuore. Lei lo sa.

Le piace. Si sente sicura sulla sella calda stretta al suo corpo.

Lui sgassa e parte veloce, alla fine della strada gira a destra, pochi metri e va a sinistra, fa il giro di Piazza Don Minzoni e sfreccia sulla discesa di Via Bruno Buozzi.

La fa quasi tutta, poi si ferma, di fronte al 5.

Qui abita Francesca.

Fa cenno a Sara di scendere, mette la moto in mezzo a due Suv, apre il bauletto e tira fuori una bottiglia di plastica da 2 litri.

In silenzio le fa capire di seguirlo senza fare rumore. Si muove come un gatto.

“Dimme qual è la macchina”.

Quelle parole le fanno venire i brividi dal collo all’osso sacro ma è quello che vuole.

Si guarda intorno e dopo qualche istante vede la C1 grigia di Francesca parcheggiata sul lato opposto.

“Quella metallizzata là di fronte, vicino alla Smart nera”.

“OK. Sta’ buona qua, non ti muovere”, fa il Freddo.

Meno di 10 secondi e ha cosparso la macchina di benzina, meno di 15 e ha buttato una scatola di cerini accesa sotto il motore, meno di 20 ed è di nuovo sul marciapiede, vicino a lei.

Sara gli stringe il bicipite. “Grazie”, dice.

“Seh… adesso però andiamo, corri, ‘ste cose se fanno veloci”.

Sara fissa il fuoco imbambolata come una bambina e ride in silenzio, con gusto; starebbe lì tutta la notte a godersi quella sensazione di potere.

La rabbia vola via e lei si sente in pace.

“Ooh, t’ho detto andiamo, svelta!”, insiste il Freddo.

Lei lo segue, in un attimo sono alla moto che lui spinge, spenta, per una decina di metri. Non vuole farsi notare.

Poi l’accende e Sara sale, esaltata.

Sfrecciano su Bruno Buozzi, risalgono la piazza e poi girano per Monti Parioli; pochi metri e prendono la via di casa.

Non si muove una foglia, tutto intorno è scuro. Perfetto.

“Eccote qua, signora. Guardati, sei proprio ‘na signora. E io so’ stanco”.

“Allora c… ciao” fa Sara “e grazie, eh?”. Vorrebbe dire di più ma non sa cosa.

“Grazie non basta, famo tante tante grazie… Mo’ te spiego. Io salgo con te. E me riposo. È presto, magari beviamo qualcosa. Devi esse riconoscente, io mica me muovo pe’ niente”.

Scende dalla moto e si allontana di qualche metro; parla al telefono.

Sara non riesce a capire una parola, ma sente che dovrebbe sparire.

“Allora, principessa” fa il Freddo quando attacca “famo come t’ho detto. Saliamo”.

“Domattina lavoro, non mi serve compagnia” prova a dire lei.

“Te serve compagnia, da’ retta a me. E non ne parlamo più. Saliamo. Io t’ho fatto diverti’  e mo’ tu sarai gentile con me, non te l’hanno insegnato? Ormai siamo amici e l’amici non se tradiscono. MAI. Staremo insieme finché c’è bisogno”.

 

Ha il cuore in gola, ora, mentre apre il cancello, l’ascensore e poi la porta di casa, con lui dietro che tiene una pistola gelida e pesante premuta sul suo giubbotto.

La spinge dentro casa e chiude svelto la porta.

“Ammazza che reggia, me trovero’ bene”.

Sara ha la gola secca e respira male. Sta zitta.

Lui va verso il tavolo e posa la pistola.

“Rilassate, signora. Er fero l’ho posato. C’ho sete e poi me voglio fa’ una doccia; portame al bagno” dice togliendosi la giacca e le scarpe.

Lei ubbidisce.

Sente tremare la mascella; apre l’armadio degli asciugamani e senza guardare gli allunga un accappatoio blu; poi lo riconosce, è quello che usava Francesca durante i lavori. L’aveva dimenticato, la stronza.

Il Freddo lo prende, lo posa sul lavandino, la guarda sornione, la tira per le braccia, la spinge contro il muro e la bacia; le sfila piano il maglione, il reggiseno, mentre sfiora la schiena con le mani ruvide e poi il sedere e il collo.

Sara non reagisce, ha paura di morire, ha sbattuto la spalle ma non osa protestare, vorrebbe urlare, dire che cazzo succede, ma nessuno la vede, cosa potrebbe inventarsi contro il Freddo?

Lo lascia fare.

 

Nella doccia lui la gira, cerca le sue cosce, senza complimenti la penetra, senza parole, senza dolcezze.

“AH” lei soffoca un grido ma lui insiste con rabbia, su e giù, la fa piegare in avanti, le braccia poggiate al muro mentre l’acqua le inonda la schiena, e continua, sempre più forte.

 

Lei adesso gode, all’improvviso, come mai prima, non capisce  perché ma ne vuole ancora; la paura diventa potere, si sente posseduta fino in fondo… finalmente parla e glielo dice di non fermarsi, lo prega.

“E chi se ferma, principessa, guarda che bel culo che c’hai, e io qui ce n’ho pe’ n’altra mezz’ora”, ride sicuro.

“Girati, mettiti in ginocchio… vieni qua” la prende per i capelli

e le spinge la testa tra le cosce; lei non esita, vuole sentire quel calore in bocca.

Lo prende senza esitazione e alza gli occhi per guardarlo, lui li chiude, beato.

Sara perde cognizione del tempo, non pensa, si muove e segue il piacere.

Ora è importante, indispensabile, geisha, troia, ubbidiente e non teme più niente… sta al suo posto, il posto giusto.

 

Dopo, per un attimo, ha un fremito di rabbia; il bagno è un casino, spacciato per capolavoro dalla stronza di Francesca e il Freddo ha addosso il suo accappatoio. La perseguita, quella bastarda.

 

 

“C’è un po’ di vino? Ho bisogno de bere mentre aspetto Bart”, chiede il Freddo sbracato sul divano.

“Bart?”, fa Sara, i capelli ancora bagnati.

“E’ un amico de Napoli, Bartolomeo, non sa dove dormì e gli ho detto che puo’ stare co’ noi ‘sti giorni, riparte presto”.

“’Sti giorni?” ripete lei piano, poi tace. Trema.

Come prima del sesso. È di nuovo terrorizzata, in balia di una sorte incerta, più che incerta nera. Respira male, di nuovo. Ma come ha pensato che questo qui la potesse desiderare davvero?

Gli allunga il bicchiere di vino, in silenzio. Fissa il vuoto.

 

“Ciao Bart, entra, tranquillo, qui stai tra amici, vero principessa?”.

“Ue’ Freddo, sono stanchissimo, fatemi sedere; ho sete. Questa chi è?”, chiede come se lei non ci fosse.

Sara fa la brava casalinga, intanto guarda Bart senza farsi notare, per capire cosa farà in casa sua e per quanto.

La mascella ricomincia a tremarle di brutto quando Bart posa due pistole enormi sul tavolo vicino al vino e a quella del Freddo.

“Sono Sara, una sua vecchia amica”, riesce a dire.

“Vecchia e bona” replica lui e ride “mi diceva il Freddo che ti ha fatto un favorino, vero?”.

Bart la scruta, si guarda intorno e guarda il Freddo. Si capiscono al volo, loro. Sara invece se la fa sotto ma resta lì, ferma sul divano.

Sono già le due di notte.

Ma la notte non è nulla per questi, lei lo dovrebbe sapere, la serie se l’è guardata tutta.

“Sì” dice “un gran favore”.

 

Si allontana per lavare i bicchieri e tentare di respirare e ripetersi: ce la fai, sei viva.

Quando torna i due stanno fumando e ridacchiano, i piedi sul tavolo di fronte al divano.

Sara sente una scossa di stizza in tutto il corpo.

 

“Senti, l’amico se deve fa’ una doccia, non dorme se non se lava. È un tipo pulito. Accompagnalo in bagno, da brava”.

Li guarda con disprezzo. E terrore.

Ma ubbidisce. Per forza.

Spera di aver capito male ma appena entra in bagno si accorge del risolino di Bart che chiude la porta senza perdere tempo.

Si spoglia da solo, veloce. È grosso, la pelle bianca, pochi peli; ha una cicatrice all’altezza delle costole, a sinistra. Le fa schifo. Sa di non avere scampo però.

È più rozzo del Freddo e non ha cuore. Si vede.

Lei si appiattisce al muro, e ansima di terrore.

“Già ti sciogli, allora sei proprio arrapata, vieni qua che ci penso io a te. Spogliati, fatti guardare, mi sa che tieni un culo… Spogliati, ho detto” e le molla una sberla. “Brava, così, girati fatti vedere; stai zitta, se fiati ti ammazzo, con me devi tacere sempre, capito? Troia e muta devi essere!”.

Sara vede appena il suo uccello che si ingrossa, chiude gli occhi e comincia a piangere. Lui la solleva furioso, la sbatte al muro, le alza le gambe e se la scopa frettolosamente urlando insulti a ogni movimento.

Poi la lascia seduta per terra ed entra nella doccia.

Lei esce di corsa dal bagno, nuda. Il Freddo la blocca.

“Principessa, all’età tua non se piagne. Vieni, bevi che te calmi. Semo amici, dividemo tutto, lo devi impara’”.

Lo segue dolorante, non riesce a fermare le lacrime, si vergogna.

 

La fa bere, di forza. Lei ingoia, sa di non poter reagire.

 

 

Apre gli occhi ancora stordita e vede i due seduti che parlano.

“Buongiorno, principessa. T’eri stancata, ve’? Noi andiamo a lavorà; torniamo per cena, co’ un paio di amici. Uno lo lasciamo qua sotto, cosi stai sicura fino a stasera. Da bere lo portamo noi. Fatte trovare pronta. C’avemo grandi progetti per te, eh Bart?”.

Se ne vanno.

 

Quando tornano sono in quattro. Trovano la tavola perfetta come quella di Natale, antipasti pronti, candele accese e luce bassa.

La musica rende tutto accogliente, la casa profuma.

Sara è mezza vestita, ha una vestaglia di seta nera e non porta mutande.

È truccata e ha il rossetto. Sorride.

Vuole qualcosa anche lei e deve riuscire a ottenerla. A ogni costo. Ha deciso.

 

“Prima di mangiare, doccia” dice “mentre sorride lascia scivolare la spallina”.

La seguono come cani in calore. Sara regge bene quei quattro, forse perché è cambiata per sempre, forse perché sa di non poter fuggire o semplicemente perché, a parte il Freddo, non durano più di 2 minuti. Non se lo chiede.

In testa ha solo il suo obiettivo.

Vuole il Freddo.

Cenano, bevono, pippano, s’addormentano sul divano, Bart nella camera degli ospiti.

Il Freddo non dorme, fuma sul terrazzo.

Sara gli si avvicina, gli tocca il bicipite e gli fa un cenno con la testa.

Lui capisce tutto.

“Sì, principessa. Te lo meriti”.

 

In pochi minuti sono sotto casa di Francesca.

Il Freddo forza il cancello, poi il portone e la porta di casa. Senza rumore.

Sono quasi le 3. Entrano invisibili in camera da letto.

Lei dorme abbracciata a Corrado, il suo uomo.

Il Freddo si gira confuso e alza le spalle.

Sara fa sì con la testa. Decisa.

Allora lui sfila piano il cuscino da sotto la testa di Corrado e glielo spinge sulla bocca; guarda Sara per incoraggiarla. Per farla muovere.

E lei fa lo stesso con Francesca.

La rabbia esce prepotente, Sara scopre una forza mai immaginata e spinge, spinge, spinge.

Finalmente.

Poco dopo i due non muovono più le gambe, le braccia sono stese, sembrano rilassati, come bimbi addormentati.

 

“Andiamo, corri, lo sai com’è, te l’ho già detto. Veloce”.

Sara è felice. Non prova nulla. Anzi sì, gioia. Pura soddisfazione.

 

 

A casa tutto tace. Dormono, i duri.

Sara e il Freddo hanno bisogno di lavarsi. Un bisogno prepotente.

 

È la doccia più dolce che lei possa ricordare.

“Domani è un altro giorno, principessa. E io torno a cena. Aspettame. Fatte trova’. E non apri’ più a nessuno. Questa doccia da adesso è solo mia.

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