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Tosse e raffreddore

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Eccoci qui a letto, nudi, io sotto, lui sopra e con già un pezzetto dentro di me. Siamo passati attraverso una cena abbastanza buona, il vino soprattutto, una conversazione superflua sul divano e poi uno spostamento rapido fino in camera.

Eccoci qui a letto, nudi, io sotto, lui sopra e con già un pezzetto dentro di me. Siamo passati attraverso una cena abbastanza buona, il vino soprattutto, una conversazione superflua sul divano e poi uno spostamento rapido fino in camera. Anche i vestiti ce li siamo tolti senza troppi intoppi; io più che altro, lui si è impigliato un paio di volte nelle mutande, comunque non importa adesso siamo qui e già comincio a rilassarmi pensando a un buon epilogo della serata quando, mentre lui spinge ancora un po’, sento un attacco di tosse solleticarmi la gola. Cerco di non pensarci ma il fastidio continua sempre più irritante. Inspiro, espiro, cerco di rilassare il diaframma, non funziona. Non voglio tossirgli in faccia, poi dovremmo ricominciare daccapo. Allora cerco di trattenermi, blocco il respiro, provo il vecchio trucco di arrotolare la lingua sul palato, mi pare quasi di avercela fatta e invece all’improvviso sento la tosse cambiare direzione, dal torace scendere giù nell’addome e ancora più giù finché una serie di colpi secchi e dal rumore inequivocabile si liberano dalla mia vagina. Preso alla sprovvista da quelle scosse impreviste lui si sfila e fissa un po’ stordito la mia bocca chiusa come un video fuori sincrono. Cerco di rimediare prima che si riprenda dalla sorpresa e mi porto una mano tardiva e inutile davanti alla bocca. La mia vagina continua a tossire in modo imbarazzante. Mi rotolo su un fianco, mi tiro su a sedere, accavallo strette le gambe e cerco di soffocare l’attacco contro il materasso. Intanto fingo di scuotere le spalle in modo proporzionato al suono. Quando sento la mano di lui battermi incerta dei colpi di incoraggiamento in mezzo alle scapole, non riesco più a controllare il panico. Lascio perdere tutta la pantomima e mi butto a cercare disperatamente i miei vestiti sparsi intorno al letto. Recupero per primi mutande, collant e pantaloni e quando finalmente il suono della tosse è attutito dagli strati sovrapposti, trovo il coraggio di alzare gli occhi e incrocio quelli di lui; restiamo un attimo fermi a fissarci, io in piedi vestita solo dalla vita in giù, lui nudo in ginocchio sul letto. All’improvviso lo sento starnutire, forte, per due volte. In nessuna delle due ha mosso un solo muscolo del viso. Allora, quasi felice, abbasso gli occhi per guardarlo fra le gambe.

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