Cristian Ginepro: “Raccomandati? A teatro non funzionano, se sei un cane il pubblico ti uccide.”

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Teatro Vittoria, Piazza Santa Maria Liberatrice, con me c’è Cristian Ginepro, uno dei nomi più conosciuti del Musical italiano ("Sette spose per sette fratelli", "Serial killer per signora", "Cabaret"), attore in serie televisive come

Teatro Vittoria, Piazza Santa Maria Liberatrice, con me c’è Cristian Ginepro, uno dei nomi più conosciuti del Musical italiano (“Sette spose per sette fratelli”, “Serial killer per signora”, “Cabaret”), attore in serie televisive come “Il commissario Manara” e “Tutti per Bruno”, oltre che regista del recente Musical “Alice nel paese delle meraviglie”, in tournée in questi mesi. Attualmente lo vediamo impegnato nel programma di Rai Uno “Centocinquanta” condotto da Pippo Baudo e Bruno Vespa, di cui è ospite fisso.

 

Dal musical come interprete alla regia di “Robin Hood” e “Alice nel paese delle meraviglie”, Che differenza c’è tra te e tanti altri che hanno iniziato con te ma poi si sono arenati?

 

La gran voglia di lavorare è stata detterminante, e ho sempre creduto che il meglio fosse più avanti, eppoi ho fatto tesoro di un grande insegnamento, che è quello dell’”orrore di se stessi”.

 

Cioè?

 

L’orrore di te stesso ti aiuta a fuggire la sbornia del successo, l’entusiasmo del clamore.

Se non hai l’orrore di te stesso si accende una lampadina e pensi che sia il sole, invece in questo mestiere è fondamentale guardarsi poche volte allo specchio. Non piacersi troppo insomma. Per me recitare è un’urgenza quotidiana.

 

Non ci sono vanitosi allora?

 

La vanità la vedo in chi non è un artista, in quelli che ci sono cascati dentro per caso, ma intorno a me vedo gente che ha l’urgenza di recitare, gente come Proietti, Loretta Goggi, Garinei, tutta gente che non si è mai vantata.

 

Quando hai deciso di iniziare ti sei dato un limite di cento provini, lo scrivi sul tuo sito, è vero?

 

Si è vero.

 

Tutti devono darsi un limite?

 

Io penso che chi nasce pesce il mare lo chiama, come dice Verga. Quando è stato il mio turno mi sono detto, ok io vado, ma se dopo cento provini non mi prendono, forse non sono un pesce. Perciò credo sia necessario darsi un limite per capire se questo mare ti chiama o no.

 

Fare il regista aiuta ad essere un attore migliore?

 

Certo, fare il regista ti mette a dura prova con te stesso, gli interpreti che dirigi vanno in scena secondo ciò che gli indichi tu, hai la possibilità perciò di vederti all’opera, di vederti riflesso nel lavoro di chi hai diretto, di vedere dunque anche i tuoi errori.

 

Provinante e provinatore, quale è tra i due il ruolo più difficile?

 

Sicuramente il provinatore, quando vai a fare un provino da attore chi suda non sei tu, è quello che sta seduto e che ti valuta. Tu devi solo essere convinto delle tue capacità, e se capisci questo affronti il provino con grande serenità, è il provinatore invece che deve essere sicuro di ciò che sta scegliendo, perchè è lui che ci metterà la faccia.

 

Cosa cerchi durante un provino?

 

Il talento ovviamente, nel caso di una donna cerco una musa, un’ispiratrice che faccia scatenare la mia creatività. Sono avviamente molto avverso ai raccomandati, anche se in alcuni casi puoi rischiare di essere mandato a casa dalla produzione se non aderisci ad alcune deciosioni, ad alcune imposizioni, ma io mi sono sempre battuto affinchè in scena ci andasse chi era meritevole, anche perchè quando si apre il sipario non c’è niente da fare, puoi essere pure raccomandato, ma se sei un cane il pubblico ti uccide.

 

Ma come funziona una raccomandazione? Chi viene da te e cosa ti dice?

 

Non c’è una vera e propria regola, una volta per esempio è arrivato da me un “tale” chiedendomi di mettere dentro lo spettacolo una persona a cui doveva un gran favore, poichè era fortemente legata alla produzione di quello stesso spettacolo e perciò sarebbe stato opportuno farlo lavorare, inserirlo nel cast.

 

E a quel punto che hai fatto?

 

Ho fatto il provino a questa persona che si è dimostrata assolutamente incapace. Allora ho detto o io o lui. Si torna al discorso di prima, è la tua la faccia che va in scena non quella degli interpreti, se senti questa responsabilità non puoi favorire nessuno..

 

Cosa consigli di pratico a chi affronta un provino per non farsi fregare dall’emozione?

 

Di avere fiducia nelle proprie capacità , la tranquillità di offrirsi per ciò che si è, è lo stato mentale vincente. Bisogna inoltre avere la coscienza che si cercano sempre persone che portino stimoli e serenità, perchè la creatività non può arrivare solo da una parte ma ci deve essere un doppio binario.

 

Dal teatro alla tv, cosa preferisci?

 

“Dico sempre che il teatro è mia moglie e la tv la mia amante.”

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