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l professore di lettere

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– Mi dispiace, le notizie non sono buone. – il giovane primario del reparto di ostetricia e ginecologia non li aveva neppure fatti accomodare, ma, con aria costernata, si rivolgeva a loro attraverso il bancone della reception.

– Mi dispiace, le notizie non sono buone. – il giovane primario del reparto di ostetricia e ginecologia non li aveva neppure fatti accomodare, ma, con aria costernata, si rivolgeva a loro attraverso il bancone della reception. Lucia e Roberto Lanzi, in attesa del loro primo figlio, pendevano dalle sue labbra. Era evidente che qualcosa non andava. Qualcosa di grave. Aspettavano da giorni i risultati del test del DNA e ora tutte le loro paure si stavano concretizzando.

Roberto passò un braccio intorno alle spalle della moglie e la strinse a sé. Lei era talmente agitata che non si curò neppure della presenza della piccola folla nella sala d’attesa, che tendeva l’orecchio incuriosita.

– Con una probabilità del 99%, vostro figlio farà il professore di scuola superiore. Insegnerà lettere. – disse infine il medico, arrossendo.
Lucia ebbe un mancamento. Roberto cercò di farsi forza, soprattutto per sua moglie, ma sentiva la delusione cocente salirgli dalla bocca dello stomaco fino in gola, per poi pizzicargli il naso, pronta a trasformarsi in lacrime.

Del resto c’era da aspettarselo. Anche lui faceva il professore in un liceo. E sua moglie insegnava alle scuole medie. Ci avevano pensato quando avevano deciso di far nascere quel bambino. Sapevano bene a cosa andavano incontro. Ma il desiderio di un figlio era troppo forte, così, fino all’ultimo, avevano sperato.

La prima a riprendersi fu Lucia.
– È sicuro, dottore? – balbettò.
Il medico annuì, con aria grave, mentre sfogliava la cartelletta alla ricerca del prossimo nome da chiamare per comunicare i risultati del test.
– Ovviamente – disse –avete diritto di usufruire gratuitamente della struttura ospedaliera nel caso in cui vogliate praticare un’interruzione di gravidanza.
– Ma ho superato il terzo mese, dottore. – disse la donna, che ricordava questa regola di base.
– Certo, signora, – disse il medico – ma il limite non vale ovviamente in caso di danni genetici.

Lei annuì, sentendosi umiliata da quella risposta così ovvia.
– Ma non c’è proprio nient’altro da fare? – chiese ancora.
– Beh, avreste dovuto pensarci prima – si lasciò sfuggire il medico, che scartabellando si era trovato di fronte la scheda della coppia.
– Con il vostro profilo genetico e i vostri precedenti, davvero non so cosa vi aspettavate. Tuttavia…

I due giovani si scambiarono uno sguardo pieno di speranza. C’era ancora una via d’uscita.
– Tuttavia, il corredo genetico non è tutto. Esiste una percentuale minima che vostro figlio possa scegliere una carriera diversa. L’ambiente in cui crescerà, gli stimoli, l’educazione, la formazione che darete al bambino potranno influire sulle sue scelte.
Poi si fermò, come se vedesse quei due ragazzi per la prima volta. Li squadrò, da capo a piedi, mentre loro lo fissavano fiduciosi.
– Anche se dubito che due come voi possano educare un figlio come si deve – concluse al termine di quell’ispezione visiva.
– Cosa vorrebbe dire? – Il futuro padre si riscosse dal torpore.
– Voglio dire che mi sono sbagliato. Che non avete speranze. Non sarete mai in grado di garantire a vostro figlio un futuro migliore. –
– Ma come si permette?
– Guardatevi. Siete talmente comuni. Non c’è niente di speciale in voi. E’ chiaro che vi manca lo spirito d’iniziativa, l’intraprendenza, il dinamismo. Siete statici, siete vecchi, siete fuori moda. Cosa pensate di poter trasmettere a vostro figlio? Quali valori pensate di potergli insegnare?

Roberto Lanzi, senza neppure rendersene conto, colpì il medico in pieno volto con un destro robusto. Il primario stramazzò a terra e lui, prima che qualcuno potesse intervenire, gli saltò addosso, stringendogli le mani intorno alla gola.
– La denuncio! La denuncio! – sibilava il primario, con un filo di voce.
– Ti ammazzo! Ti ammazzo! – gridava il professore di lettere, senza mollare la presa.

Ci vollero quattro uomini della vigilanza per strapparlo dalla sua vittima. Ma ormai era fatta. Il viso del medico era irreversibilmente blu e la lingua gli penzolava fuori dalla bocca aperta. Mentre lo trascinavano via di peso, Roberto cercò con gli occhi sua moglie. La trovò, finalmente, inginocchiata sotto il bancone, mentre, in una pozza di sangue, si accaniva con l’ombrello sul corpo senza vita dell’impiegata della reception. Vide le lacrime che le rigavano il viso e capì che erano lacrime di gioia.

Lucia alzò la testa e i loro occhi si incrociarono in uno sguardo d’intesa. Sapevano cosa li aspettava. Li avrebbero condannati e in carcere avrebbero scritto un libro di memorie che sarebbe diventato un best seller. Dopo, li avrebbero invitati a partecipare ai talk show di maggior successo, per raccontare la loro esperienza.

Adesso avevano la speranza di un futuro migliore per il loro bambino. Il corredo genetico non è tutto. Altri fattori incidono sulla crescita di un figlio. Già lo immaginavano giornalista televisivo specializzato in crimini familiari o vincitore del Grande Fratello, o fondatore e leader carismatico di un nuovo partito politico.

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