Lo spettacolo: Dignità Autonome di Prostituzione

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Dignità Autonome di Prostituzione è uno spettacolo-evento diretto da Luciano Melchionna (Ce n’è per tutti).

Dignità Autonome di Prostituzione è uno spettacolo-evento diretto da Luciano Melchionna (Ce n’è per tutti). È un format particolare – che Melchionna ha scritto insieme a Betta Cianchini – in cui il pubblico può interagire con gli attori, “acquistando” le loro prestazioni attoriali. Il numerosissimo cast alterna attori di talento a illustri comparsate di puro glamour televisivo, nell’ultima edizione si sono “prostituiti” anche Fabio Canino, Paola Barale e Giorgia Trasselli (la tata di Casa Vianello). Tra gli ospiti musicali Momo e Simone Cristicchi.

 

Per poter parlare di Dignità Autonome di Prostituzione (DAdP) val la pena scomodare niente po’ di meno che Pirandello. Perché a memoria dei non esperti di teatro fu il primo a rompere l’invisibile cortina che separa gli spettatori dagli attori, la platea dal palcoscenico.

 

Pirandello lo fece in una delle sue opere più complesse: Sei personaggi in cerca d’autore.  Senza entrare nel dettaglio e rischiare di dire svarioni, ci si può limitare ad osservare che con i Sei personaggi Pirandello aveva sovvertito il ruolo semantico del personaggio teatrale, consentiva simbolicamente allo spettatore di vedere oltre tale figura. Almeno nel canone, si sgretolava quella cortina invisibile (che rimane persistente anche quando quella visibile del sipario si solleva) di separazione fra chi recita e chi fruisce.

 

In DAdP l’eliminazione del limite non è solo semantica, bensì letterale, concreta, pratica. Io lo chiamerei, ma potrei non essere la prima (non mi sono finora documentata a riguardo), una forma di teatro destrutturato.

 

Innanzitutto lo spettacolo inizia nella hall del teatro e non in sala. Con il cast di attori che invita ad entrare, ma in realtà già si è nella finzione teatrale e gli attori-prostituti/prostitute stanno di fatto adescando il pubblico/avventori-del-bordello.

 

A dire il vero, in alcune location che hanno ospitato lo spettacolo la platea vera e propria neanche c’era. E infatti quando c’è, come è stato al Teatro Italia di Via Bari nell’ultima edizione, la platea viene smembrata, disassemblata, e trasformata in una specie di salotto, di sala d’attesa di bordello, dove i partecipanti aspettano gli attori-prostituti/prostitute. Appunto: i partecipanti. E non già gli spettatori! Se vuoi vedere gli attori recitare devi partecipare, contrattare la loro prestazione con la maitresse di turno. E poi dovrai arrampicarti, incunearti, nei meandri del teatro, nei suoi camerini, nei suoi retroscena, in sottoscala, o addirittura in soffitte scomode come segrete e lì, nella polvere ed alla luce di una candela, come nel più remoto ed antico dei bordelli di altri tempi, consumare ciò per cui hai  pagato. Con il brusio del resto del bordello in sottofondo, nell’intimità di dieci, cinque, a volte solo due persone, si assiste a performance quasi sempre dal testo drammatico, con il tema della violenza o della prostituzione a farla da padroni. Si tratta di testi perlopiù originali, a volte sono riadattamenti di Shakespeare, o di Dostoevskij, “serviti” con ruvida semplicità, senza preamboli, proprio come un amplesso mercenario, ma non senza entrare nella carnalità. Nel binomio fra prostituzione e recitazione i giovani e talentuosi attori danno tutti loro stessi. E quando si forma la giusta alchimia fra loro ed i partecipanti e fra i partecipanti stessi, non è inusuale che sgorghino lacrime, sia a chi si è prostituito, sia a chi ha pagato per vedere.

 

Nelle tre, quattro, a volte cinque ore che si trascorrono nell’altroquando di DAdP si vive questo. Nella penombra di poche luci smorzate e di qualche candela ci si aggira interagendo con strani personaggi: travestiti, fantasmi, sguaiate e svampite signorine, straniere dal torbido passato che celano la loro identità sotto una parrucca scura, ragazze di strada che hanno molto da raccontare. E ci si cimenta obbligatoriamente nei gesti pieni di verità della negoziazione, del mercanteggiare, dello sperimentare la propria abilità di parola per spuntare un buon prezzo. Anche se i dollarini con cui si pagano le prestazioni si possono acquistare per pochi euro dalle maitresse stesse. Si è chiamati a lasciare tutti i pensieri quotidiani fuori dalla porta di ingresso ed a concedersi completamente, così come i prostituti/attori, nella situazione che si sta vivendo.

 

Quando si esce da DAdP, dopo aver assistito al gran finale corale e collettivo in cui non manca la buona musica, ed in cui ancora una volta lo spettacolo si fa tutti insieme, è come se si riemergesse da una lunga apnea, da una narcosi che prevede un tempo di decompressione per potersi riprendere definitivamente. E una cosa è sicura: ci si vuole tornare, perché tanto l’emozione cambia di volta in volta. I personaggi messi “in scena” in alcune edizioni sono stati addirittura quaranta e quindi ogni volta è possibile vivere un’esperienza diversa. Non a caso la cerchia di affezionati e fan aumenta ad ogni stagione e DAdP sta diventando senza dubbio la casa chiusa più frequentata d’Italia.

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