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Al mondo nessun “cimitero” per scorie radioattive

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Intervista al Prof. Gianni Silvestrini, ricercatore dal ’77 al ’96 presso l’Università di Palermo e il CNR nel campo delle fonti rinnovabili.

Intervista al Prof. Gianni Silvestrini, ricercatore dal ’77 al ’96 presso l’Università di Palermo e il CNR nel campo delle fonti rinnovabili.
Direttore Generale al Ministero dell’ambiente (2000-2002) Consigliere del Ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani (2006-2008). Dal 2003 direttore scientifico delle riviste Kyoto Club e Qualenergia.

Il disastro di Fukushima ha riaperto il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare. Esistono veramente delle alternative?

In effetti già prima del disastro di Fukushima eravamo nella fase di diversificazione e transizione energetica, l’anno scorso gli investimenti sulle rinnovabili  nel mondo hanno raggiunto la cifra di 250 miliardi di dollari, l’Italia ha 200mila impianti fotovoltaici e la Germania un milione; quindi stiamo passando da un sistema centralizzato di produzione di energia, con grandi centrali, a un sistema misto sempre con grandi centrali ma anche con decine di migliaia di impianti diffusi.
L’incidente di Fukushima si situa in un momento in cui il sistema energetico si stava  già trasformando e sicuramente la preoccupazione per l’energia nucleare provocherà un’accelerazione di questo cambiamento.

Il decreto italiano sulle energie rinnovabili ha tagliato gli incentivi per l’eolico e il fotovoltaico. Anche le banche hanno bloccato gli investimenti. È solo questione di fiducia?

La reazione negativa con tanto di manifestazioni contrarie fanno pensare che verrà fatta una modifica del decreto per consentire al nostro paese la diffusione di queste tecnologie.

La Germania invece sembra decisa ad investire sull’energia verde…

In Germania quello delle rinnovabili è settore un pilastro dell’ economia del paese, basti pensare che conta 340 mila addetti.
La Merkel ha inoltre ribadito la necessità di accelerare il passo verso la diffusione delle rinnovabili ponendosi come obiettivo di coprire entro il 2030 il 50% della richiesta di energia e oltre l’80% nel 2050. Noi italiani abbiamo fatto una rincorsa negli ultimi tre anni a livello di installazioni ma siamo ancora molto deboli sul versante delle industrie che producono tecnologie. E questa sarà la nostra vera sfida: arrivare a fare ricerca, innovazione e produzione delle energie verdi.

Al mondo non esistono ancora cimiteri di scorie radioattive, sembra un paradosso ma è la realtà: come mai?

Gli Stati Uniti hanno lavorato vent’anni nel deserto del Nevada in un luogo chiamato Yukka Mountain per tentare di creare un sito per lo smaltimento delle scorie radioattive, due anni fa hanno concluso con Obama che non c’erano le garanzie di sicurezza nemmeno nel deserto e il presidente ha così fatto chiudere lo stabilimento. La verità è che nessun paese ha cominciato una ricerca nel campo dello smaltimento, né  Gran Bretagna, nè Stati Uniti né Francia o Germania.

Lei ha inoltre fatto notare che in Italia la scelta di una politica nucleare è stata presa senza il coinvolgimento dell’opinione pubblica.

Assolutamente, e questo ben prima dell’incidente di Fukushima. Con un consiglio di ministri e senza discussione pubblica. Non comprendono che non c’è possibilità che in Italia si consolidi realmente consolidato  il settore nucleare.

I vantaggi delle energie rinnovabili si potrebbero anche vedere in termini di bolletta?

In questo momento le rinnovabili sono più costose delle fonti convenzionali che però sono destinate ad aumentare nel tempo (come il petrolio). Il prezzo delle energie verdi invece si abbasserà, basti pensare che il fotovoltaico adesso costa la metà di quanto costava nel 2005 e questo fa dedurre che nel tempo le energie rinnovabili  saranno sempre più economiche.

In futuro si arriverà alla cosiddetta democrazia energetica?

Dipende dal modo con cui nei vari paesi si affronterà questa transizione energetica, può anche esserci un controllo dal basso dell’energia o un dominio multinazionale. Lo scenario futuro è aperto a qualsiasi trasformazione e questa può essere davvero un’occasione importante. Quanto più la gente avrà informazione e conoscenza tanto più andremo nella direzione della democrazia energetica.

 

Fonte: “Donna Reporter”

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