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Mostre: La divertente serietà di Pablo Echaurren

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Si è chiusa domenica scorsa, 13 marzo, nella sede espositiva storica di Palazzo Cipolla a Roma una vasta e completa rassegna dell’opera di Pablo Echaurren

Si è chiusa domenica scorsa, 13 marzo, nella sede espositiva storica di Palazzo Cipolla a Roma una vasta e completa rassegna dell’opera di Pablo Echaurren, curata dalla Fondazione Roma Museo. Visitare la mostra è stato come scoprire per la prima volta il simbolismo visionario e la vitalità che elettrizza ogni sua creazione. Per Echaurren, l’arte è “un fatto naturale come respirare, ma che va vissuto con tutta la serietà del divertimento”. Una visione che ha appreso dal padre, il surrealista Sebastian Matta, che pur autodefinendosi “padre trasparente” ha nutrito sin da piccolo l’immaginario del figlio di giochi, parole e disegni pieni di sorprese e spiazzamento. Scopo dell’arte di Echaurren è “la meraviglia di sospendere l’oblio”. La memoria di una cultura surreale, che trova i suoi precedenti anche nell’opera paterna, si intreccia con l’erotismo di una materia irregolare ispirata a una sensibilità “tropicale”. Sia carta o tela, il supporto è sempre attraversato da questa mobilità di relazioni, in un sistema equilibrato che contiene i principi sempre relativi della costruzione e della decostruzione insieme. Dalle botteghe medievali e rinascimentali fino alle case d’arte futuriste, Echaurren si muove tra diverse discipline e interessi conservando sempre in ogni esperienza una sua forte identità artistica.

La mostra ha spaziato dall’amore per Roma alla folgorazione futurista, fino alle visioni oniriche ispirate dal mondo naturale; dalla potenza della musica alla semplicità e immediatezza grafica delle sue prime opere degli anni ’70: i famosi “quadratini “. L’amata Roma Caput Mundi si ritrovava ben presente in molte opere. Ma abbiamo ritrovato pure la tensione che lo spinge a fermare un incubo sulla tela nelle forme “grottesche” delle ceramiche azzurrate ispirate alle tecniche apprese nei laboratori ceramisti di Faenza.

Un’intervista di Vincenzo Mollica ci ha presentato l’opera di Echaurren come massimo collezionista del decennio d’oro del futurismo. Compito che, con una tipica tecnica dadaista, lo ha portato alla creazione di originali collage, assolutamente fuori collezione, quasi disneyani. Ciò a conferma dello stretto rapporto che Echaurren mantiene con la carta stampata, sin dalle origini, quando per cominciare si avventurò nel mondo fumettistico, e che ha perpetuato negli anni con la creazione di copertine di libri, manifesti e ancora fumetti. Un’idea di arte moltiplicata, quella dell’editoria, “un’arte viva, non isolata e sepolta nei musei”, come la descrive lo stesso Echaurren.

E poi la musica (che lo accompagna sin da giovane, quando suonava il basso elettrico e sognava di farne la sua professione) che abbiamo ammirato nel “Silenzio sonoro” del 1991..

E la natura: una voglia di sperimentazione mai sazia ci ha fatto scoprire un artista innamorato della Natura e creatore di tersie di stoffe imbottite e colorate nella sua originale “crhomo-terapia”.

E alla fine ci sono venute incontro le sue primissime opere, di piccolo formato, acquerelli, smalti e china su carta: i “quadratini”, con cui apparentemente ci rassicura incasellando colori brillanti nelle piccole reti, mentre l’effetto reale è quello, ancora una volta, di stupirci.

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