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Lo spettacolo: Giovanna D’Arco, un processo senza tempo

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Proprio il giorno prima della celebrazione della donna, quest’anno più che mai sentita, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto, in questo insolito orario, il processo di un altrettanto stravagante e controverso personaggio storico, la pulzella d’Orléans, Giovanna D’Arco

Proprio il giorno prima della celebrazione della donna, quest’anno più che mai sentita, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto, in questo insolito orario, il processo di un altrettanto stravagante e controverso personaggio storico, la pulzella d’Orléans, Giovanna D’Arco. Una donna, tramandataci come eroina, ma riconosciuta dai tribunali del tempo come eretica e per questo bruciata al rogo, si ritrova dopo secoli ad essere nuovamente imputata davanti al pubblico romano chiamato ad esprimersi sulla sua presunta colpevolezza.

Con grande ironia ma anche un reale tecnicismo giuridico, il magistrato Antonio Marini, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace e l’esperto di geopolitica Andrea Mergelletti regalano un’ora di spettacolo che offre lo spunto per riflettere sulla condizione della donna e la potenza dell’estro femminile in quell’epoca ed oggi. Accusata di affermazioni mendaci e di aver abusato della credulità popolare in tempi di completa assenza di informazione e comunicazione il PM ci mostra una Giovanna D’Arco molto lontana dall’immagine di eroina che la storia ci ha abituato a pensare, e ci induce, tralasciando, almeno apparentemente, la questione dell’appartenenza di Jeanne D’Arc al sesso femminile, a riflettere sulla sua reale competenza di condottiera o meno, ovvero ci chiede se questa eroina possa realmente definirsi tale o se sia stata solo il simbolo di una battaglia svoltasi in realtà lontana da lei, se sia stata insomma, solo un’invasata visionaria giustamente finita al rogo. Chiamata in causa la stessa Giovanna, interpretata da un Paola Saluzzi di bianco vestita, non esita prontamente a difendersi accusando il PM di vile maschilismo e di un inconfessato timore del potere di una donna al comando, come lei, che ha saputo gestire, seppure inesperta, 7000 uomini incitandoli alla libertà della patria nella guerra dei cent’anni contro gli inglesi, portando soccorso al trono dell’allora delfino Carlo, futuro Re, e dell’intero reame. Quello stesso Re, ormai incoronato Carlo VII che la venderà agli Inglesi ridicolizzando le sue gesta, e che la porterà al rogo restituendoci però in questo modo un’incancellabile immagine della forza e della potenza di questa donna forse incompresa e usata. Giovanna, rivendicando l’amore per la patria, la Francia, si dichiara innocente per aver creduto fermamente nelle voci che da completa analfabeta, educata solo alla fede, ciecamente ascoltava. Queste visioni e voci che noi modernamente potremmo tradurre come un forte super io o un istintivo sesto senso. A sostenere la difesa della sua protetta e nel chiudere questo processo, basato sull’improvvisazione e privo di un copione, l’avvocato Bernardini De Pace smonta la tesi del PM incolpandolo di aver mistificato la realtà millantando una parità tra uomo e donna in cui probabilmente neanche crede, e ci presenta un’altra, nuova visione di Giovanna, sì devota alla patria, ma anche vittima di quella che lei stessa definisce come “sindrome rancorosa del beneficato”. Chiedendo una piena ed incondizionata assoluzione, l’avvocato lascia la parola al giudice che allo stesso modo incalza la giuria popolare romana, che già durante la messinscena aveva visto tante donne applaudire alle parole di Giovanna, a pontificare sull’innocenza o colpevolezza di questa incredibile condottiera di pensiero più che di eserciti. 570 giudizi di innocenza contro 250 giudizi ci restituiscono l’immagine di quest’icona femminista ancora intatta nel tempo che attraverso i secoli è stata ed è ancora portavoce della forza e della tempra con le quali ogni giorno ogni donna conduce la propria esistenza.

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