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Letteratura di favela

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Dopo la creatività del calcio e della musica brasiliane, che sono da tempo nell’immaginario di tutti, si stanno ora riversando nella ‘cultura ufficiale’ brasiliana

Una sbirciata alle radici del samba autentico?

Dopo la creatività del calcio e della musica brasiliane, che sono da tempo nell’immaginario di tutti, si stanno ora riversando nella ‘cultura ufficiale’ brasiliana le parole con cui la favela racconta sé stessa, un universo di storie, di stili, di gusti e sapori sconosciuti, insomma di nuovi libri. Oltre ad autori già affermati come Paulo Lins, autore di Cidade de Deus, e Ferréz, molti altri stanno risvegliando l’interesse di grandi editrici come Objetiva e Global mentre si sviluppano nuove iniziative editoriali come la casa Aeroplano e la diffusione sul web. Man mano che nella comunità cresce l’autostima, aumentano gli autori che sfoderano talento e creatività per raccontare da protagonisti la propria esperienza. Iniziamo ad esplorare queste nuove tendenze insieme alla rivista multimediale Viva Favela che ha scelto di dedicare un numero tematico alla letteratura di periferia. Nel sommario di Viva Favela compaiono lavori e iniziative provenienti da diverse zone del Paese, un fermento di esperienze, gusti e generi artistici, stili diversi tra le cui righe risuona tuttavia uno spirito comune, il timbro e il colore di una comunità. Favela non è solo armi e violenza, come dice Pedro Francisco dos Santos nel suo articolo multimediale dal titolo Letteratura di favela: una forma di rivoluzione. Quello di chi vive in una favela carioca è il punto di vista di chi ha in regalo un’utopia all’orizzonte, tutta da conquistare ogni giorno con strade in salita.

 

Bisogna godere di una buona salute, fiducia nelle proprie risorse, pazienza e fiato, lavorare molto senza perdere il buon umore. Buon umore, soprattutto, e ironia, risorse nascoste in una invincibile filosofia di vita e volontà di resistenza. In un mondo dove essere molto giovane, di colore e povero è spesso una attività ad alto rischio, come dicono operatori della Ong ‘Se essa rua fosse minha‘, se si vuole uscire dall’esclusione e vincere i pregiudizi, diventa presto essenziale imparare a comunicare con immediatezza, ispirare fiducia e simpatia camminando sul filo tra sfida e amicizia. L’attuale politica culturale che incoraggia lo sviluppo di biblioteche comunitarie, progetti di incentivo alla lettura, corsi professionalizzanti e attenzione alla scolarizzazione, permette a molti nuovi ‘giocolieri della penna’ di conoscere e prendere fiducia nel proprio talento. Prendono vita laboratori collettivi coordinati da scrittori di esperienza, riviste, iniziative editoriali autonome e il movimento dei ‘sarau’.
I sarau, letture pubbliche di poesia, spesso si accompagnano ad appuntamenti musicali, specie concerti rap, a eventi di arte di strada.

Compaiono in Viva Favela racconti, musica nordestina e poesia, storie, leggende, canzoni, credenze che portano ancora con sé il profumo di lontane città di mare, dell’interno secco o della vita dei campi. Da segnalare è l’intervista a Marcus Faustini, autore della guida affettiva della periferia‘ una guida turistica affettiva delle strade meglio conosciute, perché- dice- ‘la favela è sempre descritta come luogo di assenza mentre per me è luogo di potenza. E va raccontata’.
Tante nuove armi per rivoluzioni pacifiche.
Insomma, non c’è più solo realismo nel racconto della vita in periferia ma molto spazio all’immaginario fantastico, poetico, allegro e ironico, caldo e imprevedibile. Ed è il motivo per cui torneremo ad arrampicarci per scale e vicoli della favela alla ricerca di nuovi libri da segnalare.

Le foto che compaiono in questo articolo sono realizzate da residenti di diverse favelas, selezionate e pubblicate in ‘Viva Favela’.

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