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Beatrice Portinari parla grazie a Stefano Benni

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Per la prima volta Beatrice parla. La Beatrice Portinari, che tanti versi ha ispirato al sommo Dante, per la prima volta parla. E parla toscano, naturalmente.

Per la prima volta Beatrice parla.

La Beatrice Portinari, che tanti versi ha ispirato al sommo Dante, per la prima volta parla. E parla toscano, naturalmente.

 

Si sposan tutte quante e a me mi tocca d’aspettare Dante…

[…] Si va bè, si, ma io sono una donna, mica una serenata, mica posso sta qui ad aspettà che abbia finito il capolavoro e m’abbia angelicata! E intanto io bona e zitta!

[…] E poi ‘sti poeti so’ dei bei ipocriti: se ne scelgono una da angelicare e poi vanno a troie!

 

 

È Stefano Benni lo scrittore ad aver per primo liberato Beatrice dal silenzio. Non più musa eterea, intoccabile, angelica, inimmaginabile quasi, ma giovane donna, reale, viva, una “toscanaccia” insomma, che si lamenta perché il “canappione” Dante che c’ha un becco che pare n’a poiana pensa solamente a scrivere:

 

Lui fa il poeta, ma inveisce… e s’incazza, e mette tutti all’inferno: e ce l’ha ‘co Pisa e ce l’ha ‘co Arezzo e ce l’ha ‘coi Papi e ce l’ha ‘co gli Arcivescovi… Mi sa che prima o poi lo fanno fori, lo mettono fuori dal palinsesto a legnate!

 

E invece lei desidera l’amore, la passione, vuole sentirsi desiderata e sogna il calciatore Battistone, quello che gioca a pallone, a calcio fiorentino! Eh adesso è un gioco clandestino, ma tra cento anni lo conosceranno tutti!

È dunque una Beatrice ironica, divertente, schietta, e anche tremendamente attuale,  quella che dà il titolo all’ultimo libro di Benni, “Le Beatrici” appunto.

 

 

Lo scrittore è riuscito a mescolare con maestria varie arti: dalla letteratura al teatro, dalla poesia alla musica ed infatti  “Le Beatrici” è composto da otto monologhi – tutti incentrati su figure femminili – due canzoni e sei poesie.

Il 3 marzo alla Feltrinelli in Viale Appia a Roma Benni ha incontrato i propri lettori, cui ha presentato il proprio ultimo lavoro e risposto alle loro curiosità.

Ha affermato di preferire lavorare con attrici donne, perché meno presuntuose degli attori uomini, e così, dopo l’esperienza con Angela Finocchiaro, lettrice dei suoi testi in teatro nello spettacolo “Benneide 2”, Benni ha deciso di scrivere nuovamente per le donne.

In Viale Appia erano con lui presenti infatti alcune delle attrici: Gisella Szaniszlò ha interpretato la Beatrice benniana rendendola straordinariamente viva, mentre Valentina Chico ha letto un monologo meraviglioso dal titolo “L’attesa”:

 

Chi sto aspettando?

Che importanza ha? Un amante, un marito, un figlio, una figlia, un medico con il verdetto, l’assassino col coltello, forse uno sconosciuto… L’importante è che ora io vivo in questa parte dell’universo, nel pianeta dell’attesa…

 

È stato poi lo scrittore a concludere l’incontro, con un commovente ricordo di De Andrè.

Ha dichiarato che non essere riuscito a lavorare con il poeta genovese è uno dei suoi più grandi rimpianti. La velocità del tempo non ha permesso ai due artisti di collaborare. Benni aveva scritto una canzone dal titolo “Quello che non voglio” e l’aveva inviata a Fabrizio, a lui era piaciuta, e aveva preso l’impegno di musicarla. Poi però, solo tre giorni dopo, Fabrizio ha iniziato a star male…

Benni in “Le Beatrici”, inserisce il testo di quella canzone, lasciandoci così solo la difficile possibilità di immaginare quelle parole su una delle infinite combinazioni di note che avrebbe potuto comporre De Andrè:

 

Io non voglio morir cantante, se al buon sonno del padrone servirà la mia canzone…

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