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La fiction: I mondi possibili dell’immaginario fantastico

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Questa settimana proviamo ad allargare il concetto di fiction a tutte quelle storie di immaginazione del fantastico che provocano piacere attraverso il dispositivo testuale.

Questa settimana proviamo ad allargare il concetto di fiction a tutte quelle storie di immaginazione del fantastico che provocano piacere attraverso il dispositivo testuale.

Lyotard, nel suo fortunato libro sulla condizione postmoderna (1981), individuava proprio nella fine delle Grandi Narrazioni uno dei fattori decisivi della fine della modernità. Fabio Tarzia in Mondi Minacciati (La letteratura contro gli altri media, Liguori, 2009) prende in esame le nuove narrazioni che fanno dell’immaginario un innovativo e straordinario sistema comunicativo.

La crisi della modernità, per Lyotard, viene a coincidere con il dissolversi delle trame universali e con la creazione di una miriade di piccole narrazioni, locali e situate, parziali e circoscritte. Nel contempo, la perdita di centralità del soggetto si lega alla dolorosa consapevolezza di vivere in un multiverso, in cui le molte storie, rese visibili anche grazie ai media, disegnano l’affresco di un’umanità contingente, che può emanciparsi soltanto attraverso la coscienza della parzialità del proprio orizzonte.

In questo saggio Fabio Tarzia muove la narrazione partendo dall’idea dell’immaginario proprio come sistema comunicativo che si articola in due livelli: emersivo (verticale) che porta alla luce le paure e le aspirazioni collettive e propagativo (orizzontale) in quanto rende le stesse condivise a tutti i membri della “comunità”. Successivamente l’autore prova ad analizzare e a comprendere quali meccanismi testuali sono alla base de “Il signore degli anelli di J. R. Tolkien” (1954-1955), “It” di Stephen King (1986) e “Harry Potter” di J. K. Rowling (1997-2007) con lo scopo di svelare le implicazioni dell’immaginario che il testo esprime e la riflessione mediale che esso porta con sé.

Servendosi di queste opere trasversali e transmediali l’autore sottolinea il ruolo fondamentale che la narrazione ricopre nella contemporaneità da un lato identificabile come società del rischio, dall’altro come società basata sui mezzi di comunicazione. I meccanismi narrativi producono poi flussi comunicativi coerenti, offrendo un terreno possibile per la costruzione, l’accoglienza e la condivisione di storie personali e mondi possibili. Tutto sembra ritornare all’affermazione barthesiana che riecheggia con forza tra le pagine del saggio: “Non esiste popolo senza racconti”.

Al tempo stesso il valore intenso del lavoro di Tarzia sta nel focalizzarsi, dosando curiosità e attenzione scientifica, sul favoloso mondo del fantastico riconducibile ad un avvenimento soprannaturale che da origine a generi e sottogeneri come il fantasy, la fantascienza, l’horror. Sebbene trasversali ai generi (si muovono tra il fantasy, la fantascienza, l’horror, il neo-fiabesco, il catastrofico e l’apocalittico) le opere e i relativi meccanismi analizzati risultano accomunati da elementi sostanziali: il mondo conosciuto seriamente minacciato da potenze straniere o endogene, il ricorrere ad una poetica della sparizione, un gruppo prescelto che combatte per salvare l’umanità, la battaglia finale che porta spesso alla distruzione dello spazio abitato così come lo si è conosciuto sino a quel momento.

Il fantastico risulta essere allora non luogo, zona privilegiata tra la percezione che sia accaduto un evento, prodotto della fantasia, e la consapevolezza che esiste un mondo parallelo, altro, congiuntivizzato, che non conosciamo in cui quell’evento è accaduto.

E così ne “Il Signore degli Anelli” la costruzione e ricostruzione di storie e mitologie ha valore di antidoto verso il nuovo o inedito pericolo rappresentato dalla distruzione della memoria. L’intera narrazione, come ci dimostra l’autore, è una rappresentazione del viaggio e della guerra che la scrittura, alleata dell’oralità, compie nei confronti di un ambiente mediale in ascesa. La lentezza del procedere, del viaggio, abituano il lettore all’idea che la pratica della scrittura e della lettura rappresenta un atto in grado di reagire al caos ingovernabile in cui si trova a muoversi. Un mondo narrato che non è semplicemente altro, ma mondo a tutti gli effetti: contro la scomparsa ecco la riattualizzazione dei luoghi e degli immaginari.

“It” risulta essere una narrazione con una struttura-intreccio molto complessa, suddivisa in cinque parti, il cui effetto primario è quello di sconvolgere la fabula, cioè l’andamento logico e cronologico della vicenda, dalle fondamenta. Una scrittura che permette di viaggiare attraverso il tempo e in grado di rinarrare la memoria. Una scrittura, come ci dice Tarzia, non più letteraria ma di flusso, cinematografica, totale, ipermediale, fluida.

L’alleanza di “Harry Potter” di cui parla l’autore nel saggio è quella che viene a crearsi tra lettore e narratore ed è quella che rende possibile la trionfale esplosione della saga negli anni. La forza del fantastico sta nella sospensione dell’incredulità da parte del lettore che sta al gioco seguendo il filo della narrazione con una passione non inferiore a quella che gli susciterebbe la verità. Un mondo magico speculare al nostro, fatto di passaggi segreti, quartieri londinesi che si aprono dietro una parete, ascensori nascosti nelle cabine telefoniche. La prossimità è sottolineata dalla continua citazione di luoghi realmente esistenti – basti pensare alla stazione di King Cross – che suscitano nei lettori la sensazione di appartenere al mondo potteriano, sebbene in qualità di semplici babbani.

In tal modo, la letteratura sembra dare senso a se stessa e alla sua funzione, che viene continuamente difesa e ripensata di fronte alle “devastazioni” dei mass-media e dei new-media. Scrivere letteratura diventa, allora, parte centrale nella costruzione delle identità dei gruppi, per ricostruire, controllare, modificare il processo con cui l’informazione passa tra le epoche, da cultura a cultura, da gruppo a gruppo cambiando del tutto senso, funzione, ragione. E immergersi in un racconto letterario significa entrare in una realtà parallela a quella in cui stiamo vivendo che offre il piacere di moltiplicare la vita.

Attraverso i boschi narrativi offerti dal saggio possiamo, accompagnati dalla magia della narrazione dell’autore, riconoscere alla letteratura il suo essere straordinaria forma di analisi sulla relazione tra l’identità individuale e quella collettiva e accorgerci, consapevolmente, che il tempo e il luogo delle storie è sempre più quello complesso, articolato e contradditorio dell’esperienza umana.

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