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Chiara Gamberale: Valgo qualcosa solo se m’entusiasmo

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C’è chi la conosce come la disperata paziente cacciata dal proprio psicoanalista, che fa di tutto per farsi accettare di nuovo e alla fine è costretta a inventarsi una sorta di seduta di gruppo...

C’è chi la conosce come la disperata paziente cacciata dal proprio psicoanalista, che fa di tutto per farsi accettare di nuovo e alla fine è costretta a inventarsi una sorta di seduta di gruppo, trasformata in programma radiofonico e chi ha imparato a conoscerla tra le pagine dei suoi libri. Chiara Gamberale ha esordito giovanissima e quasi per caso come scrittrice con un libro autobiografico ispirato alla sua parentesi di vita, segnata dall’anoressia, Una vita sottile e oggi sta promuovendo la sua ultima fatica letteraria Le luci nelle case degli altri, edito dalla Mondadori. Il libro racconta la scoperta dell’identità di Mandorla, la protagonista, attraverso la sua ricerca del padre. Un padre che si nasconde in uno degli appartamenti del piccolo condominio dove Mandorla è cresciuta insieme alla madre Maria fino a 7 anni, prima che questa morisse. La ricerca non è che un modo per Mandorla di trovare se stessa e, per il lettore, di spiare, come dallo spioncino di una porta, le vite degli abitanti di ogni appartamento con le loro piccole e grandi manie e ossessioni quotidiane. Ossessioni che l’autrice ci ha confessato essere le stesse degli ascoltatori del suo programma radiofonico, Io Chiara e l’oscuro che, ogni giorno su Radio Rai 2, dalle 10 alle 11, affronta come in una seduta di gruppo psicoanalitica, coinvolgendo direttamente gli ascoltatori, telefonicamente e via sms, le problematiche psicologiche più comuni. A condurre il programma insieme a Chiara, ci sono i suoi altre tre voci, “la testa”, “il corpo” e “il cuore” e ognuno cerca di dare la propria lettura delle cose, in modo ironico ma spesso tristemente reale. Abbiamo chiesto a Chiara qualcosa di più sulle sua scrittura, sul legame con la sua vita e i suoi editori.

 

 

Dal tuo primo libro Una vita sottile, all’ultimo Le luci nelle case degli altri, sei passata attraverso il rapporto con varie case editrici; come sono avvenuti questi cambiamenti e come sei arrivata alla Mondadori?

Ho cominciato con la Marsilio, una casa editrice famosa, grazie alla sua anima, Cesare De Michelis, per dare fiducia agli esordienti. Sono passata alla Bompiani con il mio terzo libro, perché mi ha contattata Elisa Sgarbi e mi sono fidata della sua fiducia. Così come ho fatto con Antonio Franchini e Giulia Ichino, della Mondadori, con cui sono passata a lavorare per quest’ultimo libro e dove mi auguro di rimanere a lungo. Come in amore, anche per quanto riguarda il rapporto scrittore-editore forse è giusto avere un po’ di esperienze per essere in grado di riconoscere quando arriva la “storia importante”. La squadra della Mondadori è stata davvero un valore aggiunto per Le luci nelle case degli altri, dalla editor che lo ha seguito, Laura Cerutti, all’ufficio grafico.

 

Qual è a tuo parere l’aspetto più importante nel rapporto tra un editore e uno scrittore? Posso parlare solo a nome dello scrittore: per cui, secondo me, l’aspetto più importante è che venga compresa l’essenza profonda di quello che ha da esprimere e del modo che ha scelto per farlo.

 

Dalla scrittura alla radio, con un programma insolito nel panorama radiofonico in cui si cerca di indagare l’animo umano attraverso il confronto, la riflessione: non temi a volte che la seduta di gruppo invece che aiutare a uscire da certi meccanismi patologici possa generare una sorta di assoluzione collettiva?

L’assoluzione forse è il grado zero da cui ripartire, per un confronto corretto sia con noi stessi che con gli altri. A quel punto c’è spazio solo per i giudizi: i pregiudizi non credo servano a niente, per conoscersi e affrancarsi da schiavitù individuali o relazionali.

 

La radio ti ha aiutato nella tua professione di scrittrice, anche in termini di visibilità e viceversa?

Non ci ho mai pensato…Sarà che le ossessioni dei miei romanzi e quelle del mio programma radiofonico non possono che essere le stesse e di conseguenza immagino lettori e ascoltatori molto simili.

 

Nei tuoi libri c’è quasi sempre una sorta di impronta autobiografica; pensi che la scrittura possa essere un valido aiuto per prendere le distanze da quanto si vive, soprattutto dai momenti negativi?

Da una parte lo è, da una parte invece mi fa entrare proprio nella carne viva di quello che più mi riguarda: è questo meccanismo di sistole e diastole che rende la scrittura l’argomento della mia vita.

 

Come hai reagito alla scelta della Mondadori di una campagna pubblicitaria con grandi manifesti sparsi in tutta la città?

Non è stata la prima volta che la Mondadori ha inventato una campagna promozionale di questo tipo e io l’ho salutata con entusiasmo: che la strada inviti ad andare in libreria mi pare un’idea tanto originale quanto, in tempi di social network, dolcemente antica.

 

Chiara Gamberale scrittrice usa più testa, cuore o corpo? E nella vita? Fra quanto tempo il prossimo libro?

La scrittrice, come la persona, senza un qualcosa che si muove, forte, nella pancia, non può fare niente. Valgo qualcosa solo se m’entusiasmo, per dirla alla Stendhal. Il mio cuore poi, è l’amministratore delegato della mia pancia, lavorano quasi sempre in tandem. Alla fine arriva la testa e mette (o prova a mettere) in ordine quello che gli altri organi hanno incasinato.

Il mio nuovo libro comincia da pochi giorni a muovere dei calcetti in pancia. Ma il cuore ancora non capisce che cosa voglia dire.

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