Osvaldo e i taxi

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Quel catorcio del motorino di Osvaldo si ferma esattamente all’altezza di Piazza Sant’Andrea della Valle. Scendiamo. Osvaldo prova a rimetterlo in moto.

Quel catorcio del motorino di Osvaldo si ferma esattamente all’altezza di Piazza Sant’Andrea della Valle. Scendiamo. Osvaldo prova a rimetterlo in moto.

– Andato! – mi fa tranquillo, spingendolo in un angolo della strada in modo che non dia fastidio.

– Bè la cosa non mi sorprende! – gli faccio sospirando molto irritato – Ora però sai dirmi – continuo – come facciamo ad arrivare al cinema Quattro Fontane in dieci minuti?

Davanti al cinema Quattro Fontane ci stanno aspettando mia sorella e Caterina; già con i biglietti acquistati; biglietti per un film che inizia, appunto, fra circa dieci minuti.

– Prendiamo un taxi a Largo Argentina! – esclama lui.

– Ma che bella idea! – ribatto io, rendendomi conto subito di due cose: che quella in effetti è l’unica soluzione; e che quella soluzione, ahimè, al 100%, la pagherò io.

– Ma lo sai – mi dice mentre ci incamminiamo – che i primi esempi di servizio taxi risalgono al XIX secolo? Addirittura prima dell’invenzione dell’automobile? Il servizio veniva fornito da carrozze trainate da due cavalli.

Ed ecco qua l’immancabile lezioncina, penso mentre accarezzo malinconicamente dieci euro che ho in tasca; di cui una parte, tra poco, andrà dritta dritta nel portafogli del tassista.

– Sì come no! – rispondo indifferente.

– Pensa che il primo tassametro lo inventò un tedesco nel 1891.

– Che notiziona! – ribatto acido.

– E l’idea di utilizzare un autovettura per il trasporto pubblico sai dove e quando è nata? A Stoccarda, 1896. L’iniziativa partì da una ditta di trasporti, la Friedrich Greiner, che il 26 giugno commissionò alla DMG, per l’astronomica cifra di 5530 marchi, una carrozza a motore “Landaulet Vittoria” accessoriata di tassametro. Questo giorno amico mio – conclude enfatico – si può definire l’inizio della storia del taxi moderno.

– Cavolo ho i brividi! – replico sarcastico mentre comincio a scorgere i taxi sulla piazzola di sosta.

– E il termine taxi? Sai da che deriva?

– No non lo so, e non me ne frega una benemerita! – gli rispondo accelerando il passo.

Lui, naturalmente, non si cura affatto della mia risposta e prosegue imperterrito.

– Ci sono tre ipotesi. La prima è che il termine risalga dal prefisso “tax”, cioè costo. La seconda è che si rifaccia a una parola greca, “tachus”, che significa veloce. E la terza, quella per me più affascinante, è che derivi dalla nobile famiglia tedesca dei Thurn und Taxis, che nel 1490, e poi per vari secoli ancora, detenne il monopolio del servizio postale dell’impero tedesco. Tra l’altro le discendenze di questa famiglia sono collegate con la famiglia bergamasca dei Torriani, che avevano come simbolo un…tasso.

Di quello che ha appena detto ho sentito poco e niente, visto che nel frattempo mi sono già accomodato nel taxi e comunicato al tassista (un signore sulla sessantina) dove andare. Osvaldo sale velocemente dall’altra parte. Poi il tassista mette in moto, accende il tassametro e va.

– Mi scusi, – gli chiede Osvaldo appena partiamo – ma quant’è più o meno il prezzo della corsa?

– Non tanto! Su per giù sette, otto euro – gli risponde.

Osvaldo si gira verso di me.

– Sentito? Sette, otto euro. Che saranno mai! – mi dice dandomi una pacca consolatoria sulla spalla, con la sua solita faccia da…(lasciamo perde va!).

Io digrigno tra i denti un qualcosa che non posso riferire; poi mi giro verso il finestrino, infilo la mano in tasca, e sempre più malinconicamente porgo le ultime carezze ai miei cari, dieci euro.

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