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Toccami

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Toccami ti prego, non respiro. Toccami, mi manca l’aria, questa volta non ce la faccio. Toccami, ho detto, devi farlo. Non puoi lasciarmi morire. Credo di parlare invece ansimo.

Toccami ti prego, non respiro. Toccami, mi manca l’aria, questa volta non ce la faccio. Toccami, ho detto, devi farlo. Non puoi lasciarmi morire. Credo di parlare invece ansimo. Apro e chiudo la bocca senza dire nulla. Porto avanti la faccia per andare incontro all’aria: boccheggio. Dalla gola stride un suono acuto e dalle labbra esce un rantolo di ultimo respiro, ma non può essere un respiro: non posso respirare se la tua pelle non tocca la mia. Posso solo morire, senza fiato.

Resti in piedi davanti a me e mi guardi. Mi sorridi, come si sorride a un cane in attesa del suo osso. Lentamente stendi le braccia e poggi le mani sul mio petto. Tieni le dita separate e premi decisa la mia pelle. Sai che puoi gonfiarlo questo petto, sai che, con le mani, puoi riempirlo d’aria. Sai che solo con il contatto puoi farmi respirare. Spingi sul petto. Sento un calore che aumenta dove tieni le mani. Arriva quasi a bruciarmi, ma non m’importa, mi serve per respirare. Tu fai un sospiro e io respiro. I nostri petti si gonfiano all’unisono, con la stessa velocità. Respiriamo, ma dalla mia bocca non esce nulla. Tu respiri per entrambi la stessa aria.

Togli di scatto le mani e chiudi i pugni portandoli sui fianchi. Li tieni ben stetti. Sei consapevole che in essi c’è qualcosa di prezioso. Stai giocando lo so, stai sperimentando fino a che punto puoi arrivare. Nelle tue mani c’è l’aria che mi serve. Sento un dolore atroce dove hai staccato le mani, il dolore di quando ti strappano via una parte del corpo. Sto piangendo, ma non posso urlare devo conservare l’aria che mi resta. Lo sforzo mi fa piangere, ma devo restare in silenzio e subire inerme l’angoscia dei tuoi pugni chiusi sui fianchi, con dentro la mia aria. Non posso gridare, ho paura che tu possa scappar via lasciandomi morire, senza fiato.

Toccami ti prego, non respiro. Ti guardo con lo sguardo lucido, come fosse l’ultima volta che ti vedo. Potrebbe essere l’ultima volta, non posso saperlo. Potresti interrompere la mia esistenza semplicemente scappando via. Mi stai uccidendo eppure ti guardo, continuo a fissarti. Voglio che sia tu l’ultima cosa che vedo prima di chiudere gli occhi. Ma tu stai solo giocando, non puoi lasciarmi morire, hai giurato che non l’avresti mai fatto.

– Non ti toccherò, questa volta.

Dici e sei decisa. Io so che stai giocando, so bene che stai capendo fino a che punto posso arrivare.

– Non fissarmi, è inutile. Questa volta non ti toccherò.

Le forze mi abbandonano. Il dolore della tua mancanza s’è fatto lieve rispetto alla sensazione di morte. Non resisto più, cerco di lanciarmi per afferrarti le mani. Non ho la forza di raggiungerti, cado a terra accasciato ai tuoi piedi. Ho la nuca rivolta al freddo del pavimento e dal basso continuo a guardarti. Non arrivo a vedere il tuo viso, ma noto che sei scalza. Con le ultime forze che mi rimangono in corpo ti afferro la caviglia e poggio la pianta del tuo piede sulla mia bocca.

Respiro. Finalmente respiro. Il mio petto si gonfia all’unisono col tuo. Le lacrime che avevo trattenuto cominciano a uscire: sono ancora vivo. Ho il volto bagnato, gli occhi chiusi e il naso schiacciato dal peso del tuo piede. Ti bacio la pianta e dalla pelle, sulle mie labbra, respiro. Resto steso sul pavimento con la tua gamba che mi calpesta. Tu sei ancora in piedi, ma non togli via il piede e da esso mi lasci respirare. Lo sapevo che stavi giocando, sapevo che non mi avresti ucciso, sapevo che saresti rimasta ancora con me, per farmi respirare.

Hai deciso che è ora di smettere il tuo gioco. Mi lasci respirare ogni tanto e io sono contento. Ti addormenti, il peggio è passato, per un po’ potrò toccarti.

Dormi ora, riposi tranquilla. Finalmente posso fare ciò che ho pensato da tempo. Guardo il comò accanto al letto, è abbastanza vicino, posso farcela. Dovrò essere veloce e preciso. Ho a disposizione un minuto d’apnea, forse anche meno. Prendo un bel respiro, mi lancio verso il mobile e afferro ciò che avevo predisposto in attesa del momento giusto.

Rimango qualche minuto a fissarmi la mano, sfiorando appena il palmo con il pollice. Ora questa pelle non significa più nulla senza te e la tocco con la vana speranza di ottenere un effetto anestetico.

Mi allontano, mi manca l’aria, trattengo il fiato e aspetto che il battito aumenti per avere più coraggio. Carico il braccio all’indietro e con tutta la forza che ho mi trapasso la mano con ago da lana. Il sangue segue l’ago e scivola lungo il filo di nylon che faccio scorrere nella carne. Ora tocca a te: cucirò insieme i nostri corpi.

Sfilo la tua mano da sotto il cuscino, non voglio farti svegliare. Sentirai un po’ di dolore, sto per pungerti. Ti tocco appena, ti svegli e urli. Sei sorpresa di vedermi ferito. Guardi la mia mano trapassata da un filo e un ago insanguinato. Ora mi fissi in modo strano, sembri spaventata. Ti tremano le mani mentre con le dita ispezioni la ferita. Fermi con il medio una goccia di sangue che cola. Avvicini il dito alle labbra e assapori il gusto della mia piaga. Stai tremando ora, sei terrorizzata. Con il lenzuolo cerchi di tamponare il sangue. Prendi in mano l’ago, vorresti tirarlo via, non ne hai il coraggio. Mi baci più volte la mano, prima la ferita poi le linee del palmo fino ad arrivare alle dita. Mi baci ancora le mani. Il tuo sguardo è lucido, stai piangendo, continui a baciarmi. Con i capelli asciughi il sangue colato sul braccio insieme alle lacrime.

– Vedrai passerà subito, devi solo tenerla pulita.

Cerchi di tranquillizzarmi, ma io non ho paura.

– Devi tenerla pulita, sarà come non fosse mai successo.

Continui a piangere e a darmi mille baci sulla mano.

Hai cambiato sguardo e ora cerchi il mio contatto. Mi abbracci forte, più forte che puoi. Mi abbracci forte, eppure non respiro. Mi stai toccando e l’aria non passa. Siamo attaccati e il mio petto non si muove. Le tue mani stringono le mie, ma l’aria non arriva. Guardo il tuo petto, neanche il tuo petto si muove. Non stai respirando. Devi respirare per entrambi e non lo fai. Resti senza fiato. I tuoi occhi si chiudono, le lacrime si asciugano.

Respira ti prego, non respiro. Respira, mi manca l’aria. Respira, devi farlo, non puoi lasciarci morire.

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