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Il film: Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñárritu

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Scordiamoci i tortuosi circuiti paralleli di 21 grammi, gli eterogenei personaggi di Amores Perros, e le molteplici location di Babel.

Scordiamoci i tortuosi circuiti paralleli di 21 grammi, gli eterogenei personaggi di Amores Perros, e le molteplici location di Babel. Alejandro Gonzalez Iñárritu nel suo ultimo film, Biutiful, mette in scena in un’unica città il solitario volo di un unico protagonista in caduta libera verso la fine. Uxbal (Javier Bardem), un miserabile paladino di miserabili, sopravvive grazie allo sfruttamento della manodopera clandestina cinese, del commercio illegale africano e del suo dono di intercedere con il mondo dei morti.  La scoperta di un cancro incurabile alla prostata costringerà Uxbal, prima di morire, ad un ultimo sforzo per assicurasi il bene dei figli, Ana e Mateo.

 

Uno strepitoso Javier Bardem riesce a fissare sullo schermo le soste conclusive del viaggio interiore e fisico di un uomo che si trova ad affrontare, oltre alla sua malattia, la perdita del proprio padre e le follie della moglie Marambra (Maricel Alvarez) affetta dal disturbo bipolare.

 

Filtrando la realtà attraverso il suo sguardo, Uxbal consente allo spettatore di toccare con mano il dolore e prendervi parte. Sulla maschera funesta del suo volto sono impressi tutti i tormenti fisici e psichici mentre sulle sue spalle si avverte il fardello di una morte imminente.

 

Iñárritu rinuncia per la prima volta allo sceneggiatore Guillermo Arriaga per elaborare lui stesso uno script lineare e intimistico unito a svariate sottotrame caotiche che dovrebbero, invece, sostenere l’intelaiatura portante. Proprio per questo, Biutiful potrebbe risultare uno slegato amalgama che funziona solo grazie alla performance di Bardem, mentre il resto si riduce ad un lento affastellarsi di infiniti mali dal sapore posticcio. Una pellicola a volte stridente in cui la brodosa agonia – che non ha prospettive di riscatto se non nell’aldilà – conferisce una dimensione monocorde scevra di quell’ironia necessaria a stemperare un’atmosfera opprimente.

 

Unico auspicio di “bellezza” è proprio quel sostantivo scritto in maniera errata (“biutiful”) da Ana e Mateo che attendono trepidanti la vacanza sui Pirenei assieme ai genitori finalmente riconciliati.

 

Notevole la fotografia che restituisce alla perfezione la cornice urbana del quartiere di Santa Colonna di Barcellona, in cui emerge il fetore di quell’umanità reietta che abita ammassata in edifici fatiscenti e in vicoli devastati da un occulto cancro galoppante.

 

Il regista messicano si distingue ancora una volta per l’ impeccabile messa in scena e l’orchestrata gestione degli attori ma, una sceneggiatura troppo rigida e preordinata, fa sì che il pathos arrivi soltanto come mero esercizio di stile.

 

Troppo ponderate e fittizie anche le soluzioni narrative condotte all’estremo come, ad esempio, la dipartita di massa dei lavoratori cinesi a causa di una stufa a gas acquistata a fin di bene dal protagonista. Così come Marambra – che finisce al letto proprio con il fratello promiscuo e cocainomane di Uxbal  – fa passare l’idea stiracchiata e artefatta di un destino irreparabilmente malevolo.

 

A differenza dei precedenti lungometraggi, in Biutiful, Iñárritu non fruisce più dell’intersezione di diversi piani temporali sebbene arrivi, comunque al medesimo finale circolare e alla medesima esaltazione estetica dell’emarginazione.

 

 

Titolo originale: Biutiful
Regia: Alejandro Gonzalez Iñárritu
Genere: Drammatico
Paese: Spagna, Messico 2010
Durata: 138′
Produzione: Cha Cha Cha, Focus Features, Mod Producciones, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Cast: Javier Bardem, Maricel Alvarez, Blanca Portillo, Félix Cubero, Rubén Ochandiano, Martina García, Karra Elejalde, Manolo Solo, Eduard Fernández, Piero Verzello, Ana Wagener

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