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Andrea Camilleri e Serge Quadruppani: “Il romanzo poliziesco è l’unico che si occupa dei problemi reali del nostro tempo”

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Nell’atrio, al primo piano della grande libreria, gli altoparlanti risuonano di una voce pacata e attempata, intervallata da lente pause, scandite, pensate e studiate, quasi come fosse una rappresentazione a teatro.

Nell’atrio, al primo piano della grande libreria, gli altoparlanti risuonano di una voce pacata e attempata, intervallata da lente pause, scandite, pensate e studiate, quasi come fosse una rappresentazione a teatro. L’oratore denota competenza e sicurezza rispetto all’argomento trattato. La voce è nota. E’ conosciuta. Ma cosa ci fa il Maestro, in una libreria del centro di Roma, a discorrere di inquinamento, di falde acquifere, di lucciole e di api? Eh sì, è proprio lui. L’uomo che ha “inquinato”, ha tinto, l’Italia e il cuore degli italiani di giallo

 

Anche la curiosità è nota. Pochi gradini e il gioco è fatto. In fondo alla sala due scrittori, uno accanto all’altro. Quasi un rito di iniziazione. Quasi come Maestro e Discepolo. Adesso anche il rito è noto. Il Maestro, Andrea Camilleri, sta presentando il libro dello scrittore francese, Serge Quadruppani,  La rivoluzione delle api(Edizioni Ambiente -Collana Verdenero, 2011). Inizia, discorrendo sul tema su cui è incentrata l’opera: “Vent’anni fa sarebbe stato impensabile per qualsiasi editore la possibilità di fare una collana di narrativa che avesse come progetto temi più o meno conosciuti sull’ambiente. Non è che vent’anni fa non c’è ne fossero. Sicuramente c’erano solo che non arrivavano ad essere conosciuti da noi”. Pochi istanti e il discorso plana, ora mesto e ora ironico, dal generale al particolare, fino a quel poeta che scrisse “sapete sono scomparse le lucciole,  e io quando lessi quest’articolo provai un brivido di autentico spavento perché era vero. Il viottolo che conduceva a casa mia un tempo era pieno di lucciole. Era illuminato dalle lucciole. Adesso non le vedevo più. Mi ero rassicurato pensando che si trattasse di un fenomeno locale, che si fossero spostate più in là, invece, quell’articolo diceva che un po’ dovunque in Italia erano scomparse le lucciole. Qualche tempo dopo le ho riviste su quel sentiero ma erano poche. Da qualche parte deve esserci stata una strage spaventosa ma a noi non è arrivata. E’ recentissima la notizia che piovono uccelli morti oppure che si trovano migliaia di pesci morti di un certo tipo dentro un lago. E’ chiaro che non si tratta dell’inizio della fine del mondo. Si tratta chiaramente di inquinamento dell’aria e inquinamento dell’acqua. Sono crimini che non sono contro le lucciole, i pesci o gli uccelli. Sono crimini contro l’uomo perché sono crimini contro l’ambiente nel quale l’uomo vive e opera”.

 

La premessa “ambientalista” di Andrea Camilleri ad apertura della presentazione del romanzo La rivoluzione delle api conduce direttamente al cuore  della questione:  “oggi, il romanzo poliziesco è l’unico che si occupa dei problemi reali del nostro tempo. E’ l’unico che riesce a parlare della situazione in cui, più o meno, viviamo. E il romanzo di Serge presenta molte novità. La prima novità è che opera completamente dentro questa linea: quella di proporre un problema, e letto il romanzo il problema rimane. E il lettore continua a pensarci sopra. Nei romanzi polizieschi di altri tempi non capitava”. L’altra novità che Andrea Camilleri estrapola dal romanzo di Serge Quadruppani è “che si svolge in Italia, in Val Pellice, in un paesaggio inconsueto, in un certo senso, per un romanzo poliziesco. Ci sono valli, monti, sentieri, baite abitate da agricoltori. E lì c’è in atto uno scontro molto serio tra una multinazionale agroalimentare e degli ecologisti capeggiati da un agricoltore”, viene trovato un cadavere, mentre, si registra  la progressiva inspiegabile sparizione delle api, o meglio “la sintesi di disgregazione delle colonie di api domestiche”. Gli ecologisti puntano il dito contro la multinazionale che conduce, nei suoi laboratori, esperimenti ultrasegreti e iperprotetti.

 

Andrea Camilleri continua a sfogliare il libro dell’autore francese “i personaggi che pagina dopo pagina si incontrano sono tanti ma ognuno di essi ha una funzione essenziale, una sua caratteristica, ha un suo colore e sono pur sempre perfettamente identificabili e distinguibili nel loro a volte tortuoso racconto. Va anche detto che non sempre i personaggi sono esseri umani e questa cosa mi è piaciuta. C’è, per esempio, l’uomo che osservò a lungo la danza dell’ape, il suo orientamento rispetto al sole, l’andatura molto lenta…e un omicidio commesso in questo contesto, paradossalmente, pare che conti di meno di un delitto commesso in città”.

 

E dal racconto alla realtà. In conclusione, “un grande romanzo poliziesco che ha la particolarità che continuerà, come dicevo, a impegnare il lettore a lettura ultimata. Nelle ultime pagine l’autore lascia capire che i ronzanti sciami torneranno ma non può evitare che ci si ponga una domanda: e se un giorno per colpa nostra sparissero per sempre? Che effetto domino o quali saranno gli effetti, le conseguenze, per l’uomo? Serge, ha scritto che lasciano macchie sul cuore. La rivoluzione delle api a mio parere non lascia macchie sul cuore ma sulle nostre coscienze!”

 

Nel finale, il testimone passa a Serge Quattruppani che immancabilmente continua a “macchiare” le coscienze: “non sappiamo cosa succederà se le api non ci saranno più. Le api hanno un ruolo fondamentale. Se sparissero  sicuramente si registrerebbe una catastrofe ecologica.  Mi sono chiesto chissà se ci sono già pronte delle multinazionali che stanno pensando a un modo per rimpiazzare le api. Forse si potrebbe creare qualcosa. Ho visto che stanno cercando in questa direzione. Con la letteratura e i romanzi possiamo andare oltre e magari  finire per scoprire delle cose che prima o poi diventeranno realtà”.

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